Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  aprile 07 Martedì calendario

Laura Orrico madre a 49 anni con fecondazione post mortem del marito

Quella di Laura Orrico, attrice americana nota per ruoli in serie come Csi: Miami, è una storia che sta facendo il giro del mondo. Il 5 febbraio 2026, all’età di 49 anni, Laura ha dato alla luce la sua prima figlia, Aviana Rose, concepita utilizzando il seme del marito Ryan, morto dieci anni prima.
Laura Orrico e Ryan Cosgrove si sono conosciuti nel 1999, ha spiegato l’attrice a People, per poi sposarsi nel 2004. Pochi anni dopo per l’uomo è arrivata la diagnosi di tumore al cervello. Su consiglio del neurochirurgo, che suggerì di “congelare tutto” se avessero voluto una famiglia in futuro, la coppia ha provveduto alla crioconservazione del seme nel 2007. Nel 2015, all’età di 39 anni, Cosgrove è morto lasciando il consenso esplicito affinché la moglie potesse utilizzare il seme congelato anche da sola.
Dopo alcune relazioni e diversi aborti spontanei, nonostante i dubbi iniziali legati all’età e al fatto di affrontare la maternità da sola, Orrico ha ricevuto il pieno sostegno della famiglia di Ryan, a portare avanti il percorso di fecondazione assistita che ha avuto successo al primo tentativo.
Orrico ha parlato di sua figlia a People come del suo “miracolo” spiegando di vedere in lei una straordinaria somiglianza con il padre. L’attrice è riuscita a diventare madre grazie alla crioconservazione del seme del marito Ryan, pratica indispensabile per chi deve sottoporsi a terapie oncologiche che ne comprometterebbero la fertilità. La procedura decisiva è stata la fecondazione in vitro (Ivf), resa possibile non solo dalla scienza, ma da un consenso legale esplicito che Ryan aveva firmato presso la banca del seme, autorizzando Laura a utilizzare i suoi gameti anche dopo la sua scomparsa.
In Italia, un percorso identico incontrerebbe ostacoli normativi insormontabili. La Legge 40/2004 stabilisce infatti che, per accedere alla procreazione medicalmente assistita, entrambi i partner debbano essere vivi. Questo significa che nel nostro Paese la fecondazione post-mortem è generalmente vietata e non è consentito creare nuovi embrioni utilizzando il seme di un coniuge defunto. Gli unici spiragli aperti dalla giurisprudenza italiana riguardano i casi in cui gli embrioni siano stati già formati prima della morte del padre; in queste specifiche circostanze, alcuni tribunali hanno autorizzato il trasferimento nell’utero materno per tutelare la vita del nascituro.
La Corte di Cassazione, inoltre, ha stabilito che, se il bambino nasce (magari ricorrendo a cliniche estere), gli deve essere garantito lo status di figlio legittimo a tutti gli effetti, onorando il consenso prestato dal genitore prima di morire.