Corriere della Sera, 7 aprile 2026
Intervista a Marianna Aprile
Marianna Aprile, conduttrice di In Onda su La7 con Luca Telese, è al suo quinto libro. La Promessa – Dal suffragio femminile alla prima donna a palazzo Chigi, storia di una rivoluzione incompleta esce oggi, edito da Rizzoli, e c’è dentro la storia della lunga marcia per la parità delle donne e la sintesi delle sue due grandi passioni, politica e giornalismo. Lei: «Col senno di poi, nascono entrambe a mia insaputa con un viaggio in auto da Roma a Badolato Superiore, in Calabria. Era il 1998, avevo 21 anni, studiavo Antropologia, avevo letto di uno sbarco di curdi laggiù e andai a intervistarli. Solo dopo ho capito che era curiosità giornalistica e politica più che antropologica. Se fai il giornalista, un po’ antropologo lo sei e cos’è la politica se non un insieme di tribù che si fanno le guerre, hanno i loro riti, feticci, idoli?».
E come arriva la tv che l’ha portata condurre In Onda?
«La televisione non volevo proprio farla. La prima volta mi costrinse un mio direttore che aveva un impedimento e mi mandò in sua vece».
Che aveva contro la tv?
«Le luci, il trucco, i tacchi: quell’estetica non è mia. Vivo in jeans e anfibi. Cito Teresa Mattei: l’unica volta che ho messo il rossetto è stata per mettere una bomba».
Ora, si è rassegnata?
«Oggi so che devi stare un’ora seduta mentre ti coprono un brufolo e poi vai e fai quello che faresti senza trucco: dici delle cose. Per le donne, è un lavoro in più, dovremmo essere pagate il doppio. Non solo unghie e capelli devono essere perfetti, ma se vuoi farti un pianto, non puoi, perché il trucco si scioglie».
Quando ha rinunciato a piangere per l’imminenza di una diretta?
«Più volte, ma tanto dopo recupero. Anche Luca è un piagnone. Quando presentavamo il libro fatto insieme, Materiali resistenti, ci facevamo sempre un pianterello. Siamo emotivi. Credo sia il lato B dell’entusiasmo. Non ci tiriamo mai indietro davanti al lavoro perché tutto ci entusiasma, ma poi tutto ci tocca anche emotivamente».
Suo padre Pino è stato direttore di settimanali: il giornalismo era un destino?
«Credo che lui si aspettasse che seguissi le orme perché ho sempre letto i giornali fin da piccola, ma da bambina volevo fare la toga rossa. Non mi iscrissi a Giurisprudenza perché a sedici anni, il pomeriggio, iniziai a lavorare in una libreria e pensai che Lettere mi avrebbe consentito di tenere insieme studio e lavoro».
Perché a 16 anni già lavorava in una libreria?
«Praticamente vivevo alla Einaudi di Frascati, ma non potevo permettermi tutti i libri che leggevo, al che, il libraio ebbe pietà e mi propose di aiutarlo dopo la scuola».
E i libri voleva solo leggerli o anche scriverli?
«Non dovrei dirlo, ma tutti i libri che ho scritto non sono stati un’idea mia: me li hanno chiesti e non dico mai no a chi mi offre del lavoro».
Oggi esce «La Promessa»: perché il voto alle donne è una promessa incompleta?
«Perché grazie alla tigna delle costituenti, abbiamo un’uguaglianza formale ben disegnata che poi ha preso la forma di molte leggi. Dopodiché, il contesto spesso legifera più del testo. Vedi la legge 194 sull’aborto o le percentuali di donne ai vertici delle professioni, la mancanza di asili, welfare…».
Abbiamo però una premier donna e una segretaria del Pd donna e lei si chiede se i loro traguardi sono l’epifenomeno di successi collettivi o sono individuali. Che risposta si dà?
«Due risposte diverse: Giorgia Meloni è l’eccezione nel mondo da cui proviene, Elly Schlein è il prodotto di un percorso che non è solo suo».
Lei si sposa il 2 maggio, e il 3 compie 50 anni. Perché prime nozze così tardive?
«Non me lo sarei aspettato neanche io. Lui fa l’editor, si chiama Cristiano, e ci siamo conosciuti perché mi aveva contattato per chiedermi un libro. Non se n’era fatto nulla. Però, da lì, ci siamo scritti ogni tanto, finché due anni fa, l’ho rivisto a una festa a cui non volevo andare. Nei 40 minuti in cui sono rimasta, ho parlato solo con lui».
Vi sposa il conduttore di SkyTg24 Alessio Viola.
«C’è chi pensa che sposo lui. Siamo come fratelli».
Ha raccontato che quando la intervista, Liliana Segre le dice sempre: ti copriranno di insulti. Lei come risponde agli haters?
«Rispondo solo a chi mi dice “levati il neo dalla faccia, sembri una strega”. Potrei fregarmene, ma lo faccio per ecologia del dibattito pubblico sui corpi degli altri».
Alla fine: la promessa della sua vita è stata rispettata?
«Ho visto mantenere promesse che non pensavo neanche mi fossero state fatte».