il Fatto Quotidiano, 8 aprile 2026
Iran, gli Usa hanno bruciato mezzo miliardo di dollari al giorno
L’operazione “eroica” (e riuscita per un pelo) in cui è stato messo in salvo l’aviatore disperso in Iran dopo l’abbattimento dell’F15E su cui volava, venerdì, ha bruciato da sola più di 400 milioni di dollari. Considerando solo gli asset distrutti: il caccia, i due arei di trasporto truppe Mc-130j (da cento milioni l’uno) e i due elicotteri Mh-6 lasciati sul terreno e fatti esplodere dalle forze speciali Usa. Non è stato un costo eccezionale, per le forze Usa. Ogni giorno dell’operazione Epic Fury, iniziata da Donald Trump il 28 ottobre, costa ai contribuenti americani in media mezzo miliardo di dollari, secondo le ultime stime, con picchi di più del doppio. I dati, aggiornati a ieri, sono calcolati da istituti di ricerca militare americani e citati dal Financial Times e dal Wall Street Journal, tra gli altri.
Del resto, un caccia F15 modello “Eagle” come quello abbattuto dall’Iran, e usati a centinaia nella campagna militare statunitense, costa all’incirca 100 milioni di dollari. Un drone Mq9-Reaper 16 milioni, un sofisticato aereo spia come l’E3 700 milioni, alcuni radar anti-missile schierati nelle basi Usa in Medio oriente viaggiano tra 485 milioni a 1 miliardo. E in 38 giorni di guerra gli Stati Uniti hanno dovuto ripararne o sostituirne diversi, a causa dei contrattacchi iraniani. L’analista, ex del Pentagono, Elaine McCusker dell’American Enterprise Institute ha stimato ieri con il Financial Times che il costo della campagna militare contro l’Iran sia compreso tra 22,3 e 31 miliardi di dollari per cinque settimane di combattimenti. Stima che per forza di cose può tenere conto solo degli eventi bellici che il Pentagono ha reso noti, e che resta provvisoria finché non saranno pubblicate le cosiddette valutazioni dei danni di guerra dal Pentagono, alla fine della guerra.
Se contro Israele l’Iran cerca di massimizzare i danni alla popolazione civile usando cluster bomb e prendendo di mira aree urbanizzate, quando attacca le posizioni degli Stati Uniti la Repubblica islamica privilegia gli obiettivi militari “fermi”, come i radar o gli aerei a riposo, e dal più alto valore economico. Così ha distrutto giorni fa un aereo E3 in una base dell’Arabia Saudita, due sistemi radar An/Tpy-2 in Giordania e Qatar, danneggiandone un altro sempre in Arabia saudita. Questi impianti di intercettazione sono integrati nelle batterie di difesa antiaerea Thaad e, oltre a costare 485 milioni di dollari l’uno, hanno tempi di produzione molto lunghi: ogni singolo radar richiede una lavorazione di tre anni negli stabilimenti della ditta Usa Raytheon, e non risultano eccedenze di magazzino.
Nei primi dieci giorni di guerra si è parlato molto del costo dei singoli missili intercettori, sproporzionato rispetto agli arsenali di droni a basso costo lanciati dalla Repubblica islamica: una salva sparata da una batteria Patriot può costare anche 4 milioni. Dopo un picco iniziale, ora le intercettazioni sono diminuite, ma nel frattempo si sono presentate altre spese impreviste, quando la portaerei Gerald Ford è dovuta rientrare in porto in Grecia per manutenzione dopo un incendio a bordo, per esempio.
Il Center for Strategic and International Studies di Washington ha stimato che nei primi sei giorni di combattimento le forze Usa abbiano subito perdite in combattimento e danni alle infrastrutture per almeno 1,4 miliardi di dollari. Poi il numero di razzi lanciati dall’Iran in ogni attacco è diminuito, e così la bolletta bellica. Gli analisti valutano che i danni subiti dagli Usa in questa guerra siano comunque piuttosto ingenti rispetto alla media dei conflitti osservati, anche se più contenuti rispetto alle perdite della prima guerra del Golfo del 1991. In quell’avventura gli Usa persero 14 aerei in cinque settimane e la coalizione spese circa 116 miliardi di dollari in totale. A oggi, nella nuova guerra iniziata nella regione, gli Usa hanno perso quattro F15 (tre per fuoco amico), due aerei cargo e un aereo cisterna, un E3 e un A-10, a cui fonti iraniane aggiungono una dozzina di droni Reaper. Le perdite umane invece si attestano a 13 soldati uccisi e oltre 300 feriti. Ma il Pentagono ha già chiesto 200 miliardi di dollari per coprire i costi di guerra.
E se ora la strategia di Donald Trump per piegare la Repubblica islamica sarà dare fondo anche agli arsenali più letali, e più costosi, è probabile che il suo ministro della Difesa Pete Hegseth dovrà aggiornare la richiesta.