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 2026  aprile 05 Domenica calendario

Intervista a Giovanni Esposito

A vederlo su Rai2 sghignazzare, contorcersi e fare battute con tutto il resto della travolgente banda di Stefano De Martino a Step-Stasera tutto è possibile lo show fa ascolti record e, quasi da solo, tiene in piedi la barcollante Rai2 non si direbbe mai che Giovanni Esposito a un anno d’età debuttava come baby attore nel Decameron di Pier Paolo Pasolini e un anno fa sfilava sul red carpet della Mostra del Cinema di Venezia con George Clooney e Adam Sandler (presentavano il film americano Jay Kelly, Esposito aveva una piccola parte). Per non parlare della tv, da Pippo Chennedy Show di Rai2 a Mai dire domenica della Gialappa’s Band, e dei film che in trentacinque anni di carriera ha girato diretto da Paolo Sorrentino, Paolo Genovese, Manetti Bros, Rocco Papaleo e tanti altri.
A un anno d’età chi la portava a girare sul set?
«Mio padre Antonio, per tutti Totonno. Se non fosse stato per lui, non avrei mai fatto questa vita. È lui ad aver capito che avevo qualcosa dentro e ad avermi spinto a fare l’attore»
Che lavoro faceva?
«Il venditore di tappeti persiani porta a porta. Adesso non c’è più, come mia mamma».
Negli ultimi anni, grazie a “Step”, sta avendo grande successo: prima è stata dura?
«Ogni tanto, anche se ho quasi sempre lavorato guardando il sorriso sulla faccia della gente. Mi è andata bene».
Detta così sembra una favoletta: cosa ha dovuto affinare per resistere e arrivare fin qui?
«Diciamo che ho lavorato molto sulla pazienza e la sopportazione. Con una grande paura».
Quale?
«Temevo che da un giorno all’altro qualcuno mi dicesse: “Vada via, lei non è un attore”. Insomma, la sindrome dell’impostore. Ero molto insicuro».
E quando ha cominciato a non sentirsi più così?
«Non saprei. Con il passare del tempo, anche se sotto sotto ho continuato a pensare: “Adesso se ne accorgono..."».
E sul set con George Clooney com’è andata?
«Benissimo. E lui gentile e bravo».
La cosa che le è venuta meglio qual è?
«Il ruolo di Muso di fumo, protagonista dello spettacolo teatrale del 2002 tratto dal libro di Elio Vittorini Il Sempione strizza l’occhio al Frejus. Me lo affidò il grandissimo Renato Carpentieri. Poi sono molto legato al personaggio di Mimmo Pezzella in Polvere di stelle di Antonio Capuano, film scritto nel 1998 anche da Paolo Sorrentino. E anche al mio Nero del 2024. Sono un ladruncolo disgraziato che all’improvviso scopre di avere la possibilità di resuscitare la gente, ma ogni volta che esercita questo suo potere perde un senso: il tatto, l’udito, il gusto eccetera. Pensavo di avere almeno una candidatura al David di Donatello. Mia moglie Susy Del Giudice come miglior attrice non protagonista poteva giocarsela... Per un po’ ci avevamo creduto. Poi ci siamo dovuti dare un pizzicotto per svegliarci dal sogno. Niente».
Farà il bis?
«Credo proprio di sì. La storia ce l’ho. Vediamo tutto il resto. Il primo, e non lo dico solo io, è venuto bene».
Ha girato un film drammatico perché un comico per essere preso sul serio deve far piangere?
«Non ho questo problema. Avevo una bella storia da raccontare e questa ho sviluppato. Certo, il problema del pregiudizio sul comico c’è. Tanti mi hanno detto che ho fatto un bel film, peccato che tu di solito fai ridere...».
Quindi il prossimo sarà diverso?
«Farò una commedia all’italiana tipo Mi manda Picone di Nanni Loy».
Leì è nato a Napoli ed è cresciuto nel difficile quartiere di Miano: se l’è mai vista brutta?
«Sì, tantissime volte. Più di una volta mi sono trovato coinvolto, mio malgrado, nelle guerre di riposizionamento dei clan, con sparatorie e scontri con teste pazze. Io dai 16 ai 22-23 anni ho frequentato la parrocchia di Santa Maria Dell’Arco e siccome avevamo uno sportello per i tossicodipendenti, contro la camorra, una settimana sì e l’altra pure ci distruggevano la chiesa».
Quindi si definirebbe più coraggioso o incosciente?
«Né l’uno né l’altro. Mi interessa la giustizia e sempre quella cerco».
Il segreto del successo clamoroso di “Stasera tutto è possibile” qual è?
«Le cape di tutti noi si sono allineate in maniera magica. Tutto funziona e diventa gioco, e nonostante sia una delle trasmissioni più dispendiose per la testa e il fisico che io abbia mai fatto, è un divertimento unico. Mi piace farne parte, anche perché forse è l’unico show che mette insieme tutta la famiglia. In fondo, è semplice: se uno si alza e va a fare i piatti non è che si perde la Divina Commedia».
Lei, Paolantoni, Izzo e tutto il gruppo scherzate sempre con Sanremo e il fatto che nel 2027 andrete all’Ariston con De Martino. Se poi non vi porta, finisce la magia, l’allineamento e la fratellanza?
«Sono serio: io penso che noi non andremo al Festival. Il nostro è solo un altro modo per scherzare e prenderci per il culo».
Lavorare con la moglie – Susy Del Giudice non è un po’ troppo?
«All’inizio, anni fa, pensavamo di sì, poi abbiamo cominciato e non ci sono mai stati problemi. Ognuno è concentrato a fare la sua parte».
Vostra figlia fa il vostro mestiere?
«No, no, no... Fa altro».
Suo suocero faceva il suggeritore teatrale: il suggerimento migliore da chi l’ha avuto?
«Da mio padre. Quando mi ha detto di non mollare mai».
Mai pensato a un Piano B?
«Mai. Solo una volta ho dubitato: ero all’Accademia del teatro Bellini, iniziai a recitare il Sesto canto dell’Inferno e tutti scoppiarono a ridere. Scappai di corsa a casa e ci rimasi una settimana, senza mai uscire. Pensavo di aver sbagliato tutto. Per fortuna venne il professore a riprendermi. Mi disse che sapevo far ridere, dovevo concentrarmi sul resto. Mi convinse a tornare».
Nel 2019 nello spettacolo “Exit”, di cui curava la regia, fu costretto a recitare la parte femminile perché l’attrice, Simona Marchini, non riuscì ad arrivare in tempo: come andò?
«Fu molto divertente. Quando in camerino mi misi la parrucca tutti scoppiarono a ridere pensando subito dopo che la serata sarebbe finita malissimo. Dopo la prima battuta si ricreò la magia del palco: per tutti ero una donna. Andò benissimo».
Va bene, ma non si è mai sentito ridicolo? Ha mai pensato: “Chi me l’ha fatto fare...?”?
«Sì, nel 2022. Dopo aver fatto tre provini con Marco Bellocchio per la serie Esterno notte su Aldo Moro. Io avrei dovuto fare Giulio Andreotti, personaggio che nel 2014 interpretai in Qualunque cosa succeda – Giorgio Ambrosoli di Alberto Negrin, con Pierfrancesco Favino. A Step il giorno dopo mi ritrovai a fare uno sketch con Bianca Guaccero: avevo una parrucca assurda, ero vestito da donna e stavo scivolando nella casa inclinata. Le avevo detto del provino e lei in quella situazione folle, ridendo, mi sussurrò nell’orecchio: “Pensa se adesso Bellocchio ti sta vedendo...”. Avrei voluto sprofondare. Non feci quella serie».
La lista delle rivincite è ancora lunga o ha spuntato più o meno tutte le voci?
«Ce ne sono ancora, per carità. E se dovessero finire, ne troverò delle altre. Fanno bene. Stimolano a fare sempre meglio».
C’è un’ingiustizia che ha patito particolarmente?
«Sì, certo. Pochi anni fa qualcuno lesse una mia sceneggiatura scritta con un amico, e poi la ritrovammo in molte parti di un altro film. Abbiamo cercato di far valere le nostre le nostre ragioni, ma c’è stato poco da fare».
Il suo collega Francesco Paolantoni ha di recente raccontato che “Compagnia Totò” del 2012 è lo spettacolo più brutto mai fatto in tutta la sua carriera. C’era anche lei: conferma?
«Certo. Terrificante. Il regista era bravissimo, Daniele Sepe, ma quello gli venne proprio male. Non succedeva niente, roba da depressione. A fine spettacolo, fuori dai teatri, ci insultavano. Ad Afragola, vicino a Caserta, una signora si avvicinò per dirmi una sola parola: “Vergognatevi”. Una sera, ce lo raccontò l’autista del pullman, un signore – prima che arrivassimo dopo lo spettacolo – gli urlò: “Vada via, Li lasci a piedi, ’sti fetenti...”.
È vero che a “Stasera tutto è possibile” non la volevano?
«Sì, è vero. Invitandomi, Stefano mi confessò che per la produzione ero troppo attore per funzionare. Dopo la prima puntata da ospite mi offrirono di entrare nella squadra...».
Come ha conosciuto Di Martino?
«Con l’autore Riccardo Cassini a una serata che lui faceva con Francesco Paolantoni e Biagio Izzo. Lo andai a salutare nell’intervallo e subito cominciammo a scherzare come vecchi amici. È un ragazzo d’oro».
Nessun pregiudizio per il ballerino di “Amici”, il bellone, l’ex marito di Belen Rodriguez...?
«Io amo i ballerini, per me sono la cosa più vicina a Dio. Non sa come volteggio io».