Corriere della Sera, 9 aprile 2026
Trump esulta: «Un grande giorno di pace e ora faremo soldi»
Dire Hasta la victoria siempre! non avrebbe reso linguisticamente l’idea di «America First» e allora meglio andare sul classico: «Vittoria decisiva, l’Iran ci ha implorato». La tregua? «Lavoreremo a stretto contatto con l’Iran». Il pedaggio a Hormuz? «Pensiamo a una joint venture, una bella cosa».
L’altra notte Trump aveva tenuto il mondo incollato alle tv, ai telefoni, ai computer, per capire se davvero avrebbe scatenato l’attacco apocalittico minacciato nei confronti dell’Iran. Ieri, per combattere l’inevitabile calo di tensione del day after, lo show è continuato.
All’unico presidente che prima della Casa Bianca faceva la star di un reality, l’ultimatum aveva regalato il classico cliffhanger: la situazione mozzafiato, il finale in bilico che porta record di ascolti. E il cessate il fuoco di 15 giorni? The show must go on. La soluzione? Nitida, ieri, nei post social di Trump e nella conferenza stampa del ministro della Guerra Pete Hegseth: se l’obiettivo non è risolvere la trama, ma mantenere il pubblico davanti alla tv (o al telefono), bisogna sempre dare l’impressione che stia per succedere qualcosa di grosso.
E per fare audience – engagement, online – niente di meglio che dichiarare vittoria, sottolineare che i cattivi restano cattivi, che il pericolo è presente e che eventuali loro alleati saranno castigati. Si chiama, da manuale, buildup: accumulare tensione che porti verso il prossimo episodio, senza risoluzione. L’orologio bellico continua a ticchettare.
L’amministrazione Trump, ieri, ha fatto esattamente tutte queste cose, nell’ordine. Pete Hegseth al Pentagono con la mascella volitiva dei momenti più tesi ha parlato durante un briefing di «vittoria decisiva», «l’Iran ci ha implorato», «Trump ha forgiato una vittoria con la V maiuscola», «l’Iran è decimato», con l’avvertimento finale «in queste due settimane rimarremo da quelle parti», cioè in pratica stay tuned, non cambiate canale. Trump attaccava le «fake news» (con Hegseth che lo seguiva a ruota) perché sa che attaccando i media è garantito l’applauso del popolo Maga.
E poi? La parte più «noiosa», i dettagli che una volta erano al centro di tutta la diplomazia e ora finiscono sul Truth social presidenziale: «Gli Stati Uniti lavoreranno a stretto contatto con l’Iran, che secondo noi ha attraversato quello che sarà un cambio di regime molto produttivo! Non ci sarà alcun arricchimento dell’uranio e gli Stati Uniti, collaborando con l’Iran, dissotterreranno e rimuoveranno tutta la polvere nucleare sepolta in profondità (bombardieri B-2). Ora è, ed è stato, sotto una sorveglianza satellitare molto rigorosa (Space Force!)… Stiamo parlando e continueremo a parlare di riduzione dei dazi e delle sanzioni con l’Iran. Molti punti sono già stati concordati».
Hormuz? «Pensiamo di farne una joint venture, come modo per metterlo in sicurezza da molte persone. Una bella cosa» (Teheran ha dichiarato che i suoi militari coordineranno il passaggio delle navi, e secondo gli esperti di navigazione l’intasamento attuale dello Stretto resterà tale, almeno a breve termine). E un altro post: «Un grande giorno per la pace nel mondo! L’Iran vuole che ciò accada, ne ha avuto abbastanza! Allo stesso modo, lo hanno fatto anche tutti gli altri! Gli Stati Uniti d’America contribuiranno all’aumento del traffico nello Stretto di Hormuz. Ci saranno molte azioni positive! Si guadagneranno tanti soldi. L’Iran può avviare il processo di ricostruzione. Faremo il pieno di carichi merci di ogni tipo e resteremo semplicemente in giro per assicurarci che tutto vada bene. Sono fiducioso che succederà. Proprio come quella che stiamo vivendo negli Stati Uniti, questa potrebbe essere l’Età dell’Oro del Medio Oriente!!!». Fonti dell’amministrazione dicono al Wall Street Journal che Trump valuta di «punire» alcuni Paesi Nato che non hanno fornito supporto nella guerra, ad esempio chiudendo basi Usa.
Sui dazi, ecco la minaccia immediata di 50% punitivo contro tutte le nazioni che aiuteranno militarmente l’Iran, mentre ai colloqui in Pakistan sono attesi l’inviato speciale di Trump Steve Witkoff, il fido genero presidenziale Jared Kushner e il vicepresidente JD Vance.
Il Libano? «Non è incluso nell’accordo», ha precisato Trump, per poi aggiungere, magnanimo, che «ce ne occuperemo». Che è poi il vero problema di Trump, insieme con Hormuz: perché se la minaccia nucleare iraniana è davvero stata fermata, sostituirla con la minaccia di nuovi blocchi dello Stretto non appare ai più foriero di sviluppi positivi. Quella però sarà la trama della prossima puntata dello show.