Corriere della Sera, 8 aprile 2026
Caso ricina, marito e figlia convocati in Procura
Gli accertamenti stanno inquadrando poche ore, quelle comprese tra la sera del 23 dicembre e la successiva, alla Vigilia. Due cene e un pranzo al centro dei controlli della Squadra mobile di Campobasso che indaga sulle misteriose morti di Sara Di Vita, 15 anni, e di sua madre Antonella Di Ielsi, 50, decedute poi rispettivamente il 27 e 28 dicembre. La Procura di Larino procede per duplice omicidio volontario e il sospetto degli investigatori è che sia stata usata la ricina, sostanza letale estratta dalla pianta del ricino attraverso un procedimento chimico estremamente complesso. Senza contare le autorizzazioni speciali che servono per ottenerla e maneggiarla.
La novità di ieri è che i consulenti della Mobile avrebbero escluso il «rilascio lento» della proteina. Ciò vuole dire che la morte di Valentina e Sara – spiegano fonti giudiziarie al Corriere – sarebbe da collegare a una specie di «assunzione veloce» della ricina, in quantità utile per un’azione rapida del veleno. Potentissimo, tra l’altro, e per questo usato in passato dai servizi segreti dell’Est Europa: pochi milligrammi bastano per uccidere una persona di 70 chili.
Tutto potrebbe quindi essere avvenuto nel corso di un pasto, presumibilmente quelli del 23 e del 24 dicembre visto che le due vittime si sono sentite male la mattina di Natale. Chi ci fosse a tavola con loro in quelle occasioni lo stanno accertando gli investigatori diretti da Marco Graziano. Anche ieri sono stati ascoltati amici e conoscenti dei Di Vita. Domani sarà la volta di Gianni, marito e padre delle due vittime ed ex sindaco Pd di Pietracatella, il borgo di 1.200 anime dove vive la famiglia e dove sarebbe avvenuto il presunto avvelenamento. L’avvocato che lo assiste, Arturo Messere, non rilascia commenti: «Lo farò solo dopo essermi fatto un’idea – assicura – leggendo le carte che per ora non sono disponibili».
Dopo l’ex sindaco, sarà ascoltata anche la sua primogenita Alice, 19 anni, che la sera del 23 non restò a tavola con genitori e sorella essendo uscita con gli amici per una pizza. Prese parte però al pranzo e alla cena della Vigilia, a casa del nonno materno (a mezzogiorno) e della nonna paterna (la sera).
In entrambi i casi tra l’altro fu proprio la madre a portare qualcosa di cucinato da lei stessa. C’erano anche dei piatti ai funghi, circostanza per la quale è stato interpellato il Centro antiveleni di Pavia, massima autorità nel settore. Sono stati proprio gli esperti della Fondazione Maugeri a inviare poi l’alert verbale – «attenzione: è possibile la presenza della ricina» – alla Procura di Campobasso che, procedendo inizialmente per omicidio colposo (e indagando cinque medici che avrebbero sulle prime sottovalutato i malori lamentati dalle due donne, subito non ricoverate), ha trasmesso gli atti, per competenza, alla procuratrice di Larino Elvira Antonelli.
L’attenzione degli inquirenti si concentra sui regali che l’ex sindaco – in carica dal 2006 al 2014, assai noto nel Molise non sono per la sua attività di commercialista ma anche per essere stato tesoriere regionale dem – ha ricevuto per Natale. Cestini, barattoli, confetture. La ricina poteva esser essere stata infilata in uno di quei contenitori? È una delle ipotesi in esame.