il Fatto Quotidiano, 8 aprile 2026
Renzo Arbore parla di artisti che ha conosciuto
“Salpammo da Porto Rotondo verso la Corsica. Al largo di Cavallo salutammo da lontano Vittorio Emanuele. Era prima di quel tragico episodio…”.
Chi eravate, caro Renzo Arbore?
Io e Villaggio, che era entusiasta della gita sul suo motoscafo. Io invece ero tremebondo, perché al ritorno ci si ruppe il Gps, dovemmo puntare la Sardegna a naso.
Paolo era tra gli ospiti di Meno siamo meglio stiamo, il programma tv del 2005 che da stasera lei rivisita in 12 puntate alle 21:20 su Rai5.
Andava in onda il sabato notte. Erano state concordate quattro puntate, ne facemmo 17. Inseguivo lo ‘scelto pubblico’ che tornava dal cinema, dal ristorante, dallo stadio. Con Villaggio eseguimmo Ma come fanno i marinai, vestiti come tali.
Terza serata inoltrata.
Cattaneo, con Agnes il più bravo dg di Viale Mazzini, mi aveva assicurato che saremmo partiti non oltre le 23:40. Ma il direttore di Rai1, Del Noce, ignorò il contratto e ci condannò ad apparire un’ora dopo. Prima c’era Ballando di Milly, già allora si tiravano per le lunghe gli show di prima serata per fare share.
Si è pentito di aver accettato quella collocazione?
No, ho sempre fatto programmi che durassero nel tempo, non mi interessavano gli ascolti. E avevo le mie soddisfazioni. La segretaria di un dirigente, mi confidò: io e il mio fidanzato la preferiamo a quell’ora, signor Arbore, perché arriva ‘dopo’. Ero come la sigaretta del relax dopo il sesso. Meno siamo era forse l’ultimo varietà artigianale della tv. Garinei mi ripeteva: devi portarlo al Sistina.
Un cast stellare.
In quello fisso avevo due orchestre. Un copresentatore bravissimo, Antonio Stornaiolo, che la Rai dovrebbe tornare a utilizzare. Marisa Laurito con Cesare Gigli faceva la parodia dei programmi di alta cucina, l’anatra zoppa e così via. Bollani suonava il jazz e inventava canzoni incredibili nello stile di Conte o Battiato. Claudio Canessa, esperto di cinema, riprendeva spezzoni di Totò. Michele Mirabella parlava di tv fingendo di essere il proprio fratello intellettuale e ripeteva lo slogan: ‘Dove andremo a finire…’. Quanto agli ospiti, nessuno veniva per parlare di sé. Dovevano giocare. Verdone inventò lo sketch del cardinale Severino: aveva partecipato al Conclave e giurava che la fumata nera fosse colpa del caminetto che non tirava…
Mariangela Melato.
Cantò in televisione, per la prima volta. Sola me ne vo per la città. E sapeva ballare meglio di una nera. Conosciamo il suo straordinario talento drammatico: anche quello comico era parte di lei. Insieme abbiamo riso sempre, sfottendoci amabilmente.
Lino Banfi.
Mascherato da gatto per Maramao perché sei morto. Io cantavo, lui faceva miao alla fine. Ne amavo la costanza di accettare ogni volta per me il ruolo del perdente. Il foggiano che prende in giro quello di Canosa. Il derby pugliese dei due provinciali. E che dire di Lello Arena costretto a disimpegnarsi come Ciccio Formaggio?.
Benigni?
Cantò una vecchia canzone di Remo Germani che piaceva tanto a sua mamma. E dedicò una poesia a Troisi, scomparso più di dieci anni prima. Ecco, un cruccio è non aver mai registrato quelle serate a casa mia con Massimo, quando attaccava Una casetta in Canada e la rendeva interminabile a bella posta”.
Proietti.
Nel programma ritroviamo un reperto archeologico dove con Gigi intoniamo le canzonacce della goliardia condivise ai tempi del night. Tipo: ‘Ai romani piaceva la biga/più dinamica della lettiga/Fu Cleopatra la prima romana/Ad andar con la biga scoperta’. Con Proietti ne abbiamo fatte di cose: compreso il girotondo attorno all’albero di Natale, però in rito svedese, con cibi scandinavi al posto del panettone, per onorare sua moglie Sagitta.
I cantanti abbondavano.
Patty Pravo, Irene Grandi, Elio e le Storie Tese, Dalla… Bocelli si prestò graziosamente a reinterpretare Il materasso. Piero Angela si dilettò al pianoforte, sua passione di gioventù. Vennero, naturalmente, Gino e Ornella. Sul mio canale Internet e sulla app renzoarborechannel.tv si possono vedere, tratti da uno show di Bongiorno, il sottoscritto e Paoli, o me e la Vanoni alle prese con dei classici napoletani: un milione di visualizzazioni.
E ancora, in Meno siamo, i guest poco noti al pubblico ‘non scelto’.
Charlie Cannon, supremo vocalist gospel, si produsse in una sontuosa O Sole mio. Mi telefonò Scalfari: chi è questo fenomeno di colore?
Stagioni irripetibili.
Io avevo Marenco, con Villaggio il più grande comico italiano. Strampalato, folle, senza scadenza. Quelli di oggi optano per lo stand-up inseguendo la cronaca. Bravissimi, per carità, come Crozza. Se pensiamo al varietà, bene la Gialappa’s con il mago Forest. Il resto è nelle mani dei tiktoker, un minuto e addio.