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 2026  aprile 04 Sabato calendario

Cuba, grazia per oltre 2mila prigionieri

Non è una svolta ma un primo, decisivo passo verso un accordo con gli Usa. Cuba libera 2.010 detenuti: la più grande grazia concessa negli ultimi dieci anni. È il secondo provvedimento adottato da quando Donald Trump ha varato il decreto che nei fatti assedia l’isola, con un embargo energetico che sta provocando un collasso economico dell’isola. Il primo era avvenuto il mese scorso, con l’annuncio del rilascio di 51 detenuti grazie alla mediazione del Vaticano. Seguito giovedì mattina questo nuovo gesto, definito dal quotidiano ufficiale Granma «umanitario e sovrano».
Il governo non ha fornito dettagli sull’identità dei rilasciati, né se questi rientrino tra le centinaia di prigionieri politici denunciati dalle organizzazioni internazionali. L’Onu ha spesso condannato la repressione di Cuba, ritenuto il Paese con «il maggior numero di detenzioni arbitrarie al mondo». Secondo l’ong Prisoners Deferenders attualmente ci sono ancora 1.214 detenuti per motivi politici. È molto probabile che tra gli oltre 2.000 prigionieri liberati ce ne siano alcuni tra questi. Ma la certezza si avrà solo nelle prossime ore.
La repressione delle massicce proteste del 2021, con centinaia di giovani e giovanissimi incarcerati, molti condannati fino a 20 anni, rappresenta uno degli ultimi capitoli di questa infinita storia di rivolte sempre messe a tacere. Il governo si è limitato a dire che tra i rilasciati ci sono «giovani, donne, adulti con età superiore ai 60 anni».
L’operazione supera persino le storiche liberazioni di prigionieri come quella del settembre del 2015, quando Cuba e Usa firmarono l’accordo per la ripresa delle relazioni dopo un gelo di 50 anni. In quell’occasione il governo de L’Avana graziò 3.522 prigionieri alla vigilia della visita di Papa Giovanni Paolo II.
La nuova liberazione dei prigionieri è stata una delle principali richieste del Segretario di Stato Marco Rubio, impegnato nelle trattative avviate con Raúl Guillermo Rodríguez Castro – nipote di Raúl – scelto come interlocutore dagli Stati Uniti. Il Vaticano aveva fatto la sua parte ottenendo una prima ondata di rilasci e gli Usa avevano concesso, domenica scorsa, l’approdo nei porti cubani di una petroliera russa con 100 mila tonnellate di greggio.
Tuttavia, Trump aveva voluto spegnere ogni illusione. Ha continuato ad alternare le sue ambigue dichiarazioni tra minacce di invasioni e improvvise aperture. Lo stesso Trump aveva precisato che il via libera al cargo russo non rappresentava un cambiamento nella politica delle sanzioni e che il permesso di attracco alla Anatoly Holodkin era dovuto per «esigenze umanitarie». Due settimane prima era stato più sprezzante: «Per me sarebbe un grande onore prendere il controllo di Cuba. Posso farne quello che voglio».