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 2026  aprile 07 Martedì calendario

Elia Del Grande è evaso di nuovo

A neppure sei mesi dalla rocambolesca fuga dalla casa-lavoro di Castelfranco Emilia Elia Del Grande, 50 anni, ha di nuovo fatto perdere le sue tracce da un altro istituto dove era sottoposto alla medesima misura di sicurezza, l’inasprimento dalla libertà vigilata seguita alla sua scarcerazione nel luglio del 2023 dopo aver scontato oltre 26 anni per l’omicidio dei genitori e del fratello, avvenuto nel 1998. Del Grande era uscito dalla casa lavoro «Giuseppe Montalto» di Alba per un permesso, e sarebbe dovuto rientrare nel pomeriggio di Pasqua.
La notizia della sua fuga si è diffusa ieri: i carabinieri lo stanno cercando anche nella zona dove il 12 novembre scorso i reparti dei Ros, insieme al colleghi di Gallarate lo avevano fermato, cioè nella sua abitazione di Cadrezzate con Osmate, esattamente sopra al forno che ancora porta il nome dei noti imprenditori della panificazione che vennero sterminati a fucilate il 7 gennaio del 1998 nella villa di via Matteotti dopo un diverbio con Elia, allora 22enne: aveva annunciato una relazione sgradita ai familiari nata con una giovane dominicana.
Dopo il triplice omicidio Del Grande tentò la fuga in Svizzera dove venne arrestato alla frontiera dalla polizia cantonale; ergastolo in primo grado a Varese, sceso a trent’anni in Appello per il riconoscimento della semi infermità mentale. Dopo 26 anni e 4 mesi l’uscita dal carcere, il 16 luglio 2023, un primo periodo passato in Sardegna e poi il rientro a Cadrezzate con Osmate, paesino sul lago di Monate dove Elia è cresciuto, passando l’infanzia fino a quella che venne battezzata come «la strage dei fornai».
Una volta tornato libero Del Grande ha dovuto però sottostare alla libertà vigilata, misura di sicurezza che prevede una specifica condotta alla quale, secondo i magistrati di sorveglianza di Varese, Elia non soggiaceva: in diverse occasioni i controlli da parte dell’Arma circa la sua permanenza in casa nelle ore serali avevano dato esito negativo, e così il magistrato aveva deciso per una primo periodo di permanenza in «casa lavoro» (nome della misura di sicurezza più afflittiva) nel Modenese da cui Del Grande si era allontanato con la rocambolesca «evasione» calandosi con le lenzuola annodate, sotto una lieve pioggia, e sparendo nella nebbia il 30 ottobre 2025 dalla struttura emiliana. Poi quattordici giorni di fuga per mezza Italia per raggiungere la sua terra che conosce alla perfezione e dove aveva lavorato come giardiniere anche con ruoli di coordinamento.
Durante la fuga (prima di essere nuovamente arrestato) per spostarsi fra i canneti e i rifugi sfruttava il buio e si muoveva sui pedalò in mezzo al lago per sfuggire ai posti di blocco. E inviò una clamorosa lettera al giornale VareseNews dove spiegava la volontà di ricostruirsi una vita: «Avevo ritrovato una compagna, un equilibrio, i pranzi, le cene, il pagare le bollette, le regole della società». Nello scritto denunciava anche il sistema delle «case-lavoro», nelle quali gli internati attendono la valutazione, di sei mesi in sei mesi, della «pericolosità sociale». L’udienza si era tenuta dinanzi al magistrato di Sorveglianza di Torino lo scorso 26 marzo, ma il giudice si era riservato sulla decisione e nel frattempo Del Grande aveva beneficiato di un permesso per uscire dalla struttura, in cui non ha più fatto rientro.