corriere.it, 6 aprile 2026
Lago di Braies, soccorsi 5 turisti caduti nel ghiaccio
«Quando siamo arrivati sul posto c’erano ancora cento persone sulla superficie del lago con il ghiaccio che si scioglieva: il rischio era altissimo. Da un lato può far sorridere, ma dall’altro ci sarebbe da dire: siete matti? Fa cadere le braccia». Simon Feichter, 39 anni, da diciannove colonna del Soccorso Alpino dell’Alta Pusteria, non usa giri di parole per descrivere la situazione che ieri, domenica di Pasqua, ha trasformato un gioiello all’ombra delle Dolomiti in una potenziale trappola mortale.
L’allarme è scattato intorno alle 15, quando la crosta ghiacciata nella parte settentrionale del lago di Braies, fiaccata da temperature eccezionali per i primi caldi primaverili e da un’irradiazione solare implacabile, ha ceduto sotto il peso di due turisti minorenni. In un attimo, la sequenza del disastro: i ragazzi finiscono nell’acqua gelida, tre parenti si lanciano in loro soccorso, il ghiaccio cede nuovamente e scivolano nel tentativo di aiutarli. In un attimo, cinque persone si ritrovano a lottare contro l’ipotermia a pochi metri dalla riva. Solo l’intervento provvidenziale di alcuni passanti, che sono riusciti a estrarli dalle acque gelide prima dell’arrivo delle squadre di emergenza, ha evitato che il bollettino della giornata diventasse tragico.
«Siamo prontamente intervenuti anche noi, ma quando siamo arrivati sul posto i cinque turisti erano già stati portati in salvo – racconta Feichter -. Abbiamo prestato le prime cure per riscaldarli con le coperte termiche in alluminio e li abbiamo accompagnati ai mezzi di soccorso. Non è stato un intervento spettacolare, ma il pericolo sanitario era reale. Sotto il ghiaccio l’acqua tocca i 2-3 gradi, al massimo arriva a 5. Se non riesci a uscire subito, il rischio termico si aggrava in pochi minuti».
Mentre i tre feriti venivano trasferiti all’ospedale di San Candido, i soccorritori si sono trovati davanti a una scena surreale: una folla di visitatori, attirati dal meteo favorevole e dall’estetica da cartolina delle valli pusteresi, un hotspot ormai soggetto a overtourism, continuava a camminare sulla banchisa incurante di quanto appena accaduto. «C’era un sacco di gente sulla superficie fragile del lago e più di mille persone sulle passeggiate tutto intorno – riferisce il soccorritore -. La temperatura è alta: se c’è ghiaccio, si scioglie. È come una pallina di gelato al sole, ma non tutti lo capiscono. Forse qualcuno pensa che ci sia sempre uno smartphone vicino a dirti cosa fare».
Feichter scuote la testa di fronte alla richiesta di nuove norme o divieti. «Sono del parere che se regoliamo tutto finiamo in un ginepraio di regole in cui nessuno sa più cosa fare. Io sono un montanaro: se vado al mare e mi tuffo senza saper nuotare, non è colpa di chi non mi ha fermato con una bandiera rossa. Ci vuole logica, bisogna accendere la testa. Invece vediamo turisti distratti, inconsapevoli. Quattro anni fa, sempre a Pasqua, siamo intervenuti cinque o sei volte per incidenti con la stessa dinamica e di recente abbiamo dovuto estrarre dalle acque gelide persino una mamma con un neonato».
Anche l’appello dei vigili del fuoco è perentorio: la resistenza della superficie non è più garantita e l’irradiazione solare rende ogni passo un’incognita. In queste condizioni, anche per chi soccorre il peso dell’imprudenza altrui è enorme. «Per tirare fuori qualcuno devi accollarti il rischio di addentrarti nella stessa zona di pericolo – conclude Feichter -. Se non hai quattro metri di area ben ghiacciata sotto di te, finisci in acqua anche tu. La gente non ci pensa, vede il ghiaccio e va. Ma il buonsenso dovrebbe arrivare anche dove non arrivano i cartelli».