Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  aprile 09 Giovedì calendario

Film su Regeni, Giuli nega la censura

Alla fine Alessandro Giuli e Elly Schlein si incontrano nel cortile di Montecitorio e si scambiano un breve saluto. Il question time sul mancato finanziamento al documentario su Giulio Regeni si è concluso con un nulla di fatto. La segretaria del Pd lo aveva firmato per sollecitare il ministro della Cultura a prendere qualche provvedimento. Ma ieri pomeriggio il ministro Giuli si è affrettato invece a prendere le distanze dalla Commissione che aveva deciso di non corrispondere risorse al documentario che fa luce sulla morte del giovane ricercatore.
Ha detto Giuli in Aula: «Non condivido né sul piano ideale né su quello morale la scelta della Commissione ma non è frutto di scelta politica: il ministero non può intervenire senza violare il principio di terzietà». E Gianni Cuperlo, Pd, ha replicato: «Ministro, può dire a quest’Aula qual è il punteggio della vita di un ragazzo di 27 anni? Le persone, scelte anche da lei, potevano scegliere tra il cinismo degli interessi e la difesa della vostra dignità, hanno scelto il servilismo degli interessi e voi avete perso un pezzo della vostra dignità».
Ma Giuli non smette di ripetere che il ministero con quella Commissione non c’entra. E più tardi sarà la sottosegretaria alla Cultura Lucia Borgonzoni a rincarare la dose contro i tecnici: «Alla luce di quanto accaduto negli ultimi giorni, ci aspettiamo le dovute dimissioni degli esperti responsabili di tali valutazioni». Il segretario di +Europa Riccardo Magi non esita: «Così si offende ancora di più la memoria di Giulio Regeni».
Riepiloghiamo i fatti. La società Ganesh ha prodotto un docufilm su Giulio Regeni con la regia di Simone Manetti intitolato Tutto il male del mondo. La Fandango lo ha distribuito nelle sale. La storia narrata nel documentario è tristemente nota: Giulio Regeni è un ricercatore dell’Università di Cambridge, andato al Cairo per suoi studi. E al Cairo è stato trovato morto, sul ciglio della strada del deserto che porta ad Alessandria. Il suo corpo mostrava visibili e terribili segni di tortura. Sono passati dieci anni, ancora non si conosce il motivo di una morte così atroce. Per questo documentario la Ganesh e la Fandango hanno chiesto per due volte contributi finanziari alla Commissione del ministero preposta. Per due volte hanno avuto dinieghi. L’ultima qualche giorno fa. Alle proteste sono seguite le dimissioni di due componenti della Commissione del ministero: Paolo Mereghetti e Massimo Galimberti. Con il question time si voleva rimediare a questa che in tanti hanno ritenuto essere una brutta pagina dell’organismo.
«Per il docufilm su Giulio Regeni è stata presentata, a fine dicembre 2025, anche una domanda di tax credit, tuttora in fase di istruttoria», ha voluto far sapere il ministro Giuli. Mentre Debora Serracchiani, Pd, è stata esplicita: «La politica non può tirarsi fuori dal caso Regeni né si può dire di essere spettatori degli eventi. Anche la burocrazia può essere un’arma offensiva: se davvero il ministro vuole dimostrare di avere a cuore la famiglia e il dramma ha tutti gli strumenti per farlo».