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 2026  aprile 05 Domenica calendario

Intervista a Paola Barale

«Un’ex showgirl in pensione». Così aveva iniziato a farsi chiamare Paola Barale. Senza rancore («è solo senso pratico») aveva accettato l’evidenza: da tempo non c’erano grossi ingaggi da conduttrice per lei, ma solo progetti più piccoli, se pur appassionanti. «Tra poco compio 60 anni, non sono una sgarzolina». Poi, quella chiamata inaspettata: Paola Perego l’ha voluta al suo fianco per condurre, da ieri, Citofonare Rai2, al sabato e alla domenica mattina. «La padrona di casa resta lei: il programma nasce da una sua idea ed è lei ad averlo portato al successo – precisa Barale – ma le sono immensamente grata».
Dunque, bentornata.
«Mi sento emozionata come se fosse la prima volta: in fondo si tratta di un nuovo inizio, dopo un anno in cui si sono chiuse fasi importanti della mia vita».
Si riferisce alla recente perdita di sua madre?
«È mancata l’anno scorso. Gli ultimi anni della malattia sono stati così pesanti che preferisco immaginarla in un posto migliore, piuttosto che dolorante nel letto. Il lutto non è semplice ma il fatto di aver vissuto lontane mi aiuta perché non ho oggetti, o abitudini comuni, che mi ricordano di lei. Tengo la sua foto sul comodino: ci parlo, le sorrido».
E se questa conduzione fosse una sua ultima carezza?
«Mi piace pensare che dietro ci sia lo zampino di mamma: sapeva quanto ci tenessi. Certo, all’inizio, era preoccupata perché non avevo nemmeno 20 anni e l’ambiente era pieno di insidie. Poi però mi ha sostenuto: veniva ai miei spettacoli, gioivamo insieme».
Sembra grintosa, lo è sempre stata o ha imparato a esserlo?
«Nella mia vita non sono mancate situazioni pesanti e lì o ti piangi addosso o cerchi di capire come trasformarle in insegnamenti. Più che grinta ho capacità di accettazione: mi godo il qui e ora».
Una sua debolezza?
«Ho capito tardi che per stare bene non dovevo per forza essere in coppia. Oggi sono single, anzi, libera e felice. Combatto però ancora contro le aspettative degli altri: mi condizionano e mi spaventa questa corsa forsennata al giudizio, a dover dire subito cosa si pensa dell’altro».
È nata a Fossano. Com’è stata la sua infanzia?
«Bellissima. Ero libera, andavo a scuola da sola, passavo dalla panettiera a comprare la brioche tutti i giorni, vivevo sugli alberi. Era una vita semplice e tranquilla, gli unici scossoni erano le sgridate di mamma: mi dava della ribelle, ma non ero affatto così. Ero solo una ragazzina aperta e chiacchierona, che al mare, dopo 10 minuti, conosceva tutta la spiaggia. Volevo la moto e quando mi sono fatta il tatuaggio mio padre si arrabbiò molto, perché era “da carcerati e banditi"».
E a scuola?
«Facevo appena più del minimo sindacale. Mamma mi spingeva sempre a essere in competizione con gli altri, ripetendo: “Lei è più brava di te”. Magari era vero, ma come risultato otteneva l’opposto: dato che gli altri erano sempre migliori, allora tanto valeva fregarmene dei voti».
Il confronto – stavolta con Madonna – le aprì le porte della tv: le pesava la somiglianza?
«Quando andavo in disco e cantavo le sue canzoni in playback, vestita come lei, mi sentivo abbastanza male. Quell’etichetta non mi è mai piaciuta ma l’ho cavalcata e si è rivelata la mia fortuna: Mike mi prese a La ruota proprio per il mio aspetto».
Oggi a La ruota della fortuna c’è Samira Lui, ma guai a chiamarla valletta. Il suo è davvero un ruolo diverso?
«Sì: io non avevo tutto quello spazio. Samira, oltre che bellissima, è molto brava e brillante: non è una valletta anche se a volte si tende a trattarla così. Si potrebbe pensare a un tabellone che si accende da solo, e valorizzarla in un ruolo diverso, ma a quanto pare il format non lo permette. Bravissimo anche Scotti: non fa rimpiangere la vecchia Ruota».
A Buona Domenica usava abiti firmati, anziché quelli del costumista, dettando le mode del momento. Era copiatissima. Un’influencer ante litteram?
«Lo sono decisamente stata e con il senno del poi avrei pure potuto giocarmela meglio e fare molti più soldi. Mi aiutava anche il fisico: e dire che all’epoca non mi piacevo. Tra i difetti che mi pesano ancora c’è il fatto di non essere alta: “solo” 1,67».
Sulla sua assenza alla conduzione circolano molte leggende: cos’è successo?
«Non lo so. Dopo Buona Domenica effettivamente il telefono non ha suonato per un po’. Non credo di aver pestato i piedi a nessuno, al massimo avrò detto dei no che non sono piaciuti».
Ha sempre rivendicato la sua libertà, compresa la scelta di non avere figli. Conferma?
«So di essermi persa delle gioie, però non posso dirmi pentita. I figli sono anche una responsabilità e visto come sta andando il mondo mi spaventerebbe troppo averne… I conflitti tra genitori e figli sono sempre esistiti ma oggi sono impregnati di rabbia».
È vero che preferisce le situationship alle relazioni stabili?
«Certo, e non vuol dire che non credo più nell’amore: se c’è, il sesso è insuperabile. Però non esiste solo quel modo di vivere l’intimità. Crescendo, poi, si diventa più esigenti. Prima desideravo dormire al fianco del mio compagno, oggi no. Nel letto è ammessa solo Rosita, il mio cagnolino».

Ha detto: “Butto in faccia la verità, non perdono facilmente": la lista degli imperdonabili è più lunga tra i colleghi o gli amici?
«Non farò nomi ma è un bel minestrone perché più la persona è cara, più cocente è la delusione. In generale non sono per il perdono gratuito: non fa crescere, anzi, spinge alla reiterazione dell’errore. Ha senso concederlo solo se l’altro è consapevole del suo valore». —