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 2026  aprile 08 Mercoledì calendario

Khamenei è «incosciente». Mistero sulla sorte della Guida

Mojtaba Khamenei, la nuova Guida suprema della Repubblica islamica, sarebbe privo di coscienza e in cura per una condizione medica gravissima. Lo riferiscono fonti riservate, secondo un memorandum diplomatico, basato su intelligence americana e israeliana, visionato dal Times di Londra. Eletto da un mese come Leader della Repubblica islamica, Mojtaba forse non sa nemmeno di esserlo diventato. Non sa della battaglia interna tra i suoi fedeli della Guardia rivoluzionaria e una fronda del clero che si è opposta al suo nome, e soprattutto al suo cognome che evoca una dinastia ereditaria, in palese contraddizione con i principi fondanti del regime islamista.
Il 28 febbraio, primo giorno di guerra, Mojtaba si trovava nel compound bombardato dagli israeliani, in quel raid che ha ucciso suo padre Ali, sua madre, sua moglie e suo figlio. Il regime ha fatto sapere che era ferito ma era anche sopravvissuto e in fase di guarigione. Da allora, non l’ha visto nessuno. Non si è mostrato in video, non si è sentita la sua voce. Il primo messaggio a lui attribuito è stato letto nei telegiornali con presentatori e presentatrici visibilmente commossi. Mojtaba non parla, ma ha profili social molto attivi che lanciano minacce ai nemici ed elogi alle forze armate, probabilmente gestiti da abili social media manager che coprono a suon di post la sua assenza.
Il memorandum racconta che si troverebbe a Qom, la città santa dello sciismo, a 140 chilometri da Teheran. Il rapporto, spiega il Times, lo descrive «ricoverato in gravi condizioni, incapace di prendere parte ad alcun processo decisionale». Per l’80 per cento degli iraniani, che non sostengono più la Repubblica islamica, questa paralisi al vertice è solo un ulteriore sfaldamento di un regime ormai ridotto ai minimi termini. Ma per quel 20 per cento – per essere ottimisti – che ancora vi crede, l’assenza del Leader supremo è smarrimento. La Guida è il pilastro del sistema: dirige la politica interna ed estera del Paese, è il faro spirituale di quella parte di popolo che ha ancora fiducia in quella visione di Stato fondato nel 1979 da Ruhollah Khomeini.
Il Times aggiunge un dettaglio alla storia: la salma del padre, Ali Khamenei, è in preparazione per la sepoltura a Qom, anche se gli ayatollah avevano parlato di un funerale a Mashhad, la sua città d’origine. Il documento indica che i servizi segreti hanno rilevato i preparativi per «gettare le fondamenta di un grande mausoleo sempre a Qom», pensato non per una sola sepoltura, ma per «più di una tomba». Un indizio che suggerisce come altri membri della famiglia Khamenei, e forse lo stesso Mojtaba, potrebbero un giorno riposare accanto al Leader supremo defunto.
Oggi, nonostante la resistenza inaspettata, la Repubblica islamica sta in piedi ma zoppica. È senza la Guida, ma è retta dai pasdaran che, scrivono i giornali dell’opposizione, stanno relegando in un angolo il presidente «riformista» Masoud Pezeshkian. Lui, che non ha più potere esecutivo, è furibondo, ai ferri corti col capo dei Guardiani Ahmed Vahidi, e ridotto a spettatore di una crisi senza precedenti. Quando Donald Trump posta che il regime iraniano è cambiato, che questi uomini sarebbero meno intransigenti dei predecessori, compie un errore. Non si capisce mai se sia un lapsus voluto per agitare le acque o il frutto di una totale incomprensione del sistema degli ayatollah. Perché gli uomini che oggi hanno in pugno la Repubblica islamica non sono eredi moderati: sono più radicali, più feroci dei predecessori. Sono i militari, i pasdaran del Corpo delle Guardie della Rivoluzione, che da decenni sognano la distruzione di Israele e l’espansione del loro potere oltre Teheran. La sopravvivenza del sistema è un’ossessione, la ragione stessa del loro esistere. E allora ci si chiede: perché hanno spinto tanto per l’elezione di Mojtaba, se era ridotto così male? Lunedì un canale statale ha diffuso un video generato dall’intelligenza artificiale. Si vede la nuova Guida suprema che entra in una sala operativa e scruta una mappa del centro nucleare israeliano di Dimona. I media di regime pubblicano regolarmente immagini del secondogenito di Ali Khamenei, senza mai precisare da dove le abbiano prese.