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 2026  aprile 05 Domenica calendario

Wall Street, investitori in fuga da junk bond e private credit

Il nuovo disordine mondiale non sta solo influenzando la politica e i rapporti di forza tra gli Stati, ma sta anche cambiando il modo in cui gli investitori si muovono sui mercati. Le tensioni in Iran, con i costi dell’energia in crescita e i fertilizzanti introvabili, i dazi degli Stati Uniti e l’incertezza economica stanno portando i gestori ad abbandonare le obbligazioni ad alto rendimento e i fondi di credito privato. Solo nel primo trimestre del 2026 secondo i dati della banca di investimento Robert A. Stanger & Co. sono stati ritirati 14 miliardi di dollari dai fondi di private credit BDC (business development company) che prestano denaro principalmente ad aziende con rating speculativo: tra questi ci sono Ares Capital Corporation, Main Street Capital, Blackstone Secured Lending Fund. I deflussi dai junk bond, invece, hanno raggiunto gli 11 miliardi da inizio anno, secondo un’analisi del Financial Times. Questo mentre il denaro si sta spostando verso asset più sicuri, tra cui il debito senior garantito e strumenti di debito quotati sui mercati pubblici, che garantiscono maggiore liquidità.
Ma la questione è molto più ampia e rappresenta una trasformazione generazionale che potrebbe chiudere il periodo d’oro del private credit iniziato dopo la crisi dei mutui subprime del 2008: negli ultimi 20 anni infatti i fondi di credito privato come BlackRock, Ares Management, HPS Investment Partners, Blackstone e Goldman Sachs Asset Management hanno accumulato miliardi di dollari e hanno iniziato a prestare denaro, sostituendo in parte le banche che nel frattempo hanno dovuto rispettare regole sempre più restrittive. Secondo i dati di Morgan Stanley nel 2025 il credito privato ha coperto circa il 30% del mercato del leveraged finance statunitense, ovvero il finanziamento di aziende o operazioni ad alto livello di indebitamento. Nel 2015 era al 13%. Ora però i segnali mostrano una fuga dal settore. Lo si vede nelle richieste di ritiro degli investimenti: nel primo trimestre dell’anno le richiesta di «redemption» sono salite al 15% in media, rispetto al 5% dell’ultimo trimestre del 2025. I fondi hanno però un blocco sulle richieste, con una percentuale massima di ritiri che solitamente è del 5%, cosa che in questo momento mantiene bloccati circa 4,6 miliardi di dollari che sono stati richiesti dagli investitori.
GLI ABBANDONI
A lasciare il settore in modo sempre più chiaro sono gli investitori più ricchi che temono un tracollo e cercano affari più sicuri. Per esempio Blue Owl Capital, che per anni ha gestito denaro di investitori di primo piano, ha annunciato che nei primi tre mesi del 2026 i suoi investitori hanno fatto richieste di ritiro per 5,4 miliardi di dollari. Guardando bene i numeri si nota come i più colpiti siano i fondi legati alla tecnologia, e in buona parte al settore dei software, che hanno visto richieste del 41%. I numeri di questo tracollo si vedono anche a Wall Street: il settore ha perso circa 265 miliardi di dollari dai massimi storici. Dall’inizio dell’anno Blue Owl ha perso il 41,7% del suo valore a Wall Street, Apollo il 23,5%, Blackstone il 25,8%, mentre Ares il 32,5%. Tutto questo disordine non spaventa solo i grandi investitori ma anche i piccoli risparmiatori e i fondi pensione. Per questo il dipartimento del Tesoro americano ha chiesto un incontro con le autorità di vigilanza sia statunitensi che straniere per capire quali siano i rischi per il settore del credito privato e per i piani pensionistici 401(k).