Corriere della Sera, 7 aprile 2026
Artemis, l’Uomo mai così lontano dalla Terra
Era dal 1970 che nessuno si avventurava così lontano nel buio dello spazio. Gli astronauti a bordo della navicella Orion sono ora gli esseri umani che hanno viaggiato più lontano dalla Terra. Battendo il record di Apollo 13 di circa 6.600 chilometri 56 anni dopo, ieri sera hanno raggiunto una distanza di 406.777 chilometri dal nostro pianeta, mentre la missione Artemis II che li vede protagonisti viveva il suo momento più importante. Ovvero il cosiddetto «flyby» lunare, un giro attorno alla Luna per osservarne i dettagli del suolo e i crateri, mentre si testano le apparecchiature che riporteranno l’uomo – nei prossimi anni – a toccarne la superficie.
Gli astronauti ci hanno tenuto a «rendere omaggio agli straordinari sforzi e alle imprese dei nostri predecessori nell’esplorazione spaziale umana». E poi hanno aggiunto: «Continueremo il nostro viaggio ancora più lontano nello spazio prima che Madre Terra riesca a riportarci a tutto ciò che ci sta a cuore». L’obiettivo è dunque che questo record non duri a lungo: la sfida è subito alle generazioni future. Ma c’è stata anche un’importante presenza delle generazioni passate. Un anno fa, poco prima di morire, il comandante della missione Apollo 13 Jim Lovell ha voluto registrare un messaggio proprio per loro, i suoi eredi. La sua voce è risuonata a sorpresa sulla navicella Orion mentre si avvicinava alla Luna: «Benvenuti nel mio vecchio quartiere. Sono orgoglioso di passare a voi il testimone mentre orbitate intorno alla Luna e gettate le basi per le missioni su Marte a beneficio di tutti. È un giorno storico, e so quanto sarete impegnati, ma non dimenticate di godervi il panorama».
L’osservazione della superficie lunare è iniziata poco dopo. Gli astronauti hanno chiesto al Johnson Space Center di Houston, in Texas, di poter dare un nome ad alcuni crateri che riuscivano ad ammirare «sia ad occhio nudo sia con il teleobiettivo». Il comandante Reid Wiseman, in particolare, vorrebbe dedicarne uno alla moglie Carroll, scomparsa nel 2020 per un tumore.
L’equipaggio di Artemis II ha completato il giro attorno alla Luna, sorvolando quel «lato oscuro» mai visibile dalla Terra. La posizione della navicella – dietro al nostro satellite – non ne ha permesso le comunicazioni: un blackout di 43 minuti durante il quale Wisemen, e i colleghi Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen, si sono avvicinati alla superficie lunare fino a raggiungere un’altitudine di 6.550 chilometri. All’una e 29 riecco il contatto. La Nasa ha dato loro una lista di 30 obiettivi da monitorare, osservare, fotografare e filmare. Uno studio attento, con occhio umano, di quella che un giorno potrebbe diventare la base dell’allunaggio e del primo insediamento lunare. Tra i target figura il «Bacino Orientale», un cratere che sta a cavallo tra il lato visibile e non visibile della Luna e che risale a 3,8 miliardi di anni fa, causato dalla collisione con un altro corpo celeste. C’è poi il «Bacino di Hertzsprung», un po’ più a nord-ovest. Qui siamo a tutti gli effetti nel «dark side of the moon». È il bacino più antico e la sua forma è stata alterata da impatti successivi.
Partita lo scorso primo aprile, ora di Houston (qui da noi era già il 2 aprile) la missione Artemis II durerà una decina di giorni, con rientro a terra previsto per il 10 aprile: l’ammaraggio dovrebbe avvenire al largo di San Diego. Tornando alla scorsa notte, dopo il blackout di 40 minuti, la navicella Orion è tornata a comunicare con il centro di controllo missione di Houston all’1.25. Poco dopo, l’equipaggio ha potuto ammirare l’«Earthrise», la Terra che spunta dalla superficie lunare, e ha poi assistito a una eclissi solare, con la stella passata dietro alla Luna. Si inizia dunque il viaggio di ritorno, con il bottino più prezioso: un’immensa quantità di immagini scattate durante il tragitto che ha girato attorno alla Luna. Oltre agli smartphone, gli astronauti hanno a disposizione una trentina di fotocamere, 15 delle quali montate all’esterno della navicella. Sono immagini importanti, alcune delle quali verranno divulgate dalla Nasa nei prossimi giorni.