Robinson, 5 aprile 2026
Cornelia Funke parla del suo cenacolo in Toscana
Volterraascosta tra le balze delle colline volterrane, al termine di una stradina di ghiaia bianca, stretta tra i filari, oltre la quale poi c’è il nulla, la Fraggina è il cuore di un Regno Verde che Cornelia Funke ha saputo ricreare in questo angolo di campagna toscana. L’antico casale, insieme a quello di Mulinaccio, a venti minuti di distanza, fa parte di un progetto virtuoso di residenza per giovani artisti che da qualche anno è stato messo in piedi da questa vulcanica scrittrice, famosa per i suoi fantasy come Il re dei ladri o Cuore d’inchiostro, che l’hanno fatta ribattezzare «la J.K. Rowling tedesca» e annoverare da Time tra i 100 artisti più influenti al mondo.
In questo scenario naturale, che fa bene all’anima e tiene viva l’ispirazione, l’autrice accoglie illustratori, musicisti, cineasti, scrittori, naturalisti. Con i quali condivide le giornate, il cibo, le mansioni quotidiane da svolgere per far andare avanti la residenza e la comune passione per i libri, coccolati dal silenzio e cullati dal fischio del vento tra le foglie degli alberi.
Proprio Il Regno Verde è il titolo dell’ultimo romanzo di Cornelia che tra le pareti della Fraggina è stato in parte concepito, benché cominciato in America dove la scrittrice ha vissuto per sedici anni. «Adesso sono alle prese con il secondo volume», confessa non appena ci fa accomodare sui soffici divani della sua rustica dimora, che occupa il piano più alto del casale. «Sarà una trilogia e la mia protagonista, Caspia, da Brooklyn dove ha vissuto la sua prima avventura volerà in Cornovaglia, sempre alla ricerca di piante meravigliose da cui tanto possiamo imparare. E per il terzo capitolo della storia arriverà proprio qui, a Volterra», tra le piante di casa nostra, dal rosmarino all’olivo, come quelli di Mulinaccio, da cui Cornelia stessa ricava ottimo olio. «La raccolta delle olive è una delle attività a cui tutti gli ospiti prendono parte», precisa.
Questa nuova serie per ragazzi rappresenta per lei, da sempre legata al fantasy, un cambio di rotta. «In verità avevo già scritto libri “realistici”, in Germania c’è una serie che è molto famosa. E poi ho sempre voluto mettere per iscritto la mia passione per le piante. Solo che all’inizio pensavo: qui non ci sono draghi, non è qualcosa che fa appassionare un giovane lettore. La mia casa editrice tedesca non era nemmeno sicura di voler pubblicare questo libro, temevano che non vendesse». E invece. A illustrare l’edizione tedesca ci ha pensato durante il suo primo soggiorno alla Fraggina Franziska Blinde, giovane artista residente qui anche in questi giorni.
«Mi sono tanto chiesta come trasmettere ai ragazzi la magia delle piante», continua Cornelia. «Così ho deciso di collaborare con un’erborista, Tammi Hartung, avevo bisogno della sua esperienza, per non correre il rischio di comunicare nozioni scorrette. La prima domanda che ci siamo poste è stata: come deve essere questo libro? Narrativa? Non fiction? Ci avremo pensato per un anno. Alla fine ha vinto la storia. Poi, come sempre accade con i miei libri, nascono in un modo e si trasformano in qualcos’altro perché qui si parla di piante ma è anche una storia di amicizia. E di un posto in cui ti senti a casa, di come le piante possono insegnarti a mettere radici».
Le sue Cornelia da sei anni e mezzo ormai le sta facendo crescere in Toscana, dove è circondata da giovani (e meno giovani) artisti locali che prendono con entusiasmo parte ai suoi progetti.
Tra loro c’è Clara Gazzarri, volterrana doc, che con l’autrice ha realizzato un albo illustrato con protagonista un criceto gigante, uscito per ora solo in Germania. «Studiavo antropologia» ricorda «ma non ho mai abbandonato la passione per il disegno, Cornelia ha visto un mio schizzo e a partire da quello ha scritto la storia. Mi ha cambiato la vita, non avrei mai pensato di diventare illustratrice». Ma è soprattutto internazionale l’atmosfera che si respira in questa variopinta residenza. A ottobre dal Costa Rica è arrivata Raquel Mora Vega, 41 anni: «Rimarrò un anno intero e sto realizzando le illustrazioni per un libro sugli animali che Cornelia ora sta scrivendo». Non solo. Il suo segno si vede su molte delle pareti di Mulinaccio, dove campeggiano coloratissimi i suoi dipinti. Ognuno, infatti, mette del suo, in base alle proprie abilità: chi costruisce, chi dipinge, chi cura il giardino e gli animali, come fanno Constantin e Nora. «Del resto sono ornitologa» dice lei.
Comprata poco più di un anno fa grazie al successo dell’ultimo volume della tetralogia di Cuore d’inchiostro – «io dico che me l’hanno regalata i bambini» sorride la scrittrice quando lo ricorda – la fattoria di Mulinaccio si trasforma sotto i suoi occhi giorno dopo giorno, racconta felice. Stivaloni neri ai piedi e gonna di lana a fiori, ci guida tra gli spazi interni e il bellissimo giardino dove, accanto all’orto e alla serra utilizzata dagli scrittori, accarezza l’idea di realizzare un teatro all’aperto.
Tra i Paesi da cui arrivano gli ospiti l’America Latina è molto rappresentata: «Penso che i sudamericani portino uno spirito gioioso». Con molti di loro ci ha lavorato già a Malibu, nella fattoria di avocado dove Cornelia ha vissuto per sedici anni e dove il progetto di residenza per artisti è nato. «Avevo iniziato a ospitarne tantissimi ma, a causa degli incendi ripetuti, siamo dovuti fuggire due volte in poco tempo e ho capito che non era il posto giusto per la mia residenza. Anche l’America di Trump non era più posto per me. Ho ancora tanti amici lì che vivono con la paura dell’Ice, hanno paura anche di uscire di casa, di andare a fare la spesa. Allora mi sono messa a cercare un altro posto. Sentivo che dovevo tornare in Europa, dove erano le mie radici». Del resto, anche molti dei suoi romanzi sono ambientati nel nostro Paese: «I libri hanno sempre saputo che Cornelia un giorno sarebbe arrivata in Italia», ci confessa ridendo.
Nel Regno Verde uno dei protagonisti a un certo punto dice: «Mio padre crede che le piante ci osservino, come noi osserviamo loro. Lui dice che gli parlano». Seguendo per due giorni Cornelia tra Fraggina e Mulinaccio non si fa fatica a credere che anche per lei sia lo stesso. «L’ho sempre fatto e ora alcuni libri sulle piante confermano la mia teoria. Basta leggere Stefano Mancuso e L’intelligenza delle piante, lo adoro. Mi piacerebbe invitarlo qui, ma lui è troppo famoso per me!».
Con occhio vigile fa ancora un giro tra le stanze di Mulinaccio, un ultimo sguardo ai suoi “giovani” che «lavorano, lavorano, lavorano: la sera devo dire basta, è ora di cena, perché amano quello che fanno». Poi Cornelia ci saluta. Deve tornare a scrivere. Il secondo volume del Regno Verde, sul suo tavolo, la sta aspettando. E noi a questo punto non vediamo l’ora di leggerlo.