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 2026  aprile 07 Martedì calendario

Caso Regeni, dopo lo stop ai fondi si dimettono due membri della commissione

Terremoto nella commissione che assegna i contributi selettivi al cinema dopo la clamorosa esclusione del documentario su Giulio Regeni, ritenuto dagli esperti nominati dal ministro Alessandro Giuli non meritevole di ricevere alcun finanziamento pubblico. Mentre il titolare della Cultura continua a tacere, di fatto avallando una scelta che ha scatenato la protesta dei produttori e delle opposizioni, oggi due (dei 15) esperti chiamati a valutare le opere secondo criteri di “qualità artistica” e “identità culturale” hanno rassegnato le proprie dimissioni. Massimo Galimberti – consulente editoriale e story editor per progetti cinematografici e televisivi, oltre che organizzatore culturale e docente all’Università RomaTre – faceva parte della prima sezione della Commissione incaricata di esaminare film per la tv e il cinema, le serie e le produzioni di giovani autori. Paolo Mereghetti – critico cinematografico di prima grandezza – era invece componente della seconda sezione che si occupa delle sceneggiature per il grande e il piccolo schermo, per il web e i cortometraggi. Entrambi stamattina hanno scritto una lettera al capo della Direzione Cinema e audiovisivo Carlo Giorgio Brugnoni per dire basta. Una rinuncia destinata a fare molto rumore.
Il mancato finanziamento con fondi pubblici al docufilm su Giulio Regeni è diventato un caso ed è arrivato anche alla Camera, con le interrogazioni di Partito democratico, +Europa e Avs che chiedono risposte al ministro della Cultura Alessandro Giuli.
Il documentario Giulio Regeni, tutto il male del mondo, diretto da Simone Manetti e vincitore del Nastro della Legalità 2026, ripercorre la storia del ricercatore italiano rapito, torturato, ucciso in Egitto nel 2016, ancora senza un motivo né un colpevole. Una storia che ha scosso e indignato l’Italia ma che, secondo gli esperti del ministero della Cultura, non merita nulla dei contributi previsti per supportare opere cinematografiche, come denunciato da Domenico Procacci di Fandango, che ha prodotto il lavoro insieme a Ganesh di Mario Mazzarotto. “Una scelta politica”, proprio secondo Procacci.
Chiede “risposte immediate” la capogruppo democratica alla Camera, Chiara Braga, annunciando l’interrogazione che porta la prima firma della segretaria Elly Schlein e dei componenti della commissione Cultura. “Parliamo di un’opera di evidente valore civile e culturale. È una valutazione di natura politica quella che ha portato all’esclusione dal sostegno pubblico?”. E l’episodio, aggiungono i dem, non è un caso isolato ma conferma le criticità sollevate sulla riforma del sistema di assegnazione dei fondi al cinema voluta dal governo Meloni, “che ha di fatto riportato a una gestione più discrezionale e politicizzata”. Domani il ministro Giuli risponderà sul caso durante il question time alla Camera.
Il docufilm è già uscito in sala e 76 università italiane hanno aderito all’iniziativa promossa dalla senatrice Elena Cattaneo per proiettarlo negli atenei. E il 5 maggio sarà presentato al Parlamento europeo. Anche il segretario di +Europa, Riccardo Magi, ha annunciato un’altra interrogazione parlamentare sulla questione, rivolta sempre al ministro Giuli. E una interrogazione la presenterà Angelo Bonelli, deputato Avs, che parla senza mezzi termini di bavaglio. “Si impedisce di portare nelle sale un’opera che racconta una verità che evidentemente si preferisce non mostrare. O il ministero non è stato in grado di riconoscere il valore dell’opera, oppure ha avallato una decisione politica”.