il venerdì, 8 aprile 2026
L’Onda Verde che fa sperare la sinistra britannica
Verde è il colore della speranza. Soprattutto quella del leader dei Greens inglesi, il 43enne Zack Polanski. I suoi video, neanche glieli girasse Ken Loach, sono un inno alla hope degli ultimi e delle classi più disagiate. Ma anche alla nostalgia della vecchia Inghilterra, quella di sinistra, operaia e comunitaria, che affollava quelle periferie dove Zack corre, e corre, come in un ansiogeno film di Kassovitz. Il suo claustrofobico affanno rappresenta la metafora della vita contemporanea, «dove corri e lavori come un disperato, e poi non hai neanche i soldi per le bollette. Smettila di correre, e guardati intorno, non è una vita degna… Make hope normal again».
I video di Polanski sono piccoli capolavori di regia e sceneggiatura. Non a caso, sono virali online. Lui stesso, ebreo pro-Palestina, gay, sdentato, vegano, astemio, vestiti di seconda mano, li definisce «click-bait con sostanza». Perché il giovane Zack corre forte anche nella realtà: con lui e il suo carisma, i Verdi stanno sconvolgendo la politica britannica. Oramai, secondo i sondaggi, sono la seconda forza dietro la destra Reform UK di Nigel Farage e davanti ai due partiti tradizionali, i Tories e i laburisti, che sinora hanno dominato la plurisecolare democrazia britannica.
Vedi alla voce Mamdani
Polanski, ex ipnoterapeuta che predicava l’ingrandimento del seno delle sue pazienti grazie all’ipnosi, ha preso le redini dei Verdi lo scorso settembre. Da allora, ha rivoltato il partito, triplicando gli iscritti (da 68mila a oltre 200mila) e promettendo la rivoluzione come un altro prodigio della sinistra mondiale, Zohrani Mamdani, ora sindaco di New York. Nato David Paulden a Salford, alla periferia di Manchester, Polanski ha cambiato cognome a 18 anni, tornando a quello originario: «L’ho fatto quando ho scoperto che i miei nonni lo avevano abbandonato per sfuggire all’antisemitismo in Inghilterra», ha raccontato all’Observer. In quella stessa occasione ha deciso di modificarsi anche il nome di battesimo, scegliendo Zack, come il rifugiato ebreo del romanzo per ragazzi Goodnight Mister Tom.
Con Polanski alla guida, i Verdi inglesi guardano molto meno di prima ai temi ambientalisti, ovvero a quelle che erano le loro radici, negli anni Settanta, quando erano noti come People Party: allora muovevano i primi passi mentre in Francia nasceva la stella vert del sessantottino Daniel Cohn-Bendit. Oggi è tutta un’altra storia: i Greens sono soprattutto il nuovo partito di sinistra radicale del Regno. Vogliono tassare pesantemente i ricchi e redistribuire la ricchezza, infliggendo patrimoniali annuali dell’1 per cento a chi ha asset da oltre dieci milioni di sterline e del 2 a quelli che accumulano oltre il miliardo. Sono contro le disuguaglianze e le multinazionali. Si battono per il reddito universale, che promettono di sostenere «grazie ai 33 miliardi di sterline all’anno che «sottrarremo ai Paperoni» e ai 170 miliardi di nuove imposte totali raccolte. Vogliono l’università gratis per tutti, mentre a migranti e rifugiati vorrebbero garantire 1.600 sterline al mese (invece delle attuali 200). Spingono anche per la legalizzazione di tutte le droghe, incluse quelle pesanti, e per l’indipendenza di Galles e Scozia. Inoltre il loro leader è contro la Nato e contro il deterrente nucleare britannico, nonostante la minaccia della Russia: «Polanski è l’utile idiota di Putin», attacca il Telegraph.
Appuntamento a maggio
Polanski e i suoi Verdi, che si preparano a fare sfracelli alle elezioni in Galles e Scozia che in maggio potrebbero essere fatali per il primo ministro Sir Keir Starmer, hanno trovato un’autostrada nella politica britannica. Per tre motivi: prima di tutto perché molti vogliono farla pagare all’1 per cento più agiato della società. Poi perchè a sinistra c’è un vuoto, con il governo di Starmer che persegue politiche molto schiacciate al centro, se non a destra (vedi sull’immigrazione), per provare a recuperare consensi. E infine perché l’ex leader laburista radicale Jeremy Corbyn è sprofondato nell’oblio, con la sua nuova creatura politica, Your Party. Basta parlare con i militanti green, soprattutto quelli più giovani, e sembra di rivivere quell’eccitazione messianica che aveva suscitato proprio Corbyn con la sua elezione a capo del Labour nel 2015, scatenando cori da stadio persino a Glastonbury, il festival musicale più importante d’Europa: «I verdi sono l’unica soluzione per le nuove generazioni», ci dicono i quasi trentenni John e Chloe. C’è chi li accusa di essere populisti, seppur di sinistra. Il premier Starmer, che Polanski disprezza quasi più della destra («il Labour è morto con lui»), li marchia come «estremisti di sinistra». Di certo, il populismo si basa sul consenso diretto delle masse, promettendo soluzioni semplici a problemi complessi: e i Verdi questo lo fanno.
Solo che nei fatti, con la loro mole di promesse – irrealizzabili perlomeno contemporaneamente, secondo il think tank Institute for Fiscal Studies – accumulerebbero almeno 100 miliardi di nuovo debito all’anno, facendo schizzare alle stelle i tassi di interesse sui bond statali. Inoltre, il macigno di nuove tasse innescherebbe la fuga dei ricchi, una minore raccolta di imposte e dunque meno soldi per tutti. Nella ricetta dei Verdi c’è spazio anche per l’astio verso la Nato e il fatto di aver calcato con molta aggressività la questione Gaza: il risultato è che sono diventati il nuovo partito di riferimento di migranti e musulmani.
Il lato populista di Polanski e dei suoi si è visto soprattutto nell’elezione suppletiva di qualche settimana fa a Gorton & Denton, alla periferia di Manchester. Dove risiede un’altissima percentuale di islamici e immigrati e dove ha vinto la 34enne idraulica Hannah Spencer. Nella circostanza, i Verdi hanno cavalcato le divisioni sociali ed etniche, non soltanto diffondendo volantini in lingue diverse – dall’arabo all’urdu – ma per esempio, nei video rivolti alla comunità musulmana, includendo immagini di Starmer che stringe la mano al premier indiano di etnia indù Modi e del vicepremier Lammy che incontra l’israeliano Netanyahu.
«Hanno soffiato sul fuoco dell’odio» accusa il Labour, «infiammando le spaccature della comunità per fini politici». Secondo Nick Cohen del magazine conservatore Spectator, «se un politico di destra si comportasse come Polanski, la sinistra si straccerebbe le vesti per il suo cinismo e irresponsabilità».
Oltre confine
Mentre in Italia i Verdi arrancano da tempo alle urne, in Germania come nel Regno Unito, volano. Nel recente passato, i Grünen sono stati al governo – nel 2021-2024 così come i loro omologhi in Austria, Lussemburgo, Irlanda e Lettonia nei rispettivi esecutivi – sull’onda lunga delle proteste di Greenpeace a fine secolo scorso. E le elezioni in Baden-Württemberg di qualche settimana fa sono state vinte da un’altra star verde, Cem Özdemir: 61 anni, di origine turca, ha ottenuto oltre il 30 per cento dei consensi nel ricco Land. Guarda caso, in Baden-Württemberg, i Verdi hanno governato negli ultimi quindici anni non solo con l’ambientalismo, ma anche presentandosi come punto di riferimento rispetto a una sinistra che non c’è più. Yes, we Cem.