Corriere della Sera, 5 aprile 2026
Continuano le ricerche del pilota abbattuto sull’Iran
Intensi sorvoli di elicotteri e aerei americani che, con l’aiuto dei droni e dei satelliti, perlustrano le montagne brulle e rocciose nel sud ovest dell’Iran. Da terra le unità dei Pasdaran setacciano vallate, anfratti e pendii, hanno chiesto la collaborazione della popolazione locale.
A questo punto è caccia aperta per ritrovare l’aviatore americano il cui jet F-15E Strike Eagle (costo 100 milioni di dollari) è stato colpito venerdì dalla contraerea nemica: il pilota è stato subito recuperato dalle squadre di soccorso statunitensi arrivate a bordo di elicotteri, ma del suo navigatore ancora non c’è traccia. L’americano dispone di una radio e di un rilevatore gps, ma lui stesso sa bene che se li aziona rischia di attirare i suoi inseguitori iraniani.
È circolata l’ipotesi che sia ferito, oppure già catturato, ma se questo fosse il caso, come mai non lo mostrerebbero in catene a Teheran? In ogni evenienza, la sua sorte è già diventata un’arma di guerra. Per il regime degli ayatollah è la prova della sua perdurante capacità di combattere: smentisce la tracotanza del presidente americano e le sue dichiarazioni perentorie circa «l’annientamento» della forza militare iraniana. Donald Trump evita di parlarne, per lui il pilota disperso resta fonte di imbarazzo, mentre il presidente torna invece a minacciare la totale distruzione del sistema energetico iraniano se non verrà aperto lo stretto di Hormuz e non si negozia la pace alle sue condizioni.
A giudicare dalle immagini dei rottami dell’aereo diffuse dai media iraniani, gli esperti deducono che il velivolo è inquadrato nel 494esimo Squadrone della forza aerea Usa ospitata nella base britannica di Lakenheath, uno dei poli centrali della presenza militare americana in Europa. Delle ricerche sappiamo poco, nella zona dell’abbattimento americani e israeliani hanno sospeso le operazioni di guerra. E l’intelligence israeliana sta cercando di aiutare gli alleati. Ma il rischio che i voli a bassa quota facilitino la contraerea iraniana è alto. Già venerdì un elicottero Black Hawk è stato danneggiato dal fuoco da terra riuscendo comunque a fare rientro in una delle basi americane che si trovano in territorio iracheno, a poche decine di chilometri in linea d’aria dall’area delle ricerche.
Teheran offre una lauta ricompensa (secondo i media iraniani pari a 66 mila dollari) a chiunque contribuirà al ritrovamento del fuggitivo americano, che però deve essere «consegnato vivo». Il portavoce del parlamento, Mohammed Bagher Ghalibaf, che sarebbe il dirigente su cui Trump punta per il negoziato, non riesce a trattenere una battuta beffarda: «La brillante non-strategia di questa guerra è già stata degradata dal cambio di regime a: “Ehi, per favore, qualcuno può trovare il nostro pilota?”», scrive sui social.
Intanto continuano i bombardamenti. Secondo un comunicato reso noto dai comandi iraniani ieri pomeriggio, nelle ultime 24 ore il Paese aveva subito 206 attacchi in 13 province. Almeno 1.607 civili sono stati uccisi in cinque settimane di guerra. Ieri presa di mira anche l’università Shahid Beheshti nella capitale: segnalati danni ai dormitori femminili e al centro ricerca «Laser e Plasma» messo sotto embargo dall’Unione europea con l’accusa di cooperare con il programma nucleare.
Le bombe hanno centrato alcuni depositi nel porto di Bandar-e Charak e sfiorato la centrale nucleare di Bushehr uccidendo un addetto alla sicurezza e sollevando anche le preoccupazioni dell’Agenzia per l’Energia Atomica Internazionale.