Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  aprile 04 Sabato calendario

Il British Council vuole cancellare i corsi in Italia

Do you spic English? Per quasi un secolo, il British Council è stato la porta degli italiani per imparare l’inglese, superare la Manica e vivere il sogno e il mito di Londra, della Gran Bretagna, della Royal Family e della metropolitana “tube”, di James Bond, del BritPop degli Oasis, dei Beatles e della Swinging London, lì dove nacque la minigonna e prima la libertà europea. Del resto, il nazifascismo in Italia l’ha combattuto pure la Bbc, con Radio Londra e il colonnello Buonasera. Mentre un anglofilo come Arbasino entrava e usciva dal British Council, di cui Manganelli era un pilastro, e Italo Calvino era l’eroe dei due mondi.
Ora, però, dopo ottantun anni di onorata carriera, sin dal suo arrivo in Italia nel 1945, il British Council si prepara a cancellare i corsi di inglese nel Belpaese, visti i pesantissimi tagli che dovrà apportare uno dei colossi del pericolante “soft power” britannico. Come dice una fonte informata dei lavori a Repubblica: «I corsi e gli esami di inglese saranno confermati fino a fine anno, poi non sappiamo cosa accadrà. E ovviamente ci saranno i tagli di moltissimi docenti». A quanto apprendiamo, il British Council, dal lontano 1934 incaricato da Londra di promuovere la cultura e l’istruzione britannica nel mondo, investirà le risorse maggiormente in eventi e partecipazioni culturali, a scapito dell’insegnamento della lingua, che invece si concentrerà nei Paesi meno sviluppati.
Brian Young, direttore per l’Italia del British Council, conferma a Repubblica: «C’è una proposta per chiudere il centro didattico del British Council in Italia ed è in corso una consultazione. Il British Council opera in oltre 100 Paesi nel mondo ma abbiamo un pesante debito da ripagare al governo britannico. Comprendiamo che la proposta di chiusura del nostro centro didattico in Italia possa essere motivo di preoccupazione per studenti, genitori e colleghi, ma gestiremo questo processo con trasparenza e attenzione. Il British Council continuerà a operare in Italia attraverso le attività legate agli esami e ai programmi culturali».
Questo perché il British Council si sta preparando alla mannaia dell’imminente rimborso di un prestito governativo di quasi 200 milioni di sterline risalente all’emergenza Covid, oltre ai tagli ai programmi culturali all’estero da parte del governo laburista di Keir Starmer. Secondo Politico, ci potrebbero essere almeno 400 licenziamenti tra Europa e Regno Unito, il 15% dell’attuale forza lavoro. A essere particolarmente colpita sarà proprio l’Italia. Su 150 posti nel Paese, 120 sono “coinvolti” – circa l’80% del totale. In Italia l’intera divisione didattica verrebbe chiusa e quella degli esami esternalizzata. «La scure sta calando», dice un anonimo dipendente, «sarà un massacro».
In passato, il British Council si autofinanziava in gran parte attraverso l’insegnamento della lingua inglese e gli esami, oltre alle sovvenzioni governative (circa 160 milioni all’anno). Oggi non è più così. Vista la vastissima offerta online, i corsi di lingua non fatturano più molti soldi, mentre eventi e festival culturali attraggono più denaro e soprattutto sponsor. Il prestito di 197 milioni di sterline del governo durante il Covid oggi è un fardello insostenibile, visti anche gli interessi annui di circa 14 milioni di sterline. Per questo il British Council sta vendendo anche alcune sue preziose opere d’arte, parte di una collezione di 9mila pezzi, che include quadri di Lucian Freud, David Hockney, Henry Moore e Tracey Emin.
Il British Council fu fondato proprio per contrastare fascismo e totalitarismo nel mondo attraverso l’impegno culturale. Oggi, invece, il ridimensionamento suo e del soft power britannico avviene proprio mentre autocrazie e dittature come Russia e Cina si stanno rafforzando in questo campo, e intanto crescono nazionalismi, populismi e disinformazione in Europa. Non solo. La Bbc ha annunciato tagli per centinaia di milioni al suo World Service e anche i programmi linguistici nel regno ricevono sempre meno fondi dal governo: il premier Starmer ha infatti tagliato anche le sovvenzioni per studiare il latino nelle scuole oltremanica, mentre un’università importante come quella di Cardiff ha dovuto chiudere il suo dipartimento di lingue straniere. Così, non bastasse la Brexit, la Gran Bretagna è sempre più un’isola.