corriere.it, 7 aprile 2026
Pfas, in India protesta contro i macchinari Miteni
Nuova mobilitazione in India contro l’impianto chimico di Lote Parshuram, la città sulla costa occidentale del Paese dove sono stati trasferiti e riattivati i macchinari dell’ex stabilimento chimico Miteni di Trissino al centro di uno dei più gravi casi di contaminazione da Pfas in Europa che ha portato alla condanna in primo grado dei suoi 11 ex manager a oltre 141 anni di carcere (quattro sono stati assolti). Lunedì circa 3.000 persone hanno partecipato a una protesta pacifica chiedendo lo stop alle attività produttive e maggiori garanzie per la tutela della salute e dell’ambiente.
Il corteo degli attivisti
Il corteo composto da residenti e attivisti si è svolto senza incidenti ma con una partecipazione significativa tanto che la società per un giorno ha deciso di tenere chiusa l’azienda e questa è la prima volta dalla sua fondazione. Proprio il timore che possano ripetersi conseguenze ambientali e sanitarie analoghe a quelle registrate in Veneto ha spinto la popolazione locale a tornare in strada e a organizzarsi con una serie di iniziative che cominceranno la prossima settimana come il campionamento dell’acqua della zona e del sangue dei residenti. Di fatto questo impianto ha tutte le caratteristiche per sfociare nelle stesse conseguenze ambientali disastrose che hanno danneggiato oltre 350.000 persone tra le province di Vicenza, di Padova e di Verona compromettendo il territorio per un’estensione di circa 180 chilometri quadrati. A dimostrare che i rischi sarebbero compatibili sono le informazioni emerse da un’inchiesta pubblicata da The Guardian che ha messo in luce che tutti gli asset della Miteni (impianti, brevetti e processi produttivi) sono stati acquistati all’asta per 4,6 milioni di euro da Viva Lifesciences, controllata della società indiana Laxmi Organic Industries. Tra il 2021 e il 2022 le attrezzature sono state smontate e spedite via nave a Mumbai per poi essere reinstallate a inizio 2023 a Lote Parshuram, dove la produzione dei cosiddetti «forever chemicals» è ripartita nei primi mesi del 2025. Le sostanze perfluoroalchiliche (Pfas), utilizzate in diversi processi industriali, sono associate a rischi rilevanti per la salute: alcune sono considerate cancerogene mentre altre sono collegate a malattie cardiovascolari, a disturbi riproduttivi e a danni agli organi come per esempio il fegato e i reni.
In India
Tra i manifestanti in India è stata forte la presenza delle famiglie che hanno voluto ribadire il diritto a un ambiente sano per i propri figli. Un messaggio che trova eco anche a livello internazionale grazie al supporto delle Mamme No Pfas, da anni impegnate su questo fronte e che con l’occasione hanno inviato una serie di video a sostegno delle proteste. «Mamme indiane restiamo unite per il bene dei nostri figli – ha dichiarato Michela Piccoli, tra le fondatrici del gruppo di genitori -. Non esistono paesi diversi ma figli in comune. Il nostro piccolo pianeta deve essere uguale per tutti e deve essere un posto dove possiamo garantire un futuro alle prossime generazioni. Italia e India unite, avanti sempre mamme!». Nonostante le agitazioni e la crescente attenzione internazionale l’impianto continua a operare e le autorità locali non hanno ancora annunciato alcuna misura a riguardo. Il caso di Lote Parshuram si può dire sia ormai diventato un simbolo di una battaglia globale contro l’inquinamento da Pfas.