repubblica.it, 8 aprile 2026
Regeni, retromarcia della destra.
Prima il ministro della Cultura Alessandro Giuli che ammette: il mancato finanziamento al docufilm su Giulio Regeni è stato un errore. Ora il presidente della commissione Cultura della Camera Federico Mollicone, responsabile Cultura e Innovazione di FdI che sostiene: “Meritava di essere finanziato per il tema”. La destra fa retromarcia sul documentario Tutto il male del mondo sul ricercatore friulano torturato e ucciso al Cairo nel 2016. E le polemiche continuano a montare.
Dice oggi Mollicone: “Sono fra quelli che pensa che dovremmo andare fino in fondo per ottenere la verità. Come ho già spiegato, non sapevo dell’esistenza di un documentario su Giulio Regeni. L’ho appreso solo dai giornali dopo le polemiche di Procacci. Penso che su Regeni si debba andare fino in fondo: figurarsi se non avessi ritenuto meritevole di un finanziamento un documentario su un caso che ha ricordato un italiano torturato all’estero. Offro la mia disponibilità per organizzare – analogamente a come fatto con tanti altri film come, fra gli altri, Eredi della Shoah, Operazione Batiscafo Trieste, L’uomo dal fiore in bocca, Remember this, o con le proiezioni di docufilm su Capucci, su Vittoria Ottolenghi e sulla strage di Fiumicino, che non sono certo pericolosi epigoni della destra ma all’insegna del pluralismo più aperto e più stimolante – un confronto con i genitori di Regeni e la proiezione, come fatto al Senato”.
Ieri due dei quindici esperti nominati dal ministro della Cultura (il critico del Corriere della Sera Paolo Mereghetti e lo storyeditor Massimo Galimberti) per valutare film e serie tv secondo criteri di “qualità artistica” e “identità culturale” hanno deciso di rassegnare le dimissioni. Nelle stesse ore, il meloniano presidente della commissione Cultura della Camera faceva proiettare a Montecitorio l’anteprima di “Alla festa della rivoluzione”, film sull’occupazione di Fiume nel 1919 prodotto da Rai Cinema e Lucisano anche grazie al contributo finanziario del ministero della Cultura, negato al film su Regeni. E proprio su questo, il ministro Giuli oggi risponde a una interrogazione in aula.
Su un suo possibile coinvolgimento nel caso del mancato finanziamento al docufilm su Regeni, come riportano alcuni quotidiani, Mollicone taglia corto: “Retroscena falsi e diffamatori”. Per poi precisare: “Ribadisco che il Parlamento non si occupa di commissioni ministeriali. Ricordo che le commissioni nominate da Franceschini bocciarono C’è ancora domani di Cortellesi, non potendo sapere che sarebbe diventato un fenomeno nazionale, così come un film, Il nibbio, dedicato a Nicola Calipari – continua Mollicone – Politicizzare la questione non fa che avvelenare il clima sul cinema sul quale stiamo facendo una legge di riforma che delega il governo al riordino delle norme su cinema e audiovisivo, senza bloccare il tax credit”.
Mollicone prova a spiegare anche il sistema delle commissioni “nominate e formate da esperti, sono una costruzione procedurale nata dalla legge 220/2016, sotto il governo Franceschini – ripete ancora – Le commissioni sono indipendenti e certamente la commissione Cultura non sa quali saranno le scelte. È tutto nei verbali della commissione. Nella legge delega chiederò, con un emendamento, anche di riformare i criteri dei contributi selettivi. Continuo a leggere ricostruzioni fantasiose – addirittura con il mio nome nel titolo. Ho già dato mandato ai miei legali per valutare eventuali intenti diffamatori”, conclude.
Sulla questione interviene Irene Manzi, capogruppo Pd in Commissione Cultura alla Camera: “A quattro anni dall’inizio della legislatura e ormai agli sgoccioli, Mollicone continua con un ritornello stanco, attribuendo ai governi precedenti responsabilità che sono invece tutte dell’attuale esecutivo. Un goffo tentativo di nascondere l’incapacità del governo di gestire il ministero della Cultura”. E aggiunge: “Mai come con il governo Meloni la cultura è stata così politicizzata: piegata a logiche di parte, privata della sua autonomia, compressa negli spazi e colpita da tagli ripetuti in ogni manovra di bilancio, fino a essere utilizzata come un bancomat per finanziare misure estranee alle sue finalità. Mollicone, insieme a Giuli, dovrebbe fare autocritica. L’acrimonia dimostrata verso un settore strategico come quello cinematografico ha prodotto un disastro, gettando un’intera industria nell’incertezza e nello stallo”.