Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  aprile 07 Martedì calendario

Petrolio, prezzi ancora in aumento, ma l’Iraq vende

Le (poche) navi passate ieri dallo Stretto di Hormuz non sono bastate per togliere dai mercati i timori legati alle forniture di petrolio, mentre sono proseguiti gli attacchi israeliani alle infrastrutture energetiche dell’Iran. E così ieri, con le Borse americane aperte, le quotazioni del greggio sono tornate a ballare. Dopo un inizio di giornata in cui le quotazioni avevano dato segni di cedimento, il mercato è andato in altalena con un rialzo del Wti, il greggio di riferimento americano, che ha superato i 114 dollari al barile (+2,4%). Il Brent è salito oltre 111 dollari al barile (+1,8%).
Un allarme sui prezzi delle materie prime ieri è arrivato anche dal ceo di JPMorgan Chase Jamie Dimon, nella consueta lettera agli azionisti. «Le sfide che tutti noi affrontiamo sono significative», ha scritto Dimon, citando rischi geopolitici. «Ora, a causa della guerra in Iran, ci troviamo ad affrontare la possibilità di significativi e continui choc dei prezzi del petrolio e delle materie prime, insieme alla riorganizzazione delle catene di approvvigionamento globali, che potrebbero portare a un’inflazione più persistente».
Sul fronte di Hormuz, la compagnia statale irachena per il commercio del petrolio ha comunicato ieri agli acquirenti che possono caricare il greggio e trasportarlo grazie all’esenzione di Teheran dagli attacchi comunicata nei giorni scorsi. Come ha riportato Bloomberg, la compagnia Somo ha scritto loro che i terminal di carico «sono pienamente operativi» invitando a programmare le operazioni di carico e partenza delle imbarcazioni e i quantitativi richiesti. E qualche nave in più inizia a transitare. Tre petroliere di compagnie turche hanno attraversato in sicurezza di Hormuz dall’inizio del conflitto tra Usa, Israele e Iran alla fine di febbraio, ha dichiarato ieri il ministro turco dei Trasporti e delle Infrastrutture Abdulkadir Uraloglu. Ieri è passata una metaniera battente bandiera indiana appartenente alla compagnia giapponese Mitsui Osk Lines e diretta in India. «Nei giorni scorsi – spiega Enzo Duci, docente di ship management all’Università di Genova – sono passate solo navi della flotta ombra o battenti bandiera iraniana, qualche cinese e qualche nave riconducibile a proprietà greca ma con bandiera non greca». Nessuno osa sfidare Donald Trump. Tranne Pechino, sottolinea Duci. «L’Iran sta esportando verso la Cina a livelli che non possono più essere considerati irrilevanti. Dimostrano di avere il controllo pieno dei passaggi attraverso le proprie acque territoriali».
Anche l’India ha ricominciato ad acquistare petrolio e gas da Teheran dopo una pausa di sette anni, mentre deve far fronte alle interruzioni delle forniture dai Paesi del Golfo e all’aumento dei prezzi dell’energia. Ma proprio ieri sono proseguiti gli attacchi agli impianti iraniani, che con le forniture all’Asia comunque contribuiscono a non restringere ulteriormente l’offerta mondiale. Ieri sono stati attaccati da Stati Uniti e Israele gli impianti petrolchimici di Asaluyeh e Marvdasht.
Per la chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz, l’Asia è colpita da forti rincari nel prezzo dei carburanti e alcuni Stati hanno già varato misure di emergenza, come il ricorso al telelavoro, razionamenti e chiusure straordinarie. E anche in Europa, dove è scoppiata la crisi del carburante per aerei, sono state varate le prime misure eccezionali. Oltre al razionamento della Slovenia, che consente acquisti per 50 litri al giorno ai privati, anche la Francia è intervenuta con una deroga sul gasolio, consentendo nell’ultima settimana di marzo la vendita del gasolio «estivo» che la legge permette di vendere da aprile con la fine del freddo.