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 2026  aprile 05 Domenica calendario

Il boss camorrista Roberto Mazzarella è stato arrestato

Preparava una Pasqua in grande stile Roberto Mazzarella, il capoclan napoletano stanato poco prima dell’alba di ieri in un resort di lusso sulla Costiera Amalfitana. Nella cucina della villa le tracce di un banchetto imminente: colombe e uova di alta pasticceria firmate Iginio Massari, tagli di carne di altissima qualità pronti per la brace di Pasquetta. Ma c’era anche dell’altro: tre Rolex scintillanti e ventimila euro in contanti. Una latitanza dorata. Quando i Cacciatori Calabria dei carabinieri hanno infranto il vetro della porta finestra del resort per fare irruzione nel covo, l’orologio segnava le 4.45 del mattino. I militari avevano circondato quella struttura da mille euro a notte in cui erano certi si nascondesse il boss.
La dimora era un gioiello incastonato nella roccia: quattro camere da letto con vista sul mare e bagno privato, un ampio soggiorno, cucina attrezzata e solarium. Persino la discesa privata in spiaggia. Un luogo bello e isolato, il rifugio perfetto per trascorrere le vacanze con la famiglia. Quando è scattato il blitz il boss, capo di seconda generazione del clan che porta il suo nome, dormiva. Con lui c’erano la moglie e i due figli. Addosso, un pantaloncino e una maglietta neri. Appariva un po’ ingrassato rispetto alle foto segnaletiche del ministero dell’Interno che lo aveva inserito tra i quattro latitanti più ricercati. Ai piedi semplici calzini bianchi. Nessuna arma. Alla vista degli uomini in divisa non ha detto una parola: si è fatto arrestare in silenzio. Nel resort i carabinieri hanno sequestrato documenti falsi, smartphone e manoscritti di una contabilità su cui sono già stati avviati accertamenti.
Era latitante da un anno, ma scovarlo è stato un rompicapo. Mazzarella non usava cellulari e i suoi ordini viaggiavano solo attraverso il passaparola. Le indagini sono state una partita a scacchi, fatta di monitoraggio costante dei social e dei flussi economici dei suoi affetti più cari. Ma soprattutto di pedinamenti «vecchia scuola». Quando un familiare si muoveva da San Giovanni a Teduccio, i militari erano alle costole, ma i target usavano contromisure da spionaggio. Le auto dirette al covo, ai semafori, si fermavano col verde per far sfilare tutte le vetture dietro e ripartire solo al verde successivo. Alle rotonde invece i veicoli compivano due giri completi prima di svoltare, per stanare eventuali pedinatori. Ma alla fine il puzzle è stato ricostruito.
Per gli inquirenti Roberto Mazzarella, 48 anni, è il vertice di una delle cosche più potenti di Napoli, rivale storica dell’Alleanza di Secondigliano. Inserito nell’elenco dei latitanti di massima pericolosità, era ricercato dal 28 gennaio 2025 per un omicidio aggravato dal metodo mafioso. Al blitz hanno partecipato i Cacciatori, le Api di Napoli e la motovedetta della Capitaneria di Porto di Salerno per blindare il mare. Il delitto contestato risale al 15 settembre 2000: Antonio Maione fu freddato in una salumeria di San Giovanni a Teduccio da due sicari su uno scooter. Per l’accusa, Mazzarella fu il mandante e l’autista del mezzo. Una vendetta consumata a freddo: Maione era fratello di Ivan, l’uomo che nel 1995 uccise Salvatore Mazzarella, padre di Roberto. «Un colpo importante alla camorra e un segnale chiaro: lo Stato c’è», ha scritto sui social la premier Giorgia Meloni. Per il comandante generale dell’Arma, Salvatore Luongo, la cattura alimenta «la filiera della fiducia che dobbiamo sempre avere dai cittadini».