la Repubblica, 7 aprile 2026
Intervista a Fabio Volo
Spudoratezza e malinconia, Fabio Volo è il simbolo di una generazione: le follie con le Iene, scrittore – 9 milioni di copie vendute, amato o criticatissimo – attore, conduttore. «La cosa più bella è sempre l’appuntamento su Radio DeeJay, amo la radio». Ha appena finito girare Il mio nemico immaginario, che segna il debutto alla regia di Antonia Liskova, e dal 13 aprile torna in tv con Kong – Con la testa tra le nuvole, programma di Rai Cultura, in diretta tutti i giorni, su Rai3 alle 20.20. Sono passati 14 anni dall’ultimo impegno in Rai con Volo in diretta.
Come nasce “Kong”?
«Torno in tv ma non volevo stare in uno studio, faccio il programma dalla Torre Branca. Come avevo fatto Italo spagnolo dalla Rambla di Barcellona, o Italo francese dalla sala della funicolare di Montmartre. Volevo più respiro, ho chiesto la torre alla famiglia Branca».
Che ha fatto?
«Ho chiamato il conte Branca e gli ho spiegato che in tv c’era bisogno di bellezza, aria, luce. Useremo i droni, quando scrivi un programma o un film, realizzi quello che hai salvato dalle regole. Sono in cima alla torre, vado più in alto per cercare risposte. La cronaca è diventata intrattenimento, il buio si sconfigge con la luce».
Di cosa parlerà?
«Della vita, del destino. Con gli ospiti affrontiamo i sogni, le paure, l’amore che va oltre il tempo. Tra i primi ospiti ci saranno Umberto Galimberti e Giuseppe Fiorello».
Due edizioni di “Volo in diretta” su Rai3, nel 2012 e nel 2013. La Rai è molto cambiata, lo saprà.
«Avevo questa idea. Ho chiesto se riuscivo a fare il programma a Milano: vado a prendere i bambini a scuola, li porto a calcio. La Rai è cambiata ma io, non appartenendo a nessuna corrente, non piaccio a nessuno. Nel senso che non seguo le mode, non mi chiamano in determinati momenti storici».
Fa vita mondana?
«Mangio nell’orario di Geo. Dormo meglio, vado a letto che ho già digerito: alle nove e quaranta».
Nessuna follia?
«Le ho fatte all’età giusta, non devo recuperare».
Ha detto che da giovane la vita gli aveva chiesto un atto di coraggio: seguire quello che sentiva, “senza avere un talento evidente o una strada segnata”. Ha capito il suo talento?
«Non ho un talento artistico, tengo perché ho grande disciplina sul lavoro, cosa che non si vede conoscendomi. Mi bollano come eterno Peter Pan, ma ho iniziato a 14 anni, con mio padre in panetteria. Lui aveva un’ossessione per il lavoro e ho seguito il suo esempio. Il mio talento è fare quello che sento, non mi forzo di stare in una situazione che non è la mia».
A “Le iene” fece scalpore, si spogliò nudo per intervistare Alessia Marcuzzi: lo rifarebbe?
«Non lo rifarei ora, ma se tornassi indietro, sì. Resta una bella idea».
Ha raccontato che si vergognava della povertà, che ha avuto un rapporto complesso con suo papà. «Sono stato fortunato, ho conosciuto l’amore incondizionato, i miei genitori non mi avrebbero amato di più se mi fossi laureato. Avrei fatto anche di più per loro, ma non hanno mai voluto niente. Regalai la macchina a mio padre, i chilometri erano rimasti gli stessi; i diecimila euro in banca erano lì. Papà non era severo, non esprimeva l’affetto; quando si è ammalato, è caduta la maschera. Verso la fine è diventato più affettuoso. E mi ha dato un bacio».
Lei con i suoi due figli com’è?
«Li coccolo».
La separazione dalla sua compagna Johanna Maggy Hauksdottir, l’ha segnata?
«Tutti provano a restare insieme, una persona entra nella tua vita e pensi che sarà per sempre, ma non sei più quello di prima. La convivenza è finita, il sentimento resiste».
È sempre piaciuto alle donne, aveva sofferto per amore?
«Sono del Cancro, soffro per forza. Mi innamoro per soffrire».
L’hanno definito qualunquista: è andato a votare per il referendum?
«Sono andato e ho votato no. Non seguo i partiti, mi faccio un’idea in base alla mia conoscenza, a quello che leggo e quello in cui credo. In questo caso c’era di mezzo la Costituzione, che va difesa».
Cosa pensa di Giorgia Meloni?
«In generale, penso che la nostra classe politica non sia qualificata e non sia in grado di affrontare i problemi del Paese. Ho la sensazione che in una qualsiasi azienda, persone così sarebbero state licenziate, in politica no».
Nove milioni di libri venduti: amato o stroncato. Cosa la offende delle critiche?
«Non mi interessano».
Non è possibile.
«Non pensavo di essere in guerra. Mi piaceva l’idea di raccontare storie. La vendita sproporzionata dei libri sorprendeva le persone, il più stupito ero io. Potevano non piacere i libri, ma la cattiveria ha preso un’onda più grossa. Non ho dichiarato guerra a nessuno, è un po’ come se mangiassi un gelato e qualcuno ti desse uno schiaffo».
“Gli alberi si vendicheranno” disse Michela Murgia. Avete mai avuto modo di confrontarvi?
«No, non è capitato».
Che rapporto ha con i soldi?
«Super sereno, non ho grandi ambizioni. Li spendo nei viaggi, volo in business invece che in economy. La ricchezza per me è legata alla comodità».