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 2026  aprile 08 Mercoledì calendario

Iran, i movimenti della Cina

Un intervento “dell’ultimo minuto della Cina, che ha chiesto all’Iran di dare prova di flessibilità e allentare le tensioni”. Secondo quanto riferito da tre funzionari iraniani, l’Iran ha accettato la proposta di cessate il fuoco di due settimane avanzata dal Pakistan “a seguito di frenetici sforzi diplomatici da parte di quest’ultimo” e dall’intervento last minute di Pechino, come ha ricostruito questa notte il New York Times. Anche il presidente statunitense Donald Trump, parlando questa mattina con l’agenzia di stampa Afp, dice di pensare che la Cina abbia indotto Teheran a trattare: “È quello che sento dire”, ha affermato il leader Usa. “I funzionari cinesi sono stati in contatto con le autorità iraniane per incoraggiare Teheran a trovare una via verso un accordo di cessate il fuoco man mano che i negoziati procedevano”, sostiene l’Associated Press citando due fonti anonime. “Pechino ha lavorato principalmente con intermediari, tra cui Pakistan, Turchia ed Egitto, nel tentativo di esercitare la propria influenza”, continua una delle fonti.
Durante la conferenza stampa quotidiana, la portavoce del Ministero degli Esteri di Pechino ha affermato che “la Cina accoglie con favore l’annuncio di un accordo di cessate il fuoco da parte delle parti interessate. Sosteniamo gli sforzi di mediazione compiuti dal Pakistan e da altri Paesi. La Cina ha sempre sostenuto il cessate il fuoco e la cessazione delle ostilità, la risoluzione delle controversie con mezzi politici e diplomatici e, in ultima analisi, il raggiungimento di una pace e di una stabilità a lungo termine in Medio Oriente e nella regione del Golfo. Anche la Cina ha compiuto i propri sforzi in tal senso”.
Trump sarà a Pechino tra poco più di un mese, il 14-15 maggio (sempre che le date vengano confermate) per incontrare Xi Jinping. Lo statunitense aveva dovuto posticipare il suo viaggio in Cina, originariamente previsto dal 31 marzo al 2 aprile, proprio a causa della guerra in corso. Per Pechino potrebbe esserci dunque un incentivo a vedere placarsi la guerra prima che Trump si rechi in Cina a metà maggio: Xi tiene molto al faccia a faccia con il tycoon per discutere soprattutto delle questioni commerciali per provare ad estendere la tregua raggiunta tra i due lo scorso ottobre in Corea. Questo potrebbe essere uno dei motivi di una “accelerazione” cinese per convincere Teheran a trattare. Ma ce ne sono altri, che toccano gli interessi strategici della Cina.
La scorsa settimana qui a Pechino il ministro degli Esteri Wang Yi aveva ospitato il suo omologo pakistano Ishaq Dar. I due avevano presentato una iniziativa in cinque punti: immediato cessate il fuoco, colloqui prima possibile, stop agli attacchi contro civili e obiettivi non militari, accordo di pace nel quadro Onu e soprattutto ripristino immediato del “passaggio sicuro per le navi civili e commerciali” nello stretto di Hormuz. Se è vero che Pechino ha enormi riserve energetiche strategiche per far fronte – almeno nel breve-medio periodo – a situazioni del genere ed è più al riparo dalle turbolenze nello Stretto di Hormuz rispetto ad altri Paesi grazie tra le altre cose alla diversificazione delle sue fonti energetiche, la leadership cinese è preoccupata da una possibile prolungata situazione di instabilità: più che in Iran in sé, per il Golfo nel suo insieme, una zona che è ancora importante per la propria politica energetica, di investimenti e traffici commerciali. Soprattutto, questa guerra, se dovesse andare avanti a lungo sconvolgendo ancor di più i mercati globali, ricorderà a Pechino quanto la Cina dipenda dalla domanda degli altri: le esportazioni rappresentano circa il 20% del suo Pil e sebbene le fabbriche cinesi abbiano registrato un’impennata dell’export nei primi due mesi del 2026, sulla scia di un surplus commerciale record registrato lo scorso anno, le prospettive dipendono proprio in parte dalla durata e dall’intensità della guerra in Iran.
L’invito nel comunicato congiunto col Pakistan “a ripristinare quanto prima la normale circolazione attraverso lo Stretto, importante rotta marittima globale per il trasporto di merci ed energia”, andava letto in questa direzione.
Dopo lo scoppio della guerra, il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha parlato, tra gli altri, con i suoi omologhi di Russia, Oman, Iran, Francia, Israele, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. La diplomazia cinese ha continuato a ripetere in tutte queste settimane che era urgente arrivare il prima possibile ad un cessate il fuoco e ritornare al dialogo. “Speriamo che le diverse parti possano garantire che gli Stati Uniti non riprendano la guerra; speriamo che il Consiglio di Sicurezza dell’Onu, grandi potenze come la Cina e la Russia, nonché Paesi mediatori come il Pakistan e la Turchia, collaborino per garantire la pace nella regione”, ha affermato questa mattina l’ambasciatore iraniano a Pechino, Abdolreza Rahmani Fazli.
Pechino ha anche confermato la visita del primo ministro spagnolo Pedro Sánchez dall’11 al 15 aprile, la quarta in quattro anni. Il premier spagnolo sarà ricevuto dal presidente Xi Jinping. La visita servirà per “scambiare opinioni approfondite sulle relazioni bilaterali e sulle questioni di interesse comune”. La portavoce del ministero degli Esteri, Mao Ning, ha dichiarato che la Spagna è un “importante partner di cooperazione” per la Cina nell’ambito dell’Unione Europea, e ha sottolineato che le relazioni bilaterali hanno mantenuto uno sviluppo “di alto livello” negli ultimi anni. Madrid e Pechino mantengono un partenariato strategico globale e hanno rafforzato i loro legami economici con la cooperazione in settori come l’automotive, l’energia e la tecnologia, in un contesto caratterizzato da attriti commerciali tra l’Unione Europea e il Paese asiatico.