la Repubblica, 5 aprile 2026
Rabbia inglese contro l’Ue per denominazione della marmellata di arance
Attraverso la Manica è scoppiata la guerra della marmellata. Un conflitto commerciale, naturalmente, non con le armi in pugno. Anzi, più che commerciale, identitario. Perché da questa parte del canale, nel Regno Unito, è sempre esistita soltanto una marmalade: quella alle arance, per la precisione le arance amare di Siviglia, con cui i sudditi di Sua Maestà britannica la preparano da generazioni, una prelibatezza da gustare insieme al breakfast o al tè delle cinque del pomeriggio. Ma nel prossimo futuro i vasetti della deliziosa conserva dovranno contenere una precisazione, citrus marmalade, ovvero marmellata alle arance, in base ai nuovi accordi post-Brexit negoziati da Londra con l’Unione Europea. Che sarà mai, direbbe un europeo. Eppure, quella piccola aggiunta, “citrus”, offende i tradizionalisti inglesi e gli ultra brexitiani. Minacciando di scatenare per l’appunto una guerra.
Il fatto è che, in Gran Bretagna, c’è sempre stata una distinzione, lessicale più che gastronomica: marmalade indica la marmellata alle arance. Tutte le altre qui si chiamano jam, termine anch’esso traducibile in italiano con “marmellata” o “confettura”, ma che nella lingua di Shakespeare rappresenta qualcosa di diverso: le marmellate alle fragole, alle pesche, alle albicocche, prodotte con qualunque tipo di frutta, insomma, tranne che con le arance.
La diversa denominazione ha origine in decenni di accese discussioni fra Londra e Bruxelles. Il recente riavvicinamento fra Regno Unito e Ue, portato avanti dal governo laburista di Keir Starmer, che lo definisce «un vitale interesse economico per il nostro Paese», ha riacceso la disputa. In sostanza, in vari Paesi d’Europa (ma non in Italia), le confetture di ogni tipo di frutta possono chiamarsi “marmellata”, mentre finora per i negozianti e i cittadini britannici soltanto quella di arance poteva fregiarsi di tale appellativo: adesso anche loro devono adeguarsi e aggiungere “di arance” sulle confezioni, così come altri tipi di marmellata, per esempio alle fragole, potranno fregiarsi dell’ambita etichetta di marmalade. Un sacrilegio per gli amanti delle tradizioni.
Inizialmente sembrava che la modifica riguardasse soltanto l’Irlanda del Nord, dove dall’avvento della Brexit, per non inasprire le relazioni con la Repubblica d’Irlanda e ripiombare nelle tensioni della guerra civile conclusa dalla pace del 1998, esistono particolari norme commerciali. Ora però il governo Starmer ha rivelato che l’aggiornamento sarà esteso anche a Inghilterra, Galles e Scozia, non appena il nuovo accordo commerciale con Bruxelles entrerà in vigore, presumibilmente l’anno prossimo. Senonché, senza aspettare il 2027, è già partita la rivolta dei consumatori: l’etichetta marmalade non si tocca, è della marmellata alle arance e soltanto di quella, avvertono, senza bisogno di aggiungere altro. Un portavoce governativo cerca di calmare gli animi: «La marmellata britannica non cambia», ha dichiarato alla Bbc. «Si tratta di un semplice allineamento dei nostri prodotti ai mercati internazionali, per ridurre la burocrazie e facilitare i commerci». Sembrerebbe una tempesta in un bicchier d’acqua: o, come si dice da questo lato della Manica, in una tazza di tè. Ma non è chiaro come finirà. In fondo, la Rivoluzione Americana scoppiò con il provocativo lancio di 340 ceste di tè nel porto di Boston da parte dei ribelli. I tradizionalisti britannici faranno scoppiare una guerra con l’Europa, gettando in mare le confetture di fragole o pesche con la scritta “marmellata” sull’etichetta?