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 2026  aprile 07 Martedì calendario

Ricchezze nascoste in Italia: eredità, case, bonus, lotto

Come se la passano veramente gli italiani? Di che cosa in fondo, anche al di là delle statistiche ufficiali, vivono? L’arte di arrangiarsi è prerogativa italica. Ce ne possiamo in larga parte vantare (forte capacità di adattamento, solidarietà familiari e comunitarie). In minima parte – ma non minimissima – no (l’evasione fiscale, le attività in nero per non dire peggio). L’Istat ha diffuso in questi giorni alcuni documenti di grande interesse. In particolare con riguardo ai guadagni delle famiglie italiane. Nel 2024 il reddito medio di quelle residenti in Italia è stato pari a 39 mila 501 euro. Ovvero: 3 mila 290 euro al mese. La sorpresa positiva è che la crescita (del 5,3 per cento nell’anno) è stata superiore all’inflazione (1,1 per cento). Non sarà facilmente così quest’anno vista la fiammata sui prezzi che stiamo già vedendo erodere il nostro potere d’acquisto. La Banca centrale europea (Bce) stima un’inflazione europea nell’anno al 3,1 per cento. In ogni caso, nel 2024 i redditi delle famiglie sono cresciuti in termini reali dopo due anni di contrazione. E, comunque, sono ancora inferiori, sempre in termini reali, al 2007, cioè al periodo antecedente alla grande crisi finanziaria. Avverte l’Istat che la distribuzione dei redditi è asimmetrica. Anzi lo è sempre di più.
«La maggioranza delle famiglie ha percepito un reddito inferiore all’importo medio: il valore mediano, ovvero il livello di reddito al di sotto del quale si colloca il 50 per cento delle famiglie residenti, è pari a 31 mila 704 euro (2 mila e 642 euro al mese), valore in crescita del 5,5 per cento, in termini nominali, rispetto al 2023». L’area della povertà si è ristretta, seppur di poco. Nel 2024, la popolazione a rischio povertà è stata del 18,6 per cento contro il precedente dato del 18,9. Cresce però la quota di coloro che si trovano in condizione di grave deprivazione materiale e sociale (5,2 per cento). Gli anziani che vivono soli, nel 50 per cento dei casi, se la cavano con 1.500 euro al mese.
Venerdì scorso, l’Istat ha fornito qualche dato di contabilità nazionale aggiornato al 2025. Quadro d’insieme non ancora del tutto solido come i precedenti, validati a livello europeo. Il reddito disponibile delle famiglie è aumentato, l’anno scorso, del 2,4 per cento e il potere d’acquisto dello 0,9. La spesa per consumi è cresciuta leggermente di più (2,5 per cento). Ma è continuata in misura sensibile l’erosione del risparmio per sostenere il reddito. La propensione delle famiglie a mettere da parte delle risorse è scesa all’8,2 per cento, dall’8,3. 
Qualcosa si muove
«I dati, raccolti presso le famiglie e integrati con quelli da fonti amministrative e non solo fiscali – commenta Nicoletta Pannuzi, alla guida della Direzione centrale statistiche sociali e welfare dell’Istat – ci dicono che qualcosa si muove, almeno in termini di reddito medio netto familiare. Assistiamo a una ripresa del potere d’acquisto. Hanno influito i progressi del mercato del lavoro. Si sono sentiti gli effetti di diversi contratti che hanno recuperato un po’ d’inflazione. Sono diminuite – e questo è un elemento importante – le famiglie a bassa intensità di lavoro, cioè con componenti che hanno lavorato meno di un quinto del tempo in cui avrebbero potuto farlo. I redditi da pensione e da trasferimenti pubblici hanno assicurato, nella fascia meno abbiente della popolazione, una maggiore protezione del potere d’acquisto. Ovviamente dal reddito restano fuori gli elementi legati al patrimonio e alla ricchezza. Anche se, in parte, riusciamo a stimarne gli effetti di sostegno al reddito. Per esempio attribuendo un affitto figurativo a chi vive in una casa di proprietà. Poi c’è ovviamente l’economia non osservata e il sommerso».
Ricordiamo, a questo proposito, che l’ultimo rapporto, relativo al 2023, della Commissione presieduta da Nicola Rossi, stimava un’evasione fiscale e contributiva superiore ai 100 miliardi l’anno con un peso della quota del sommerso pari a circa il 10 per cento del Prodotto interno lordo (Pil). 

E se fosse il doppio?
«Il valore complessivo dei redditi dichiarati – calcola e spiega l’economista Andrea Sbandati – è leggermente sopra i mille miliardi, il che significa come media circa 1.400 euro ad abitante. Sembra un po’ poco per vivere e persino per sopravvivere. Anche perché ci concentriamo soprattutto sui redditi dichiarati al Fisco, senza occuparci di quelli trattati diversamente, non censiti o che semplicemente sfuggono. Consideriamo poi che i consumi delle famiglie sono significativamente più alti dei loro guadagni. Non si considerano, dunque, le spese fiscali, ovvero tutti i bonus e le varie agevolazioni, né l’acquisto di case e di macchine. In più dovremmo calcolare quanto del risparmio accumulato finisce per sostenere redditi deboli, insufficienti o persino in calo. Oltre ai redditi fiscali totali dichiarati segnalo alcune voci particolarmente significative. Una quota di redditi esenti o trattati diversamente pari a 235 miliardi (Trattamenti di fine rapporto, buonuscite, cococo, prestazioni occasionali). L’insieme di successioni e donazioni è valutato intorno ai 215 miliardi. Durante la vita molte famiglie, quindi, vengono sostenute da entrate discontinue come Tfr e successioni. I redditi illegali e illeciti sono stimati intorno ai 220 miliardi. Poi ci sono le vincite al gioco che arrivano, e questo dà anche l’idea della vastità e pervasività sociale del fenomeno, a circa 125 miliardi l’anno. I prestiti familiari sono un’altra àncora di salvataggio dei redditi ufficiali. E arriviamo ad altri 20 miliardi circa l’anno. Poi c’è la vendita di oggetti usati, oro e quant’altro, che non è trascurabile sotto il profilo della sua importanza economica, e sono altri 20 miliardi. Non teniamo conto del nero. In buona sostanza, la mia valutazione è che il reddito reale delle famiglie italiane sia quasi il doppio di quello che risulta dai dati ufficiali».
Tutto questo che cosa significa? Inutile dire che gli italiani sono meno poveri di quello che appare. Dopotutto non è una novità. Se si vivesse solo del reddito familiare dichiarato, quell’area di disagio sociale (un italiano su quattro a rischio di povertà ed esclusione sociale) sarebbe ancora più vasta di quella che è. Importante invece notare che la vera povertà non sta solo nell’avere un basso reddito ma soprattutto nell’essere esclusi da tutte le reti, parentali, solidali, comunitarie e persino quelle che, ahinoi, stanno al di fuori e contro la legge.
La vera povertà sta soprattutto nella solitudine e nell’esclusione. Il grado di resilienza della società italiana è comunque straordinario. E questo spiega, in presenza di un diffuso capitale sociale, costituito da tantissime associazioni di volontariato, laiche e cattoliche, anche un’anomalia tutta italiana. O meglio l’eccezione di un Paese, che pur essendosi impoverito nell’allargarsi delle disuguaglianze, non ha avuto gravi tensioni sociali. Ha mostrato un’indiscutibile tenuta. A meno che non sia una forma assai più grave di rassegnazione sociale.