Corriere della Sera, 8 aprile 2026
L’opposizione attacca Crosetto su Trump
Era arrivato alla Camera per riferire sull’uso delle basi italiane da parte degli americani. E si era presentato con fogli zeppi di dati e numeri Guido Crosetto, per spiegare che questo governo non si è comportato diversamente da quelli precedenti, rispettando alla lettera i trattati Usa-Italia.
Il suo messaggio era: almeno in questa occasione, di fronte alla drammaticità della situazione internazionale, mostriamoci «uniti» come Paese, perché tutti i governi in oltre 70 anni hanno gestito secondo regole e accordi scritti l’uso delle basi nazionali e quindi non c’è da fare a questo né critiche né complimenti.
Ma non è bastata la puntuale illustrazione «dei fatti, non opinioni», per placare le critiche dell’opposizione che lo hanno accusato – chiarissima la capogruppo del Pd Chiara Braga – di aver aperto «l’era dell’informativa sui governi precedenti, non su questo» e di aver «perso lucidità», accomunando «situazioni profondamente diverse tra loro, senza offrire una lettura chiara e adeguata della crisi attuale». E il partito annuncia per sabato un grande manifestazione proprio davanti alla base di Sigonella.
Sì, perché soprattutto dopo l’intervista durissima e preoccupatissima al Corriere, le opposizioni si aspettavano una presa di distanza netta del ministro della Difesa dalle operazioni in corso in queste ore da parte di Usa e Israele. Ma non era questo, ha ribattuto alla fine Crosetto, il tema. «Trovo surreale che il Parlamento ti chiami a rispondere con un’informativa ben precisa che dice: venga il ministro a riferire sull’utilizzo delle basi con particolare riferimento a quello fatto dagli americani. Tu vieni, rispondi e ti dicono: perché ha detto questo? Sono molto dispiaciuto del livello che ho trovato. Vorrei un livello più alto del Parlamento».
Crosetto appunto aveva elencato il numero degli atterraggi nelle nostre basi di aerei americani che trasportavano anche materiale bellico dal 2018 a oggi, molto simili ai voli attuali. E aveva aggiunto: «Siamo alleati degli Stati Uniti, legati da un rapporto quasi secolare di amicizia, ma sappiamo far rispettare le nostre leggi e i trattati che ci vincolano». E ancora: «Siamo solo un semaforo verde, giallo o rosso. Il governo vigente, qualunque fosse, ha sempre rispettato gli accordi vigenti, e non siamo mai caduti nella tentazione poco utile di fare un processo alle intenzioni. Non possiamo ora assecondare rotture isteriche o reazioni infantili. Rispettare gli accordi non significa essere coinvolti in questa guerra».
Con la Lega che chiede di essere «pragmatici» e di rivolgersi anche alla Russia per i rifornimenti di gas, e FI che critica Trump per i toni usati in queste ore, poi arrivano i dolori. Il Pd appunto chiede che non si guardi al passato ma al presente, e che si usino parole di condanna per Trump. Idem il M5S con Riccardo Ricciardi: «Rispetto al 2018 la situazione è completamente cambiata, che c’entra quello che si faceva allora con ora? Meloni a Trump voleva dare il Nobel per la pace!». Furia anche da Avs con Nicola Fratoianni e dubbi forti di Azione, +Europa e Idv, mentre Noi moderati invita all’unità. La parola, a questo punto, passa domani a Giorgia Meloni, in Parlamento.