Il Messaggero, 4 aprile 2026
Trump: dazi al 100% sulla farmaceutica. Ma le big si salvano
Cresce la pressione di Donald Trump sulle aziende farmaceutiche affinché aumentino la produzione negli Usa. Ieri il presidente degli Stati Uniti ha firmato l’ordine esecutivo che impone dazi del 100% sui farmaci delle società “ribelli” che non hanno ancora raggiunto accordi con Washington. I medicinali provenienti dall’Ue, dal Giappone, dalla Corea del Sud e dalla Svizzera saranno soggetti invece a una tassazione del 15%, in linea con le aliquote già concordate per la maggior parte dei beni. Su quelli in arrivo dalla Gran Bretagna, il primo Paese ad aver siglato un accordo con Trump, sarà applicata all’inizio una tariffa del 10%, che poi dovrebbe ridursi a zero.
LE ESENZIONI
Sono 13, invece, le società che hanno pattuito con gli Stati Uniti una riduzione dei prezzi dei medicinali in cambio di una tregua sulle tariffe e tra queste figurano le big pharma Pfizer, AstraZeneca e Nov Nordisk. Si salvano dalla stretta, almeno per il momento, i generici: questa tipologia di medicinali rappresenta circa il 90% delle prescrizioni dei cittadini Usa. Inoltre, saranno esentati alcuni farmaci brevettati per le malattie rare e gravi.
Per introdurre i nuovi dazi Trump ha usato questa volta la Sezione 232 del Trade Expansion Act del 1962: a febbraio la Corte Suprema degli Stati Uniti ha infatti dichiarato illegali le tariffe precedentemente imposte dall’inquilino della Casa Bianca sulla base dell’International Emergency Economic Powers Act, la legge firmata da Jimmy Carter del 1977.
Per il presidente americano le importazioni di farmaci e di principi attivi farmaceutici rappresentano una minaccia per la sicurezza nazionale. I dazi sui farmaci, tuttavia, non scatteranno da subito: prima dovrà essere svolta un’indagine dal cui esito dipenderà l’approvazione delle nuove tariffe. Le aziende hanno perciò ancora tempo, dai 120 ai 180 giorni, per negoziare una soluzione con la Casa Bianca che le metta al riparo dalla stretta.
IL COMPROMESSO
Quasi tutte le maggiori case farmaceutiche sono già scese a compromessi con Trump. In molte, a partire da novembre, hanno iniziato a siglare accordi con Washington per abbassare i prezzi dei farmaci nuovi ed esistenti. Questi accordi rientrano nella politica della “nazione più favorita” di Donald Trump, che allinea i prezzi dei farmaci negli Usa a quelli più bassi praticati all’estero ed esenta le aziende dai dazi per tre anni.
Nel 2025 le esportazioni dei farmaci made in Italy hanno sfiorato i 70 miliardi di euro, con una crescita del 28,5% rispetto all’anno precedente. L’export della pillola verso gli Usa ha toccato invece quota 15,4 miliardi di euro (+54,1%). Al Centro e al Sud Italia la farmaceutica è il primo settore nell’export, rispettivamente con 41,8 miliardi e 11 miliardi. In Toscana nel 2025 l’export farmaceutico ha superato i 22 miliardi di euro facendo un balzo del 93%, ma la crescita è stata significativa anche in Abruzzo (+54%) e nel Lazio (+17%).
L’annuncio dei primi dazi di Trump era arrivato il 2 aprile 2025, giornata che lo stesso tycoon aveva ribattezzato “Liberation Day”. Ora, a un anno dalla dichiarazione di guerra commerciale pronunciata da Trump sul prato del Rose Garden della Casa Bianca, si apre un nuovo capitolo della sua agenda commerciale: nell’ordine esecutivo firmato ieri ci sono anche nuovi dazi sui metalli. Nello specifico, i prodotti finiti contenenti una percentuale significativa di acciaio, alluminio o rame saranno soggetti a tariffe del 25% proporzionali al loro contenuto.
E anche in questo caso non mancano le esenzioni. Per le attrezzature industriali e per la rete elettrica ad alto contenuto di metallo è previsto un dazio del 15% fino al 2027. Queste norme entreranno in vigore a partire da lunedì.