Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  aprile 07 Martedì calendario

Revocato il visto a Kanye West, niente concerto a Londra

Stop a Kanye West. Il governo britannico ha annunciato oggi pomeriggio che al controverso rapper americano sarà revocato il visto turistico recentemente ottenuto e dunque, con tutta probabilità, il cantante non potrà partecipare al festival musicale Wireless a Londra il prossimo luglio, che subito dopo è stato cancellato in toto. Motivazione ufficiale del primo ministro Keir Starmer e del suo esecutivo: “La sua presenza non è positiva per il bene pubblico”.
A decidere il bando dal suolo britannico a “Ye”, come si fa chiamare ora Kanye West, è stata la ministra dell’Interno britannica Shabana Mahmood, dopo che il suo stesso dicastero aveva già concesso al cantante un visto turistico “Eta”, ossia l’autorizzazione di viaggio simile all’americana Esta che tutti i visitatori stranieri non residenti (inclusi italiani e gli altri europei) devono ottenere per entrare temporaneamente nel Regno Unito.
La decisione del governo di Keir Starmer è arrivata dopo giorni di roventi polemiche riguardo alla partecipazione di West al festival hip-hop a Finsbury Park, nel nord della capitale britannica. Lo scorso weekend il primo ministro aveva subito definito la presenza del rapper “inquietante, visti le sue precedenti affermazioni di stampo antisemita” e di apologia del nazismo. Subito sono arrivate le proteste della comunità ebraica, mentre i principali sponsor del festival, come Pepsi, Johnnie Walker e PayPal, nelle ultime ore si sono sfilati dalla kermesse che dunque, dopo il veto a West, non si svolgerà.
Ma il Wireless ha tenuto duro fino all’ultimo, con gli organizzatori che ieri sera avevano confermato l’invito a West per tre concerti consecutivi da star assoluta, definendo “orrende le sue precedenti dichiarazioni antisemite”, ma allo stesso tempo “Ye si è pentito e bisogna anche saper perdonare”. Proprio West stamattina aveva proposito un incontro con i membri della comunità ebraica britannica: “Mi rivolgo a coloro che ho ferito: il mio unico obiettivo è venire a Londra e presentare uno spettacolo all’insegna del cambiamento, portando unità, pace e amore attraverso la mia musica. Dimostrerò che sono cambiato attraverso le mie azioni”.
Tutto inutile, poiché le buone intenzioni non hanno oscurato i precedenti e non hanno affatto convinto Starmer e il suo governo. I quali hanno deciso di agire tempestivamente, anche perché domani sarebbero stati messi in vendita i biglietti del festival: in California, per altri due concerti di West, i biglietti erano esauriti rapidamente ed è molto probabile che lo stesso sarebbe accaduto per il suo show a Londra, nonostante le polemiche.
Non è d’accordo con lo stop a West, invece, il leader della destra inglese Nigel Farage, che ultimamente il Guardian ha accusato di antisemitismo per alcuni commenti che avrebbe proferito circa mezzo secolo fa a scuola verso alcuni suoi compagni di classe: “Non comprerei un biglietto, le dichiarazioni di West sono disgustose”, ha osservato oggi il leader di Reform UK, “ma penso che se iniziamo a vietare alle persone di entrare nel Paese perché non ci piace quello che dicono, mi preoccupa dove possa portare… è una strada pericolosa da percorrere”.
Negli ultimi tempi “Ye” ha pubblicato la canzone “Heil Hitler”, mostrato adorazione per il Führer, negato l’Olocausto, venduto merchandising di magliette con la svastica intrecciata alla stella di David. West, 48enne nato ad Atlanta, fino a qualche anno fa era “soltanto” uno dei musicisti americani più gloriosi della storia: 160 milioni di copie vendute, 24 premi Grammy, il principesco matrimonio con Kim Kardashian con la quale non solo ha avuto 4 figli ma ha forgiato una “super-couple” miliardaria, con contratti monstre nella musica e nella moda. Un potere immenso, tanto che nel 2020 Kanye si è pure candidato alle elezioni Usa e, da neo-adepto del movimento populista “Maga”, lo stava facendo anche quattro anni dopo, prima di essere dissuaso dal suo ex compare Donald Trump.
Dal 2022, però, il cristiano West ha perso completamente la bussola, con i suoi primi attacchi antisemiti. Vogue, Universal, Adidas, Balenciaga e altri marchi hanno subito reciso ogni legame con lui, inclusa l’ex moglie Kardashian. Ma “Ye” non si è arreso. Ha continuato a offendere e demonizzare gli ebrei, tanto che il suo account è stato sospeso da Twitter – prima di essere riabilitato da Elon Musk. La sua carriera sembrava al capolinea. Poi, a inizio anno, West ha comprato una pagina sul Wall Street Journal, incolpando le sue tirate antisemite a bipolarismo e altre patologie mentali: «Sono mortificato. Non solo un nazista e nemmeno un antisemita». Intanto, ha pubblicato il suo ultimo album “Bully” (già in cima alle classifiche) ma anche l’Australia nelle settimane scorse non gli ha concesso il visto per alcuni concerti. Stessa decisione del governo britannico oggi.