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 2026  aprile 08 Mercoledì calendario

Vance tira la volata a Orbán

Quale sia la posta in gioco nel voto di domenica in Ungheria l’ha indicato chiaramente JD Vance ieri quando, arrivato a Budapest per spingere la corsa in salita dell’amico Viktor Orbán, ha lanciato i suoi strali contro l’Europa. «I burocrati a Bruxelles hanno provato in tutti i modi a fermare il popolo ungherese perché non apprezzano il suo leader», ha tuonato il vice presidente Usa davanti ai giornalisti, a conclusione del bilaterale nell’ex Monastero Carmelitano, la residenza dove il premier ungherese riceve quelle che considera grandi personalità. Del resto Orbán è stato il primo europeo a sostenere Trump fin dal 2016 e la sua autoproclamata «democrazia illiberale» ha ispirato l’America First con le sue politiche anti-immigrazione, l’ostilità verso le istituzioni internazionali, gli attacchi a media, università e ong.
Proprio mentre da Budapest spalleggiava un candidato, il vice di Trump ha accusato l’Ue di interferire nel voto in Ungheria e ha preso di mira il nuovo regolamento europeo sulla trasparenza che impone vincoli rigorosi alla pubblicità politica. Attacchi respinti da Bruxelles: «In Europa, le elezioni non sono decise dalle Big tech e dai loro algoritmi», ha ribadito una portavoce della Commissione Ue, ricordando che il Digital services act europeo serve a «proteggere le nostre democrazie».
Ma per Vance sono Usa e Ungheria «sotto la leadership di Viktor e del presidente Trump» i baluardi «a difesa della civiltà occidentale». Evidentemente a spese di un’Unione europea forte, visto che vagheggiano di una Ue indebolita in nome del sovranismo. Anche il rivale di Orbán, Peter Magyar, ha bacchettato Vance: ha chiesto «agli attori politici internazionali di non interferire nelle elezioni ungheresi. Non siamo un palcoscenico per giochi geopolitici. Questa è la nostra patria e il suo destino sarà deciso dai cittadini».
Ma intanto nel pomeriggio allo stadio della Mtk gremito, il vicepresidente Usa – accolto da una standing ovation, tra lo sventolio di bandiere – ribadiva il messaggio: «Vogliamo che scegliate il vostro futuro senza che forze straniere vi dicano cosa fare. Non vi dico per chi votare, ma di non ascoltare i burocrati di Bruxelles». Salvo poi incitare: «Dobbiamo far sì che Viktor Orbán venga rieletto, non è vero?».
C’è stato anche uno show nello show quando Vance sul palco ha tirato fuori lo smartphone e ha composto in diretta il numero di Trump. La voce del presidente Usa è risuonata nell’arena, tra applausi scroscianti. «Mr. President, sta parlando con 5 mila patrioti ungheresi». «Amo l’Ungheria e amo quel Viktor – ha risposto Trump elogiando il suo operato – ha impedito che il Paese venisse invaso».
Non si sa se le intromissioni Maga alla fine pagheranno, oppure se di questi tempi siano controproducenti, vista l’impopolarità della guerra in Iran e i rincari alla pompa: il premier magiaro dà la colpa all’Ucraina che blocca il carburante della Russia non riparando l’oleodotto Druzhba ed escogitando «sabotaggi» come quello «sventato» a Pasqua a TurkStream, ma finora questa narrativa non è riuscita a risollevare le sorti di Orbán nei sondaggi. Secondo Magyar Washington sa bene che il premier in carica perderà, quindi insinua che la visita di Vance debba avere anche un altro scopo. A sostegno di questa ipotesi un’indiscrezione di Bloomberg secondo cui Vance a Budapest strapperebbe a Orbán un’intesa per l’acquisto di 500 mila tonnellate di petrolio per 500 milioni di dollari.