la Repubblica, 5 aprile 2026
Germania, agli arruolabili serve l’ok per espatriare
Sono i primi effetti della leva semi-obbligatoria introdotta dalla Germania dallo scorso primo gennaio. E già fanno discutere. D’ora in poi tutti gli uomini tra i 17 e i 45 anni dovranno chiedere un permesso alla Bundeswehr prima di lasciare il Paese per più di tre mesi. La norma nascosta nella nuova legge, che in teoria obbliga anche a chiedere il via libera all’esercito se la permanenza all’estero si dovesse prolungare, è stata scovata ieri dal quotidiano Frankfurter Rundschau e ha acceso un’enorme discussione sui social media. Su Reddit un utente ha chiesto ironicamente: «Ma quindi, se volessi emigrare, dovrei presentare una “richiesta di uscita permanente”?».
Una portavoce del ministero della Difesa ha confermato la notizia motivandola così: «Dobbiamo sapere chi si trattiene all’estero». Ma ha anche annunciato modifiche al paragrafo in questione, lasciando intendere, intanto, che le autorizzazioni partiranno quasi in automatico: «Siccome il servizio di leva attuale si basa esclusivamente sulla volontarietà, i permessi dovranno essere fondamentalmente concessi», ha sottolineato.
In realtà, la nuova leva tedesca non è del tutto volontaria: in determinate circostanze gli idonei potranno essere arruolati obbligatoriamente. Se lo richiedesse ad esempio una guerra, o una situazione di emergenza, oppure se non si trovassero abbastanza soldati per soddisfare gli obiettivi del governo (255-270mila effettivi entro il 2035 rispetto agli attuali circa 182mila). Anche se in quel caso il governo dovrebbe passare comunque attraverso un voto al Parlamento. Ieri la portavoce ha chiarito dunque che «specificheremo attraverso delle norme amministrative che l’autorizzazione sarà considerata concessa finché la leva non diventerà obbligatoria».
La norma in questione in realtà non è una novità assoluta. I paragrafi 2 e 3 del “Wehrpflichtgesetz” obbligavano già gli uomini in età da servizio militare a trasmettere una richiesta per viaggiare per lunghi periodi all’estero, ma solamente nel caso di situazioni di “tensione o difesa”, cioè di minaccia militare alla Germania. Adesso il paragrafo 2 è stato riscritto, e recita: «al di là del caso di tensione o difesa, vale il paragrafo 3», ossia quello della richiesta obbligatoria. L’obbligo di segnalazione, insomma, da adesso vale sempre.
La notizia rischia di alimentare l’impopolarità di un governo e di un cancelliere che contano ormai indici ridotti ai minimi. Da un sondaggio Deutschlandtrend del primo aprile è emerso che l’84% dei tedeschi è insoddisfatto del governo di Friedrich Merz. E soltanto il 21% sostiene di fidarsi ancora del cancelliere. Una tendenza che si sta riflettendo anche nelle indagini sui partiti: la Cdu/Csu è al 26%, tallonata da vicino dall’ultradestra Afd, al 25%. La Spd è al 12%, mentre i Verdi sono al 14%. Resta popolare la Linke, il partito di sinistra che aveva preso a sorpresa il 9% alle ultime elezioni, quando tutti l’avevano data per morta dopo la defezione di Sahra Wagenknecht. Nei sondaggi è stimata al 10%.