il venerdì, 6 aprile 2026
Che cosa (non) legge Trump
«Amo leggere, quando ne ho la possibilità». «Sono arrivato a una conclusione. Non legge». La prima l’ha detta Donald Trump. La seconda, uno degli uomini che lo conosce meglio, Tony Schwartz, il ghost che sta dietro l’unico libro che, forse, Trump abbia mai letto in tutta la sua vita dall’inizio alla fine. Quello firmato da lui, la sua “autobiografia”, The Art of the Deal. Schwartz ricorda quando nel 1984, convinto dai soldi che gli offrivano, accettò di scrivere la storia di Trump. «Mi resi subito conto che non ce la faceva a concentrarsi» ha spiegato. Schwartz rinunciò alla classica forma dell’intervista e si mise a seguire Trump come un’ombra per i successivi 18 mesi. Il risultato è il libro che oggi rimpiange di aver scritto, quello che ha cementato l’idea dell’affarista geniale e sbruffone, che ha portato Trump prima in tv, con The Apprentice, e poi a una delle più incredibili avventure politiche della Storia. «Se Trump dovesse diventare presidente, ci condurrà alla fine della civiltà», aveva detto Schwartz prima delle presidenziali 2016. Sappiamo com’è andata. A parte tardivi pentimenti e rimorsi, ciò che qui interessa è altro. Trump, secondo Schwartz, non riesce a fissare a lungo la sua attenzione su qualcosa o qualcuno. Quindi, «non legge».
A tutto schermo
Ci sono politici scrittori. La monumentale Storia della Seconda guerra mondiale valse a Winston Churchill il Nobel per la letteratura del 1953. Ci sono politici lettori. Prima di ogni estate, Barack Obama pubblicava la lista dei libri che si sarebbe portato al mare. E ci sono politici che non sono né scrittori né lettori, come Trump, e la cosa non pare essere un problema, almeno in termini elettorali. Sappiamo che il presidente è da sempre un avido consumatore di tv. Trascorre davanti allo schermo tra le quattro e le otto ore ogni giorno. Quando gli affari di governo lo reclamano, la tv resta accesa, silenziata. Non sarebbe un problema compilare una mappa dei programmi Tv prediletti, o detestati, dal presidente. Il preferito è Fox and Friends. Il più odiato, il Jimmy Kimmel Live!
La Bibbia e Lui
Più difficile è appunto costruire una mappa delle letture di Trump. Ci si deve affidare a battute estemporanee, citazioni dubbie, discorsi improvvisati. Il risultato è un caotico affastellarsi di titoli, nomi, parole, cui è difficile dare un senso ma che è forse il senso prevalente dell’America di oggi. In un’intervista tv del novembre 2021, alla domanda sui suoi due libri preferiti, Trump non aveva dubbi: The Art of the Deal e Surviving at the Top. Manco a dirlo, quelli che ha “scritto” lui. Interrogato sullo stesso tema nel 2016, aveva invece spiegato che The Art of the Deal e la Bibbia erano i prediletti. Nel 2021 la Bibbia era dunque soppiantata da Surviving at the Top, continuazione – più cupa, crepuscolare, segnata dal divorzio da Ivana e dai rovesci finanziari – di The Art of the Deal. Trump voleva intitolarlo Everybody Hates a Winner, “tutti odiano un vincitore” ma all’editore, Random House, non parve una buona idea, considerato che tra il 1985 e il 1994 le finanze di Trump subirono la più catastrofica débacle nella storia del fisco Usa. Come ghost fu ingaggiato un giornalista di Newsweek, Charles Leerhsen, che accettò per le stesse ragioni di Schwartz. «Trump, per me, è stato una sorta di Re Mida» ha spiegato Leerhsen: «Non gliel’ho mai detto per timore che pensasse gli consigliassi di entrare nel settore delle marmitte». King Midas Muffler è un’azienda americana che offre ricambi auto.
Cina che passione
Oltre alle sue due creature, Trump ha spesso detto di privilegiare libri di storia, di politica e geopolitica e di cosiddetto self-improvement. Ha per esempio una gran passione per la storia cinese. The Art of the Deal è chiaramente modellato su L’arte della guerra, il trattato di strategia militare scritto nel V secolo a.C. dal generale Sun Tzu. Le letture di tema cinese – spesso citati On China di Heny Kissinger, e Mao. The Unknown Story di Jung Chang e Jon Halliday – lo hanno portato ad affermare di “conoscere la Cina”: «Ho fatto un sacco di affari con la Cina. Conosco la testa dei cinesi», ha affermato Trump quando era ancora, e solo, un uomo d’affari.
Per la politica, il presidente privilegia i libri che raccontano le disgrazie dei suoi avversari – in particolare Hillary Clinton e Barack Obama – e si accaniscono contro la sinistra, il socialismo, la balla del complotto russo e la perdita dei valori della vecchia America.
Manuali per vivere meglio
Negli anni, Trump ha consigliato diverse opere che parlano bene di lui. Tra queste: The Trump Century di Lou Dobbs, The Return di Dick Morris e Trump. America First di Corey Lewandosky, tutti alleati di Trump, tutti pronti a celebrarne il mito. Il presidente si è trovato anche a lodare l’opera della senatrice dell’Iowa, Joni Ernst, poeticamente intitolata Daughter of the Heartland; l’esaltazione del nazionalismo dI Richard Lowry; e poi Triggered, l’atto d’accusa che il figlio Donald Jr. ha lanciato alla sinistra che secondo lui vorrebbe censurare il mondo. In mezzo a tutto questo ha comunque trovato spazio Il principe di Machiavelli, classico che, a detta di Trump, «può essere applicato alla leadership e alla politica di oggi».
Il presidente sembra apprezzare anche i libri che insegnano a vivere meglio. Ne ha citati spesso due: Talent is Overrated del columnist di Fortune Geoff Colvin, ode al duro lavoro che, più del talento, porta al successo; e The Harder You Work, The Luckier You Get di Joe Ricketts, uomo d’affari che ha contribuito con oltre due milioni alla sua campagna elettorale del 2020. Trump non pare essere invece un grande lettore di romanzi. Ce n’è uno che però cita continuamente – anche in una recente intervista a Megyn Kelly – come “il più grande libro di tutti i tempi”. Si tratta di Niente di nuovo sul fronte occidentale di Erich Maria Remarque, manifesto pacifista, atto d’accusa contro la follia della guerra – recentemente, qualcuno ha scritto che, se l’avesse letto per davvero, non sarebbe andato in guerra in Iran.
Si sono poi guadagnati le citazioni di Trump Ralph Waldo Emerson, la cui frase, “Quando cerchi di colpire il Re, devi ucciderlo”, è stata usata come minaccia contro i democratici che hanno fallito nell’impeachment; e Albert Einstein, spesso tirato fuori ai comizi o sui social per una frase che non ha mai detto. “Se i fatti non si adeguano alla teoria, cambia i fatti”.
Il buon pastore
In mezzo a questo blaterare un po’ a caso di libri, ce n’è probabilmente uno che non è citato a caso. Si tratta di The Power of Positive Thinking di Norman Vincent Peale, il pastore la cui chiesa di Manhattan la famiglia Trump frequentava la domenica. Conosciuto come “il venditore di Dio”, Peale è stato una guida spirituale per Trump, che lo cita spesso per la sua capacità di predicare la fiducia in se stessi come filosofia di vita. È quanto lui, in fondo, fa da sempre – si tratti di politica, affari o, appunto, libri. «Leggo ogni paragrafo. Leggo molto bene. Grande comprensione».