Corriere della Sera, 7 aprile 2026
Dossier nomine sul tavolo
Il consueto rompicapo e gioco di incastri con la variabile quota di genere. Nel volo di qualche ora che l’ha riportata in Italia, dopo il blitz nei paesi del Golfo tra Gedda, Doha e Al Ain, la premier Giorgia Meloni ha dedicato una serie di riflessioni al dossier nomine nelle partecipate pubbliche. Poco prima di Pasqua è emersa la volontà di mettere mano al vertice di Leonardo, valutando l’avvio di un nuovo corso affidato a un manager diverso dall’attuale amministratore delegato Roberto Cingolani, tanto che lo stesso Cingolani sarebbe stato messo al corrente della novità con una telefonata partita da Chigi. Una chiusura che ha innescato la successione in una delle partecipate più strategiche, poiché correlata con i settori della difesa e della sicurezza, in una fase geopolitica molto complessa.
Nella breve lista di candidati, condivisa dalla premier Meloni con i vicepremier Salvini e Tajani, il profilo accreditato di maggiore successo è quello di Lorenzo Mariani, che dopo avere ricoperto l’incarico di condirettore generale in Leonardo, a partire dal 2025 è stato dirottato da Cingolani allo sviluppo di Mbda, la joint venture tra Airbus, Bae Systems e la stessa Leonardo nel settore dei sistemi missilistici. Le prossime ore serviranno a stabilire se a Palazzo Chigi il dossier nomine è pronto per procedere con il deposito delle liste per il rinnovo dei consigli di amministrazione. L’elenco dei vari nominativi da condividere tra le forze di maggioranza non riguarda solo Leonardo, dove oltre a Mariani dovrebbe essere indicato come presidente Francesco Macrì (in quota Fratelli d’Italia). Forza Italia punta, per esempio, a garantirsi la presidenza di Enel con la conferma di Paolo Scaroni, mentre il via libera al secondo mandato dell’amministratore delegato Flavio Cattaneo ha una valenza per lo più tecnica e una minore natura spartitoria, sebbene gradito sia al vicepremier Salvini, sia al presidente del Senato La Russa.
Il futuro immediato di Eni è destinato a risolversi con un quinto mandato da amministratore delegato per Claudio Descalzi, in ballo resta la presidenza del gruppo dove la mancata riconferma di Giuseppe Zafarana (ex comandante della Guardia di finanza) aprirebbe al possibile arrivo di Andrea De Gennaro, a sua volta in scadenza come attuale comandante generale delle Fiamme Gialle. Nel caso De Gennaro restasse al suo posto in virtù di una proroga, per la presidenza di Eni si fa il nome, tra gli altri, di Elisabetta Belloni (già direttrice generale del Dis ed ex segretaria generale del ministero degli Esteri). Le quote di genere sono, del resto, una delle necessità a cui dare risposta nel risiko nomine, anche perché Giuseppina Di Foggia, unica donna amministratrice delegata indicata nel 2022 dal governo Meloni al vertice di Terna, avrebbe scarse probabilità di riconferma. Al suo posto potrebbe arrivare da Enav Pasqualino Monti, mentre alla presidenza in sostituzione di Igor Di Biasio (nominato tre anni fa in quota Lega) dovrebbe spuntarla Stefano Cuzzilla (attuale presidente di Trenitalia, riconducibile all’area di Forza Italia). Il giro di giostra riguarda la stessa Enav, dove a fronte dell’uscita dell’ad Monti potrebbe essere scelto come consigliere delegato proprio Di Biasio, mentre tra i candidati al posto della presidente uscente Alessandra Bruni figura in quota Fratelli d’Italia il nome di Sandro Pappalardo (attuale presidente di Ita Airways). Occorre, insomma, ancora qualche ora per gli ultimi dettagli di un quadro che richiede profili in grado di assolvere all’obbligo delle quote di genere, visto che l’unica certezza al vertice di una partecipata è stata la riconferma di Silvia Maria Rovere alla presidenza di Poste (Matteo Del Fante è stato confermato ad).