La Stampa, 4 aprile 2026
MuskEconomy
L’uomo più ricco del mondo, Elon Musk, parla sempre di più di robot umanoidi, taxi senza conducente, fabbriche sulla luna. Un po’ meno di auto elettriche, che pure rappresentano tuttora le fondamenta del suo impero. Il patrimonio del superricco ammonta a 839 miliardi di dollari secondo la lista annuale di Forbes, è pari a 636 miliardi secondo il Bloomberg Billionaires Index aggiornato al 2 aprile 2026.
Con pacchetti retributivi basati su azioni e incassi dalle società di punta, Elon Musk ha visto finora il suo bottino crescere principalmente attraverso Tesla e SpaceX. Circa il 70% dei ricavi della compagnia di e-car viene ancora dalla vendita di auto elettriche ma l’inizio del 2026 è stato il più debole registrato nell’ultimo anno.
Tesla ha consegnato 358.023 veicoli nel primo trimestre 2026, il 6% in più rispetto all’anno precedente – ma meno dei circa 370mila che gli analisti si aspettavano. In più, cresce lo squilibrio tra produzione e domanda, con 50.363 vetture pronte ma rimaste in magazzino, il divario più ampio degli ultimi quattro anni. Dan Ives di Wedbush Securities, uno dei più accesi analisti del titolo, specializzato in valutazioni del Tech e che un anno fa aveva previsto che il valore sarebbe raddoppiato nei 12 mesi successivi, ha parlato di un inizio anno «underwhelming», cioè deludente e al di sotto delle aspettative. Wall Street ha risposto con una caduta del 5,4% in una sola seduta. Non è un crollo, ma è un segnale.
Il problema non è che Tesla venda poco. È che vende meno di quanto dovrebbe in un momento in cui chi la possiede sta spendendo come mai prima. Per il solo 2025, la società ha annunciato investimenti in conto capitale di circa 20 miliardi di dollari – il doppio rispetto alle attese di mercato – da destinare all’intelligenza artificiale, ai robotaxi e a Optimus, il robot umanoide che Musk descrive come il prodotto più trasformativo della storia umana – progettato per compiere principalmente compiti ripetitivi e noiosi. A fine 2025, Tesla disponeva di 44,1 miliardi di dollari in cassa: una riserva costruita grazie ai margini dell’automotive, che permette all’azienda di autofinanziarsi senza chiedere soldi al mercato.
In altre parole, ogni Tesla venduta oggi finanzia il futuro che Musk vuole costruire domani. I 4,54 miliardi spesi in ricerca e sviluppo nel 2024, il supercomputer in Texas, i robotaxi già operativi ad Austin e nella Bay Area, il progetto Terafab per produrre chip proprietari – tutto passa per la cassa generata dalle vendite di automobili. Quella cassa non può prosciugarsi. Anche perché da lì non dipendono solo le aziende ma anche il tesoro personale di Musk. Il ceo percepisce un compenso interamente agganciato al valore di mercato di Tesla. Secondo il Form 4 depositato in Sec il 7 novembre 2025, detiene 519 milioni di azioni dirette, a cui si aggiungono 413 milioni attraverso un trust revocabile – una quota complessiva che lo rende il primo azionista individuale della società. Quando il titolo scende, la sua ricchezza evapora in tempo reale. Agli inizi del 2025, mentre Tesla perdeva il 27% in borsa, Musk ha bruciato quasi 90 miliardi di dollari di patrimonio in meno di due mesi. E nell’ultimo anno il titolo ha perso il 19,82% del suo valore.
Negli ultimi tempi, però, il peso del portafoglio si sta ridistribuendo. SpaceX – di cui Musk possiede una quota tra il 42 e il 54% – è diventata la stella privata. Secondo Bloomberg, la società punta a una valutazione superiore ai 2mila miliardi di dollari nella sua Ipo, prevista per giugno. Sarebbe la quotazione più grande della storia, con circa 75 miliardi raccolti, quasi il triplo dell’Ipo di Saudi Aramco nel 2019. A quella cifra, SpaceX varrebbe più di Tesla e Meta messe insieme, superata nell’S&p 500 solo da Nvidia, Apple, Alphabet, Microsoft e Amazon. I proventi andrebbero a finanziare data center nello spazio e, nelle intenzioni dichiarate di Musk, una fabbrica sulla luna. Ma anche il patrimonio personale del ceo. Wolfe Research stima che la produzione di Optimus inizierà solo verso fine 2026 e che non è atteso un contributo significativo ai ricavi prima del 2027. Per il robotaxi, lo stesso analista prevede perdite operative di circa 500 milioni di dollari nel 2026 e il pareggio solo nel 2027, con ricavi che potrebbero avvicinarsi ai 30 miliardi entro il 2030. Finché quei numeri restano proiezioni, le vendite di auto elettriche rimangono la principale fonte di cassa capace di reggere tutto il resto. Anche a questo serve quotare SpaceX.