repubblica.it, 8 aprile 2026
Torna d’attualità l’infernale ritiro aziendale della Plex
Doveva essere una settimana di lavoro, relax e spirito di squadra in una località tropicale. Si è trasformata invece in una sequenza di incidenti, malori e disastri organizzativi che oggi è tornata al centro dell’attenzione grazie a un nuovo racconto pubblicato dal Wall Street Journal e rilanciato anche da altre testate. Al centro della vicenda c’è Plex, azienda americana nota per la sua piattaforma di streaming, che nel 2017 organizzò un evento aziendale in un resort sull’isola di Roatán, in Honduras per circa 120 dipendenti.
Team building
L’idea era quella di un grande momento di team building. L’azienda aveva organizzato un ritiro da circa 500 mila dollari, con attività ispirate al reality televisivo Survivor, basate su prove fisiche e resistenza. Ma tutto quello che poteva andar male è andato male, ancor prima dell’arrivo dei partecipanti: secondo le ricostruzioni pubblicate dal WSJ, si erano licenziati dal resort figure chiave come il direttore generale e lo chef poco prima dell’inizio del soggiorno.
Appena arrivato in Honduras, il gruppo si è trovato davanti a una situazione molto più complicata del previsto. Il ceo Keith Valory, che era atterrato il giorno prima per assicurarsi che tutto fosse pronto, si è subito ammalato: “Tutti mi dicevano: ‘Non mangiare le verdure. Non mangiare le verdure’. E io pensavo: ‘Devo farmi un’insalata. Solo una piccola insalata’. Così mi sono preso l’E. coli, che forse è la cosa peggiore che ti possa capitare”, racconta al WSJ. “Ho perso 4 o 5 kg. Mi hanno mandato un medico, e lasciato lì con una flebo”.
Prove di sopravvivenza
In fondo non gli è andata così male. Gli altri hanno dovuto affrontare temperature oltre i 40 gradi, senza aria condizionata nei bungalow. Gli esercizi di resistenza al caldo causarono malori diffusi, con parecchi dipendenti costretti a sdraiarsi sotto il sole cocente. E poi il cibo: intossicazioni che colpirono metà del gruppo, con scene di vomito collettivo che trasformarono la mensa in una zona di guerra. “Per sorprenderci, hanno fatto 100 cupcake con il logo sbagliato dell’azienda. Ho detto al mio staff: ‘Per quanto riguarda il buffet, assicurati di uscire e di tagliare il pollo a metà e il manzo a metà’, perché veniva servito crudo. La cucina cercava di sfornare cibo in fretta perché non avevano mai servito più di 100 persone in una volta”, racconta al WSJ Sean Hoff, 42 anni, fondatore di Moniker Partners, un’agenzia indipendente di ritiri aziendali che ha pianificato il viaggio.
Nel programma erano previste anche prove guidate da un ex membro delle forze speciali della marina statunitense. Un dipendente fu costretto a mangiare una tarantola morta come parte di una prova, un episodio che anni dopo è diventato il simbolo del delirio. “Pretty horrible”, lo descrisse un testimone, mentre pulci e insetti infestavano i letti, rendendo il sonno impossibile.
Ci sono stati partecipanti morsi dalle formiche di fuoco, blackout, interruzioni di acqua ed elettricità e incontri ravvicinati con animali selvatici. In uno degli episodi più citati, un gruppo è rimasto bloccato su un’isola a causa di problemi di trasporto. Quello che doveva essere un viaggio pensato per rafforzare la coesione interna si è trasformato davvero in una prova di sopravvivenza.
Quindi: voli di emergenza per i più gravi, rientri anticipati, qualche risata isterica, persone traumatizzate. Plex pagò i danni in silenzio, ma la storia filtrò presto nei corridoi della Silicon Valley, e diventò leggenda urbana.
Perché se ne parla proprio ora
Wall Street Journal ha pubblicato un’inchiesta esclusiva, basata su interviste a ex-dipendenti e documenti interni, che ha ridato vita alla vicenda. Il post social del quotidiano ha totalizzato centinaia di migliaia di condivisioni su X e Reddit.
Plex non è un caso isolato (circolano storie simili su ritiri di Uber o Google finiti male) ma il suo livello di assurdità lo rende paradigmatico. La storia colpisce anche per il contrasto tra l’obiettivo iniziale e il risultato finale. Un ritiro aziendale dovrebbe servire a costruire fiducia, senso di appartenenza e collaborazione. In questo caso, invece, l’impressione è che l’ambizione di fare le cose in grande abbia superato la capacità di garantire sicurezza, organizzazione e buon senso.
Alcuni partecipanti, pur ricordando il viaggio come una calamità, hanno raccontato di averne conservato nel tempo un ricordo fortissimo, quasi leggendario. L’assurdità condivisa, in qualche modo, ha davvero finito per creare un legame tra colleghi.