La Lettura, 5 aprile 2026
Il beato telepredicatore
Si alza e va al microfono, il cinquantottenne vescovo cattolico Fulton John Sheen. Gli è appena stato attribuito l’Emmy Award del 1953 come migliore personalità televisiva dell’anno. «È giunto il momento di tributare il dovuto omaggio ai miei quattro autori», dice col fare sornione con cui prepara le battute: «Sono Matteo, Marco, Luca e Giovanni». Per più di vent’anni il successo di Fulton Sheen era andato crescendo. Dagli anni Trenta si era affermato con The Catholic Hour, il programma radiofonico della domenica sera di Nbc. Il giorno di Pasqua del 1940 aveva celebrato la prima messa in televisione. A partire dal ’52 la consacrazione tv era avvenuta con il programma Life Is Worth Living, trasmesso in prima serata il martedì da DuMont prima e da Abc poi. Dopo il premio del ’53 seguirono altre due nomination per gli Emmy nel ’54 e nel ’57, ultimo anno di uno show da 30 milioni di spettatori che ancora oggi è considerato il programma televisivo cattolico più seguito. L’attività tv proseguì con vari formati negli anni Sessanta e Settanta.
A quasi mezzo secolo dalla morte, il pioniere cattolico della comunicazione riceve ora un premio più prestigioso dell’Emmy, almeno per la Chiesa di Roma: già venerabile dal 2012, Fulton Sheen verrà beatificato il prossimo 24 settembre. Sono stati infatti fugati i dubbi sulle sue responsabilità nell’insabbiamento di casi di abusi sessuali che hanno fermato per qualche tempo la procedura. Il futuro beato incarna la storia della radio e della televisione negli Stati Uniti: il peso della prima negli anni Trenta e Quaranta, e l’esplosione della seconda negli anni Cinquanta e Sessanta. Egli incarna il mezzo e il potere del mezzo, come incarna la forza della religione che sfrutta il mezzo e la potenza del mezzo che trasmette la religione.
Negli anni della radio, è la voce di Fulton Sheen che cattura, il suo racconto che ipnotizza. Poi, negli anni della tv, arrivano lo sguardo, i movimenti, la scena. La tenuta episcopale, cui ha titolo dal 1951, si staglia sul bianco e nero prima d’accendersi nel colore. Il vescovo Sheen aggancia il pubblico con le storie, le gag e le risate del pubblico in studio, il sorriso e la semplicità, l’ampia grafia che riempie la lavagna, gli omaggi agli aiutanti mai inquadrati che chiama «angeli». Ma dopo scuote il pubblico e si fa grave, drammatico. Ruota il profilo, si ferma, fissando la camera s’avvicina. Come nell’episodio del ’54 in cui racconta di Gesù davanti all’adultera: fa tremare lo schermo quando pronuncia solenne la domanda «dove sono quelli che ti accusano?», l’asserzione «nemmeno io ti accuso» e il congedo: «Go, sin no more».
Sheen accompagna il cattolicesimo in una nuova era. Sfuma la religione etnica, emigrata, sospettata, discriminata; emerge una chiesa autoctona, integrata, accettata, rispettata. Si passa dai paisà al presidente J. F. Kennedy, primo cattolico alla Casa Bianca. In radio e in tv i cattolici si affrancano mentre si americanizzano. Sheen è certo uno straordinario utilizzatore del mezzo, al contempo talento naturale e gran professionista, ma l’antesignano dei telepredicatori è anche, soprattutto, veicolo di un nuovo cattolicesimo. Come sottolinea Massimo Faggioli, interpellato da «la Lettura», è il cattolicesimo che abbandona l’antisemitismo e la polemica anti-protestante, che fa parlare gli «autori» Matteo, Marco, Luca e Giovanni quando nella Roma preconciliare la Scrittura era ancora tabù, che aderisce alla libertà religiosa e alla separazione tra Stato e chiesa, che abbraccia il consumismo e il capitalismo. Professore di storia e teologia al Trinity College di Dublino, dopo vent’anni negli Stati Uniti, Faggioli vede in Sheen un cattolicesimo ormai capace di incarnare una generica moralità americana, di abbracciare il progetto inclusivo degli Usa e di mostrare «un volto rassicurante che parla all’America della guerra fredda». Anticomunista, Sheen ammirava il dittatore spagnolo Francisco Franco e contro Sigmund Freud prendeva le parti dei poveri cattivi, «non abbastanza ricchi da farsi psicanalizzare e convincere di non essere peccatori». La sua resistenza alle convenzioni della modernità e la sua sintonia con la società secolarizzata potevano fondersi, nota ancora Faggioli, in un tempo di prosperità economica che rendeva «più semplice portare il cattolicesimo nella cultura americana». Se il mezzo è il messaggio, come insegna proprio allora, nel 1964, Marshall McLuhan, il genio dei media e l’evangelista dei consumatori sono una cosa sola, come illustra bene la pubblicità degli apparecchi radio tv Admiral che apre e chiude i programmi del vescovo.
La beatificazione del 24 settembre interroga sul senso di quella stagione per gli Stati Uniti di oggi, per i cattolici di oggi, quelli del primo papa Usa. La beatificazione cade in un Paese profondamente diviso e in una Chiesa cattolica spinta verso destra dalla radicalizzazione antireligiosa della sinistra. Sheen, a modo suo, riuniva e mobilitava. La faziosità dei suoi successori, invece, divide e paralizza. Gli organizzatori dell’evento di settembre, intanto, fanno le cose in grande. Hanno scelto The Dome at America di Saint Louis perché può contenere un grande pubblico vicino alla diocesi di Peoria nell’Illinois, dove il vescovo fu ordinato sacerdote ed è sepolto.
Il sito dedicato spiega come reperire i biglietti, come effettuare il pellegrinaggio, come ottenere una reliquia. Giovanni Paolo II celebrò una messa in quella stessa arena nel 1999, davanti a più di centomila fedeli. Vent’anni prima, nell’ottobre 1979, un anno dopo esser stato eletto papa, aveva pubblicamente abbracciato Sheen nella cattedrale di St. Patrick a New York. Il vescovo ottantaquattrenne sarebbe morto due mesi dopo. In un video su YouTube lo si può vedere al podio di una conferenza, davanti al microfono, mentre scherza brillante su quella volta in cui cercava il municipio di Philadelphia e chiese indicazioni. Un giovane passante lo indirizzò e gli chiese cosa andasse a fare. Il vescovo gli rispose che doveva tenere una lezione sulla strada verso il paradiso e lo invitò alla conferenza. Il ragazzo gli rispose: «Ma se non sa neppure trovare la strada per il municipio».