ilfattoquotidiano.it, 6 aprile 2026
Barcone con 120 migranti a bordo si ribalta nel Mediterraneo
Erano salpati nella notte da Tajoura, subito a est di Tripoli, diretti verso l’Italia. Ma sabato pomeriggio un barcone in legno con a bordo circa 120 migranti, tra cui donne e bambini, si è rovesciato in zona di soccorso libica, a settanta miglia dalla costa africana, dopo aver imbarcato acqua per ore a causa del mare mosso. La Guardia costiera italiana, insieme a due navi commerciali, ha salvato 32 naufraghi, in maggioranza egiziani, pakistani e bengalesi, tra cui un minore non accompagnato. Sono stati recuperati due cadaveri e al momento ci sono oltre settanta persone disperse. “Siamo partiti in 110”, raccontano alcuni dei 32 sopravvissuti, giunti a molo Favarolo a Lampedusa dopo essere stati soccorsi in acque Sar Libiche.
I migranti superstiti sono rimasti in mare aperto per diverse ore prima di essere soccorsi: alcuni hanno cercato di salvarsi aggrappandosi allo scafo capovolto. A individuarli è stato un velivolo della Guardia costiera in ordinario servizio di pattugliamento. I primi a intervenire, lanciando zattere di salvataggio, sono stati i mercantili Saavedra Tide e Ievoli Grey, che si trovavano nelle vicinanze: domenica mattina Ievoli Grey ha trasbordato i 32 superstiti e due salme sulla motovedetta CP327 della Guardia costiera, che li ha poi accompagnati a terra a Lampedusa. I sopravvissuti, tutti in stato di forte choc, sono stati sottoposti a controlli medici e rifocillati: verranno ascoltati nelle prossime ore.
Secondo l’Oim, l’agenzia delle Nazioni Unite per le migrazioni, dall’inizio del 2026 almeno 725 migranti hanno perso la vita o risultano dispersi nel tentativo di attraversare il mare. “Nel giorno di Pasqua, che per molte persone rappresenta un tempo di rinascita e speranza, ci troviamo invece a piangere nuove vite spezzate al largo della Libia”, commenta in una nota la ong Save the Children. Ancora una volta, uomini, donne e bambini hanno affrontato un viaggio disperato verso l’Europa, e ancora una volta il Mediterraneo si è trasformato in un confine di morte. Il team di Save the Children presente a Lampedusa è operativo per garantire una risposta immediata ai bisogni dei sopravvissuti, tra cui un minore”.
“Anche a Pasqua ci raggiunge la notizia di dispersi e morti nel centro del Mediterraneo. Uomini, donne e bambini per i quali la Pasqua non ha significato vita, ma morte”, è la riflessione di monsignor Gian Carlo Perego, arcivescovo di Ferrara e presidente della fondazione Migrantes. “Speriamo”, auspica, “che l’Europa alzi gli occhi sul Mediterraneo e finalmente tuteli chi richiede asilo, con una missione europea e la cessazione degli accordi con la Libia, dove chi ferma e trasprota nei campi le persone in fuga sono gli stessi che lucrano mettendoli in mare”.