Corriere della Sera, 7 aprile 2026
Valentino Bags taglia i fornitori dubbi
La società «Valentino Bags Lab srl» ha «reciso integralmente i rapporti con i fornitori che sono risultati inidonei alla prosecuzione del rapporto commerciale e ha altresì avviato un processo di “internalizzazione” di parte delle lavorazioni, che garantisce una maggiore autonomia della società, limitando il ricorso alle lavorazioni di terzi»: dopo questa bonifica e rientro nella legalità la sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Milano revoca, in anticipo sul previsto anno, la messa in amministrazione giudiziaria disposta lo scorso 19 gennaio di «Valentino Bags Lab srl» (100 dipendenti, 23 milioni di euro di produzione annuale, sede industriale nell’hinterland milanese a Rosate, azienda di borse in pelle e articoli da viaggio controllata dalla casa madre «Valentino spa»): non indagata ma tacciata dal pm Paolo Storari di aver colposamente agevolato almeno due opifici cinesi indiziati del reato di caporalato secondo i carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Milano, che vi avevano trovato lavoratori stranieri privi di permesso di soggiorno e senza contratto, macchinari elettrici con i dispositivi di sicurezza «rimossi per accelerare la resa produttiva a scapito della sicurezza», e picchi di consumi energetici attestanti lavorazioni ininterrotte di notte o nei festivi.
«Fin dalla fase iniziale della misura – danno atto i giudici Orsola De Cristofaro, Maria Rispoli e Lucia Spagnuolo Vigorita – la società ha mostrato piena e assoluta disponibilità a collaborare con l’amministratore giudiziario e con il Tribunale ad un rafforzamento proprio di quei presidi organizzativi e di controllo che, pur nel contesto di una impresa sostanzialmente sana, si erano dimostrati inidonei a scongiurare condotte di agevolazione rispetto a una filiera produttiva connotata da condizioni di sfruttamento dei lavoratori». In questo modo «la società ha colto l’occasione – in un mercato come quello dell’alta moda, connotato da forti criticità visto il costante affidamento delle lavorazioni a terzi – per rafforzare i sistemi di controllo interno nonché costituire un nuovo modello di gestione e organizzativo orientato a favorire situazioni di trasparenza e legalità; ciò principalmente nel settore – la catena di fornitori operanti nella produzione degli articoli di pelletteria – nel quale si sono verificate le criticità che hanno condotto alla emissione della misura». Ora proprio «il rispetto di tutte le prescrizioni formulate e, soprattutto la velocità nella riorganizzazione aziendale in una logica di legalità, impongono l’immediata revoca della misura di prevenzione» a carico della società assistita dagli avvocati Alain Dell’Osso, Niccolò Pelanda e Francesco D’Alessandro, molto prima dei 12 mesi previsti perché protrarla «finirebbe esclusivamente per determinare negative ricadute sotto il profilo produttivo e occupazionale, senza apportare uno specifico e ulteriore miglioramento dell’assetto societario». Però le spese di tutta questa procedura devono andare a carico della società. Il Tribunale, infatti, richiama una norma che in genere riguarda le misure di prevenzione personale, e la ritiene applicabile per analogia anche alle società perché «interventi finalizzati ad un generale ripristino di legalità anche aziendale, con conseguente immediato riflesso positivo anche e soprattutto sul soggetto giuridico colpito dalla misura, non possono essere sopportati dall’Erario».