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 2026  aprile 07 Martedì calendario

Fa sempre più caldo e l’orso marsicano non va in letargo

Sono circa 60 gli orsi bruni marsicani che vivono nelle zone di montagna del Parco nazionale di Abruzzo, Lazio e Molise. Ma ci sono presenze di orsi sporadici anche sul Terminillo con alcuni esemplari che si spingono fin nelle Marche. Con il cambiamento climatico anche l’orso bruno marsicano, il più grande mammifero della fauna italiana che da migliaia di anni vive in quelle zone del centro Italia, sta cambiando le sue abitudini. O meglio deve farlo per adattarsi. Dal 2012, l’associazione Salviamo l’orso fa del suo meglio per tutelare questa specie a rischio estinzione, minacciata dall’antropizzazione e dalla difficile convivenza con l’uomo. “L’orso marsicano è al 90% vegeteriano, mangia frutta di stagione selvatica e proteine fornite dagli insetti, è un grande divoratore di formiche e di carcasse di animali” ci spiega Stefano Orlandini, presidente dell’Associazione Salviamo l’orso, evidenziando il pericolo per l’orso rappresentato proprio dal clima. “Il periodo del letargo si è ridotto. In passato la condizione necessaria per restare nella tana era la neve che copriva il territorio, quindi non essendoci cibo, l’animale non si muoveva. Con la scarsità di freddo e neve, c’è una riduzione del periodo di ibernazione ed in alcuni casi anche un’assenza totale del letargo. Ad esempio, quest’anno una femmina con tre cuccioli non ci è mai andata. Il cambiamento climatico ha sicuramente un effetto sulla biologia dell’orso” sottolinea Orlandini.
In effetti diversi studi scientifici, afferenti alla cosiddetta Global Change Ecology, ecologia del cambiamento globale, osservano quello che sta accadendo a varie specie, anche se ancora non esistono ricerche specifiche sull’orso bruno marsicano. Ma empiricamente i volontari dell’associazione sita nel bellissimo castello medievale di Pettorano sul Gizio, con il loro lavoro sul campo, colgono i segnali evidenti di un cambiamento. “Non sono rari i casi in cui alcuni individui, comprese femmine con cuccioli al seguito, non sono entrate in ibernazione anche se questo fenomeno potrebbe essere ricondotto al loro grado di confidenza verso gli esseri umani che li portano ad avvicinarsi ai centri urbani alla ricerca di cibo in un momento in cui dovrebbero entrare in ibernazione e smettere di nutrirsi fino a primavera” spiega Valeria Barbi, naturalista, scrittrice ed esperta di conservazione della biodiversità, nonché responsabile della comunicazione di Salviamo L’Orso. “Invece sono state effettuate ricerche sull’orso bruno e sull’orso nero negli Stati Uniti, dove gli animali stanno modificando i propri ritmi stagionali in risposta a inverni sempre più miti. Durante i mesi freddi, quando il cibo scarseggia, entrano in una fase di inattività in cui il metabolismo rallenta e le riserve di grasso accumulate in autunno permettono loro di sopravvivere fino alla primavera. Tuttavia, con l’aumento delle temperature, questo equilibrio si sta alterando. In alcune zone, addirittura, possono restare attivi per gran parte dell’inverno”.
Insomma dopo gli anni duri del bracconaggio che avevano messo a dura prova la specie dell’orso bruno marsicano, ora il cambiamento del clima sta alterando tempi, durata e qualità del letargo, quindi della loro vita. “Il letargo è calibrato in modo molto preciso sul ciclo delle stagioni: se si riduce o viene interrotto, gli orsi consumano più energia del previsto e rischiano di arrivare alla primavera in condizioni fisiche peggiori. Il problema è particolarmente delicato per le femmine, perché i cuccioli nascono proprio durante il letargo, all’interno della tana. Un’alterazione di questi tempi può compromettere la sopravvivenza dei piccoli o ridurre il successo riproduttivo” aggiunge Valeria Barbi. Ma c’è anche un’altra questione, il rischio crescente di contatto con l’uomo. Uno dei lavori dell’associazione, infatti, è armonizzare la convivenza tra esseri umani e orsi. “Il nostro lavoro si svolge al di fuori dalle aree protette, i cosiddetti corridoi di espansione, per consentire all’orso di riacquistare habitat che fino a qualche anno fa abitava. Ma non può esistere l’orso se non mettiamo in atto misure per la convivenza con la comunità locale. Forniamo assistenza e realizziamo i recinti elettrici con cui mettiamo in sicurezza possibili fonti di attrazione per l’orso” spiega ancora il presidente di Salviamo l’orso che negli ultimi anni ha installato 49 cassonetti dei rifiuti a prova di orso, per tenerli lontani dai centri abitati attirati dal cibo dei rifiuti.
In pratica, il cambiamento climatico non modifica solo il comportamento naturale degli orsi, ma anche il loro rapporto con l’ambiente umano. “Quel che emerge dagli studi è che il comportamento degli orsi in risposta alla crisi climatica diventa più flessibile. Proprio per questo, il letargo viene oggi considerato un indicatore importante degli effetti del cambiamento climatico sugli ecosistemi: osservando come e quanto cambia, i ricercatori riescono a capire meglio quanto velocemente stia cambiando il clima e quali conseguenze possa avere sulla fauna selvatica” spiega ancora Barbi. Ma allora quali potrebbero essere gli effetti a medio termine sulla sopravvivenza della specie? “Un potenziale aumento di conflitto con l’uomo ed effetti negativi sulla sopravvivenza dovuti a motivi fisiologici, come l’incidenza negativa sulla riproduzione o la minore disponibilità di energia”, spiega ancora la responsabile comunicazione dell’associazione che segue anche gli spostamenti dell’orso bruno marsicano, bisognoso di territori ampi per spostarsi liberamente alla ricerca di cibo e rifugio. “Collaboriamo in pianta stabile con le istituzioni locali e diamo una mano nel monitoraggio della specie, con video e fototrappole che forniamo agli enti per seguire la specie. Stiamo per aprire anche una nuova foresteria in Valle Roveto un’area di espansione con orse e cucciolate”, dice ancora Stefano Orlandini. Infine, la tutela dell’orso marsicano passa anche attraverso la protezione delle risorse idriche. Anche qui il cambiamento del clima accentua la scarsità d’acqua nell’Appennino centrale e garantire la disponibilità di acqua pulita è fondamentale. Tra i vari progetti di Salviamo l’orso anche Drop by Drop che si concentra sulla salvaguardia dell’acqua, bene primario per qualsiasi essere vivente, orso compreso.