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 2026  aprile 08 Mercoledì calendario

Elia Del Grande rintracciato e bloccato in provincia di Varese

Di nuovo in provincia di Varese. Come lo scorso 13 novembre anche questa volta la fuga di Elia Del Grande è terminata non lontano da Cadrezzate. I carabinieri della compagnia di Gallarate lo hanno intercettato verso le 13.30 di mercoledì 8 aprile a bordo di un’auto rubata lungo la strada provinciale 18 all’altezza di Varano Borghi. Il cinquantenne aveva fatto perdere le proprie tracce dal giorno di Pasqua dopo essersi allontanato senza autorizzazione da Alba durante un permesso. Del Grande era internato nella casa-lavoro del carcere «Giuseppe Montalto».
Le pattuglie dei carabinieri di Gallarate hanno intercettato una Fiat 500, di cui era stato denunciato il furto dopo che era stata rubata fuori dal cimitero della frazione Lentate di Sesto Calende. Alla vista dei militari – secondo quanto riferito dall’Arma – Del Grande ha avrebbe tentato di eludere il controllo fermandosi in una strada di accesso di un’abitazione privata lungo la provinciale.
Uno dei carabinieri si è quindi avvicinato al lato guida intimando all’autista di scendere mentre cercava di prendere le chiavi della macchina. Il cinquantenne avrebbe però ingranato la marcia per allontanarsi. In questa ultima disperata il militare sarebbe rimasto leggermente ferito. Una volta bloccato i carabinieri, sentito il pm di turno di Varese, hanno arrestato in flagranza Del Grande per resistenza e lesioni personali a pubblico ufficiale. Il cinquantenne verrà trasferito nel carcere di Varese in attesa del giudizio per direttissima.
Le ore precedenti
«Sto rientrando», aveva scritto per messaggio a don Domenico De Giorgi, il cappellano del carcere di Alba, nel pomeriggio di domenica. Parole rimaste vuote perché il cinquantenne, autore della «strage dei fornai», non è più rientrato nella casa-lavoro «Giuseppe Montaldo». Era la prima licenza di undici ore che l’uomo aveva ottenuto da quando lo scorso novembre era arrivato in Piemonte. La mattina di Pasqua Del Grande l’ha trascorsa alla Caritas, dove faceva volontario due giorni a settimana, a distribuire i pasti ai più bisognosi. Poi a metà pomeriggio nella struttura sono arrivate una donna e una bambina che cercavano Del Grande. «Mi ha chiesto di appartarsi con loro per scambiare due parole nel cortile. Poi l’ho perso di vista», ha detto “don Dodo” ai microfoni della Tgr Piemonte. «Mi sento ferito, mai avrei immaginato a una fuga – ha aggiunto -. Ero certo del suo ritorno. Mi sono reso conto solo alla fine che non sarebbe più rientrato. Non c’era nulla che potesse destare la benché minima preoccupazione. Era molto educato e grato per l’opportunità offertagli. A me è sempre parso sincero nel suo pentimento e nella consapevolezza del male commesso».
FILIPPO FIORINI
I sospetti su chi fosse quella donna sono subito ricaduti sulla compagna del cinquantenne, Rossella Piras, già indagata dalla procura di Varese per favoreggiamento in relazione alla precedente fuga: «Io non so niente», ha dichiarato la donna ai microfoni del programma Dentro la notizia. «Lo sentivo quando era in carcere – ha aggiunto -. Lui doveva uscire e io avevo già la valigia pronta. L’accordo era che sarebbe arrivato in Sardegna per sei mesi in vigilata, dopo la vigilata sarebbe tornato di nuovo al paese». Il riferimento è a Cadrezzate, in provincia di Varese. Il luogo in cui nel 1998 Del Grande aveva ucciso i genitori e il fratello a colpi di fucile. Lo stesso luogo dove lo scorso 13 novembre i carabinieri del Ros e della compagnia di Gallarate lo hanno bloccato dopo essere scappato il 30 ottobre dalla casa-lavoro di Castelfranco Emilia (Modena). Ora le ricerche sono affidate al Nucleo investigativo regionale del Piemonte della polizia penitenziaria. Le attività si sono concentrate nella provincia di Cuneo, ma sono state estese anche alla provincia di Varese e alla Sardegna.
La procura di Asti, competente su Alba, indaga per procurata inosservanza di misure di sicurezza detentive a carico di ignoti. Quella del cinquantenne, infatti, non è una evasione. Il magistrato di Sorveglianza del Tribunale di Torino aveva recentemente, dopo l’udienza dello scorso 26 marzo, aveva prorogato la sua permanenza in quanto ancora pericoloso socialmente.
Del Grande avrebbe terminato di scontare un periodo di sei mesi ad Alba il 12 aprile deciso a settembre dal giudice di Varese. La procura generale di Torino aveva dato parere negativo nei confronti di Del Grande. Nella prima struttura in Emilia-Romagna il cinquantenne era stato internato in forza di una misura di sicurezza detentiva per presunte violazioni della libertà vigilata in Sardegna a cui era stato sottoposto dopo aver espiato in carcere 25 anni e 4 mesi per la strage familiare. Un provvedimento da sempre contestato da Del Grande. «Le case di lavoro oggi sono delle carceri effettive in piena regola- accusava in una lettera a Varesenews in cui spiegava i motivi della sua fuga autunnale – con sbarre cancelli e polizia penitenziaria, orari cadenzati, regole e doveri. Con la piccola differenza che chi è sottoposto alla casa di lavoro non è un detenuto, bensì un internato, ovvero né detenuto né libero, nessuna liberazione anticipata, nessun rapporto disciplinare, ma solo proroghe da sei mesi in su che servirebbe, in teoria e non in pratica, a riabituare il sottoposto a misura di sicurezza al tessuto sociale esterno contenendolo e dandogli opportunità lavorativa, quest’ultima attualmente è negata se non solo con turnazioni identiche a quelle carcerarie». A gennaio era tornato a scrivere al quotidiano online annunciando l’intenzione di tornare a Cadrezzate: «Due mesi sono oramai trascorsi (tutto novembre e tutto dicembre 2025, ndr), poco più ne mancano a fine misura. Tornerò a casa da libero cittadino e dovrò nuovamente rimboccarmi le maniche costruendomi un domani».