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 2026  aprile 07 Martedì calendario

Calvino tradito dall’e-traduttore

Nell’intervista di Cristina Taglietti a Riccardo Cavallero (giovedì scorso sul Corriere), che si accinge a inaugurare le nuove edizioni Foglio, è saltato fuori un tema cruciale: la traduzione letteraria. Cavallero dice che, per vedere come se la cava, bisognerebbe chiedere all’AI di affrontare una pagina dello scrittore scozzese Abir Mukherjee, che scrive un inglese parlato da un indiano, dunque «scorrettissimo». Vogliamo fare una verifica con uno degli scrittori italiani più «scorretti»? Prendiamo il Gianni Celati de Le avventure di Guizzardi (1973), il cui narratore in prima persona è un mattoide emarginato, un picaro demente. A un certo punto Guizzardi lamenta gli «sgarbi» che ha subìto dalla donna amata, la Coniglio, precisando: «E persecuzioni alla grande della sua voce per tutti i momenti del giorno: “Cosa fai cretino?”». Frase volutamente sgangherata, che Deepl, «il miglior traduttore del mondo», finisce per normalizzare. Ecco l’equivalente della sua traduzione francese: «E mi tormentava senza tregua con quella voce a tutte le ore del giorno...». Resta il significato, ma si perde del tutto lo scatenamento sghembo e delirante. Il traduttore automatico si preoccupa di spiegare il testo inserendo un verbo («e mi tormentava») laddove Celati preferisce esaltare con l’ellissi le incongruenze e gli scollegamenti mentali del suo personaggio. Manca cioè lo stile, quel che un bravo traduttore umano deve rendere nel corpo a corpo con il testo di partenza. Questo vale per un’opera altamente espressiva, ma come la mettiamo con testi dallo stile «semplice»? Prendiamo Calvino. Incipit: «Amerigo Ormea uscì di casa alle cinque e mezzo del mattino. La giornata si annunciava piovosa». Deepl in francese è fedelissimo. Ma non c’è da fidarsi. Più in là, Calvino scrive: «Amerigo, lui, aveva imparato che in politica i cambiamenti avvengono per vie lunghe e complicate, e non c’è da aspettarseli da un giorno all’altro, come per un giro di fortuna». E qui casca l’asino dell’e-traduttore, che sceglie la parafrasi: «e non bisogna aspettarsi che si verifichino da un giorno all’altro». Preferisce banalizzare la semplicità. Per ora capisce poco di letteratura, ma se si impegna può farcela. Un esercizio del genere può servire a scuola per capire i limiti dell’AI e le risorse della letteratura.