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 2026  aprile 09 Giovedì calendario

Massimo Massetti parla di cardiologia

Professor Massimo Massetti, cardiochirurgo del Policlinico Gemelli, 61 anni, toscano di Cortona, perché il cuore è «sua maestà»?
«È il primo organo della vita. Dopo 21 giorni dal concepimento, nell’embrione si vedono le cellule che cominciano a ritmare per amalgamarsi. Ed è l’ultimo a fermarsi, nella morte. Non si arresta mai, abbiamo sempre la percezione della sua presenza mentre batte. È grande come un pugno eppure svolge un lavoro impressionante. Si contrae 100 mila volte al giorno pompando l’equivalente di 7.500 litri di sangue. Nell’arco di una vita i battiti sono 2,5 miliardi e il sangue pompato potrebbe riempire 90 piscine olimpioniche. È il vero re».
Come avere rispetto per sua maestà?
«Facendogli il tagliando, come fosse un’automobile che ogni tot chilometri va revisionata. Così è il cuore. Una macchina che va incontro a usura. Fino a quando non ci trasmette segnali di sofferenza ce ne dimentichiamo. Sbagliato. Dobbiamo arrivare prima».
Il sorriso è un farmaco preventivo?
«La felicità fa bene al cuore che soffre i nostri stessi dolori attraverso un complicato meccanismo neuro ormonale. È in continuo stato di allerta e alla lunga lo stress è causa di problemi meccanici».
Il mal d’amore esiste?
«Certo. Le delusioni sentimentali fanno male, sono fonte di ansia e depressione che azionano meccanismi fisiopatologici negativi. È ben descritta la sindrome di Takotsubo, nota come sindrome del crepacuore. È una cardiomiopatia acuta transitoria, spesso scatenata da un intenso stress emotivo o fisico».
Elenchi i gesti semplici, eppure molto importanti, che dimentichiamo di compiere.
«Misurare la pressione. Le spiego come farlo bene. Si scelgono 3-4 settimane l’anno, in genere il cambio di stagione. Per sette giorni di fila si eseguono due misurazioni quotidiane, prima di colazione e della cena, seduti sul divano. Scriviamo il diario della pressione e poi mostriamolo al medico. Se i valori sono sotto i 130 di massima e gli 80 di minima, siamo nella norma. Se si comincia a notare una tendenza al rialzo 90-140 significa che ci troviamo già a un grado di ipertensione da correggere sebbene potremmo conviverci».
Le malattie del cuore sono evitabili?
«È tutto scritto nei geni. Se un nostro familiare ha già sviluppato malattie cardiovascolari, noi possediamo un pedigree di vulnerabilità. In questo caso bisogna programmare visite e controlli periodici. Se gli italiani mettessero in atto semplici accorgimenti ci sarebbero meno vittime».
L’attività fisica è sempre un toccasana?
«Certo, il cuore vuole essere usato. È un motore che consuma energia solo se è messo alla prova e viene sollecitato da una stimolazione. L’attività fisica non lo logora ma lo rafforza. Muoversi non è solo una scelta per il corpo. È un atto di amore verso sé stessi e la vita. Un cuore felice è quello che batte gagliardo, regolare e a lungo. Va fatto danzare».
Anche da anziani, dopo i 65 anni, c’è bisogno di allenarlo.
«In età avanzata l’attività fisica non è solo un vantaggio, è una necessità. Il cuore perde elasticità, come tutti i muscoli. Ma chi si muove riesce a ritardare di decine di anni il suo declino funzionale. Il rischio di infarto, fibrillazione atriale e ictus si riduce. Il senso dell’equilibrio aumenta, diminuisce il pericolo di cadere. Sappiamo quanto le cadute in vecchiaia siano minacciose».
Quali sport per gli anziani?
«Lunghe camminate ogni giorno, ginnastica dolce, yoga, balli di gruppo come tango liscio e danze popolari. Almeno 30 minuti al giorno, 5 volte a settimana. Anche i piccoli movimenti contano».
Meglio la costanza o l’intensità?
«La costanza. Chi cammina mezz’ora al giorno al parco vive in media più a lungo e meglio di un sedentario. Il movimento è un’abitudine non un sacrificio».
Quali sono i cibi amici del cuore?
«Olio extravergine d’oliva, frutta a guscio e semi, pesce azzurro, soprattutto salmone, sgombro, alici, sardine, fonti eccellenti di omega3 che per il cuore sono farmaci naturali. L’avocado è una miniera di grassi polinsaturi, quindi buoni, e potassio, minerale prezioso per regolare la pressione arteriosa».
I nemici invece sono sale e zucchero.
«Sì perché l’eccesso di sodio favorisce l’ipertensione e gli zuccheri aggiunti sono calorie vuote che producono infiammazione».
Bandire i carboidrati?
«Non sono sempre deleteri. Se saggiamente ci orientiamo sui cereali integrali, come avena, farro, orzo, riso integrale, quinoa, e i legumi, fagioli, lenticchie, ceci, serbatoi di fibre che nell’intestino agiscono come spugna assorbendo colesterolo in eccesso e zuccheri».
Perché ha scelto la cardiochirurgia?
«In terza media lessi un libro dove Gaetano Azzolina raccontava la cardiochirurgia degli anni 50. Decidere di dedicarmi a questo fu un tutt’uno. Da studente del secondo anno andavo a misurare la pressione ai malati dell’ospedale di Siena, dove allora abitavo con la famiglia. All’epoca chi voleva imparare partiva per l’Inghilterra, la Francia o gli Stati Uniti. Scelsi la Normandia pur non spiccicando una parola di francese».
Poi nel 2012 tornò in Italia, al Policlinico Gemelli, dove prese il posto del professor Federico Possati.
«Accettai la proposta, d’accordo col resto della famiglia. Avevamo bisogno di sole, luce, tepore».
Cosa ha di bello la cardiochirurgia?
«Arriva alla fine dell’apprendimento medico, quando devi aver già imparato tutto il resto. È la disciplina più curativa di tutte. Una valvola non funziona? La ripari e poi stai bene. La vita cambia radicalmente. Dimentichi di essere stato male a differenza della malattia oncologica».
L’emozione più forte?
«Vedere per la prima volta il petto vuoto di un paziente da trapiantare».
Il libro scritto a quattro mani col giornalista Alfonso dell’Erario scorre via con un linguaggio semplice, didascalico, rivolto a un pubblico di non addetti ai lavori.
«Dopo 40 anni in questo mondo mi sono reso conto che il cuore è uno sconosciuto e che se gli italiani fossero più informati eviterebbero di ammalarsi. C’è bisogno di divulgare concetti di benessere».
Si è fatto un’idea di cosa è successo a Domenico, il bambino morto a Napoli per un trapianto di cuore fallito?
«I protocolli del trapianto di cuore sono molto rigidi e non sono stati rispettati. Il trapianto di per sé è un intervento semplice, si tratta di quattro suture. Ma tutto ciò che lo precede deve essere fatto col massimo rigore».
Cosa pensa della sanità italiana?
«Quattro milioni di persone hanno difficoltà a accedere alle cure e tale diseguaglianza mina gravemente la sanità pubblica che dovrebbe fare il tagliando. Occorre cambiare il modello organizzativo, non sarà facile, ci vorrà tempo».
C’è una responsabilità politica nell’attuale situazione?
«Sì, equamente distribuita tra forze politiche di maggioranza e opposizione che si sono alternate al governo. La sanità andrebbe sottratta allo scontro elettorale perché è un bene pubblico fondamentale, di primaria importanza per l’economia. Nel decreto attuativo della legge di bilancio 2024 esistono i presupposti per cambiare».
Prof Massetti, il livello della cardiochirurgia italiana oggi qual è?
«È buono, rispetto a 10/15 anni fa le differenze con gli altri Paesi tradizionalmente ai primi posti si sono appianate. Fino agli anni ’90 le grandi conquiste arrivavano da Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia. Nel frattempo le nuove generazioni di specialisti che si sono formate all’estero, e io ne sono un esempio, hanno portato la qualità e le innovazioni».