Corriere della Sera, 9 aprile 2026
Hormuz, mille navi restano bloccate
Nessuno si illudeva che la ripresa del traffico sullo Stretto di Hormuz potesse essere immediata né totale, ma l’annuncio della riapertura aveva fatto tirare un sospiro di sollievo alle compagnie di navigazione e agli investitori. Però è durato poco. Ieri l’agenzia di stampa iraniana Fars nel pomeriggio ha fatto sapere che il transito delle petroliere attraverso «lo Stretto è stato interrotto in seguito agli attacchi israeliani contro il Libano». E la Marina iraniana ha minacciato di distruggere le navi che dovessero tentare di attraversarlo senza il via libera di Teheran. Le imbarcazioni presenti nell’area hanno ricevuto un messaggio radio che le avvertiva che sarebbero state attaccate, se avessero attraversato lo stretto senza l’autorizzazione delle autorità iraniane. La riapertura di Hormuz, in ogni caso, è condizionata. Per la ripresa dei transiti delle petroliere, Teheran avrebbe chiesto un dollaro per ogni barile di petrolio da pagare in criptovalute, secondo il Financial Times.
La giornata ieri era cominciata bene, con il passaggio delle prime navi da Hormuz la mattina e l’annuncio di Qatar Energy (che fornisce oltre il 10% del gas al nostro Paese) dell’inizio dei lavori per riavviare Ras Laffan, il più grande impianto di export di gas naturale liquefatto al mondo colpito e danneggiato dagli attacchi iraniani. La prima mercantile a transitare è stata la Daytona Beach, una nave battente bandiera liberiana. Sulla mappa di Marine traffic che traccia in tempo quasi reale gli spostamenti delle navi nel mondo, la si è vista muovere per prima. A Daytona Beach si è poi aggiunta la nave portarinfuse di proprietà greca NJ Earth. Ma sono quasi un migliaio le navi bloccate nel Golfo Persico tra petroliere, metaniere e porta container. E i responsabili della sicurezza del settore hanno avvertito che agire prima che i nuovi protocolli siano chiariti potrebbe esporre equipaggi, navi e carichi a rischi maggiori. Secondo l’analisi di Lloyd’s List, i controlli iraniani sul traffico di Hormuz, tra cui verifiche dei documenti, autorizzazioni preventive e transiti scortati dalle Guardie Rivoluzionarie, stanno causando esitazione. Ieri la compagnia tedesca Hapag-Lloyd ha dichiarato: «In base alla nostra attuale valutazione del rischio, continuiamo ad astenerci dal transito nello Stretto». Stefano Messina, presidente di Assarmatori aggiunge: «In questo momento nessun armatore è tornato a programmare scali all’interno del Golfo Persico, è ancora troppo presto e servono garanzie più solide per tornare alla piena operatività». Anche qualora l’Iran autorizzasse il passaggio di alcune navi, rimane il nodo delle polizze assicurative. «I premi della copertura War Risk (in condizioni normali lo 0,01% del valore della nave, allo 0,1% nei momenti di maggiore crisi in Mar Rosso) – spiega Gian Enzo Duci, docente di Ship management all’Università di Genova – erano arrivati al 20% del valore della nave, rendendo sostanzialmente non assicurabili i traffici. Ora bisogna vedere chi riuscirà a ottenere valori accettabili di premio». A questi rincari si aggiunge il pedaggio, che però è illegale. «Le pretese del governo dell’Iran di introdurre un pedaggio o di interdire per le navi di alcuni Stati il diritto di passaggio – spiega Stefano Zunarelli, ordinario di diritto della navigazione all’Università di Bologna – appaiono prive di base giuridica. Riconoscere il diritto all’Iran creerebbe un precedente molto pericoloso». L’Organizzazione portuale e marittima iraniana, secondo la Reuters, ha fatto sapere che il transito va coordinato con Teheran e avrebbe indicato rotte sicure attraverso lo Stretto per evitare eventuali mine, una volta riaperto.
La tregua temporanea ieri ha spinto al ribasso le quotazioni del petrolio. Il greggio è sceso a 91 dollari al barile per poi risalire sui 95 dollari, dopo la decisione di Teheran di impedire alle petroliere di attraversare Hormuz. Mentre il prezzo del gas in Europa è sceso del 15,3% chiudendo a 45,1 euro. Un calo che, secondo il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, si deve vedere anche nei prezzi dei carburanti sulla rete di distribuzione nazionale. Il ministro ha convocato per oggi le aziende di distribuzione dei carburanti «perché ci sia la consapevolezza che l’adeguamento dei prezzi deve essere immediato».