corriere.it, 7 aprile 2026
Trump minaccia i giornalisti di «mandarli in prigione»
La riservatezza delle fonti è un fondamento della professione giornalistica, protetto anche per legge da diversi ordinamenti (in Italia lo è); l’amministrazione Trump ha però stralciato nel 2025 una norma che dispensava i giornalisti dal testimoniare in processi circa fughe di notizie, e nella sua conferenza stampa di lunedì Donald Trump ha indicato un primo possibile bersaglio della nuova norma.
Una testata giornalistica, che Trump non ha specificato, sarà «costretta», ha detto, a rivelare la fonte anonima che ha dato notizie circa l’aviatore disperso in Iran, poi salvato. Non è chiaro di che giornale parli: sono molte le testate che hanno dato la notizia. Ma «stiamo cercando con tutti i mezzi di trovare l’autore della fuga di notizie. Non si sapeva che ci fosse un militare disperso finché questa notizia non è uscita. Quindi chiunque sia stato lo troveremo: perché andremo nella testata che ha dato la notizia e diremo “sicurezza nazionale, dateci questo qui o andate in prigione"». Un’inchiesta, ha detto, è in corso. L’Iran, secondo Trump, ha appreso proprio dai media della sparizione del colonnello, e questo ha complicato il salvataggio.
La fonte anonima, per Trump, è «un malato, che probabilmente non ha capito a che punto si è comportato male». Ma se non ci sarà detto chi è «il giornalista che ha scritto questo articolo andrà in prigione se non ce lo dice, e non durerà molto».
Da Reporters Without Borders allo Knight First Amendment Institute, della Columbia University, gli osservatori sulla libertà di stampa negli Usa hanno emesso note di biasimo e di allarme; da mesi la «lotta» della Casa Bianca contro il diritto di cronaca sembra essersi inasprita, di pari passo con l’apertura dei diversi fronti di guerra. Non è ancora chiaro per esempio quanta libertà di movimento avranno i giornalisti accreditati al Pentagono, che il ministero della Difesa intende spostare in un prefabbricato fuori dalla struttura «sfrattandoli» dalla sala stampa dove operano da decenni. Un giudice ha ricusato gran parte delle nuove «linee guida» per la sicurezza nazionale che normano l’accesso dei giornalisti al Pentagono, ma il ministero della Difesa ha fatto sapere che ricorrerà, e che nel frattempo i giornalisti restano fuori.