Corriere della Sera, 5 aprile 2026
Meloni rientra dal Golfo: «Se va peggio, energia a rischio»
«Se qui la produzione o il transito di energia si contrae o addirittura si ferma, il prezzo aumenta per tutti, e se peggiora si può arrivare a non avere tutta l’energia che è necessaria anche in Italia». Così Giorgia Meloni motiva con un video sui social la sua missione prepasquale nei Paesi del Golfo, terminata ieri negli Emirati Arabi Uniti. Ultima tappa ad Al Ain, dopo Gedda (Arabia Saudita) e Doha (Qatar). Tre Stati in 36 ore. Obiettivi: dare solidarietà a partner commerciali sotto attacco dell’Iran e spingere sulla de-escalation della guerra, unico scenario possibile per sbloccare la navigazione dello stretto di Hormuz.
Energia, difesa militare e diplomazia: Meloni da quando è scoppiato il conflitto in questa regione è stata la prima leader europea a presentarsi, con la missione lampo scattata venerdì, nel Golfo. Per l’Italia è un modo anche per avanzare un «credito» con questi Paesi – ragionano analisti a conoscenza del dossier – quando la situazione, non certo subito, rientrerà nella normalità. E magari il Golfo dovrà scegliere dei partner da privilegiare. «Una cortesia istituzionale», «un gesto di attenzione» che probabilmente questo pezzo di mondo arabo si ricorderà.
«Qui si decide parte della nostra sicurezza e del nostro futuro economico: per l’Italia era giusto esserci. Non è solo politica estera, ma molto di più», nota infatti la premier a proposito di queste «relazioni solide» che sta coltivando con vista sull’Italia. La preoccupazione per l’aumento dei prezzi dell’energia, d’altronde, è stata una compagna di viaggio sempre presente. Un rovello che Meloni non è riuscita a lasciare a Roma prima di decollare e che ha ritrovato ieri notte, inalterato, al suo atterraggio. Ma con una serie di carte in più da spendersi in una seconda fase, quando scatterà il cessate il fuoco.
Una mossa, quella della presidente del Consiglio, arrivata in un periodo abbastanza turbolento dal punto di vista della politica interna e a pochi giorni dall’informativa che la vedrà protagonista giovedì in Parlamento dopo un silenzio durato quasi tre settimane.
A suggerirle altre rotte però sembra pensarci Matteo Salvini. Il vicepremier e leader della Lega è tornato a battere sulla necessità di riconsiderare in questo momento così delicato «le forniture di gas e petrolio dalla Russia». Un invito a Bruxelles, che precipita nella Capitale senza essere raccolto dagli altri partiti che sostengono il governo, da Fratelli d’Italia a Forza Italia. «Il governo italiano è in prima linea per aiutare famiglie e imprese, anche l’Europa faccia altrettanto», incalza Salvini che non cita, nemmeno en passant, la missione nel Golfo di Meloni.
Intanto quasi tutte le opposizioni attaccano la premier per questo viaggio. E le danno il «bentornata» a modo loro.
«Essere acriticamente subalterni a Trump ci sta causando solo danni», dice la segretaria del Pd, Elly Schlein. E il capogruppo dem al Senato, Francesco Boccia: «Vive di toppe, annunci e provocazioni. Non gestisce nessuna delle crisi in corso: arranca, insegue i problemi». Il collega del M5S, Luca Pirondini la chiama «operazione d’immagine». Nicola Fratoianni tratteggia Meloni in fuga «con il cappello in mano» davanti «a emiri e padroni del gas». L’altro leader di Avs, Angelo Bonelli, le ricorda le colpe del «suo amico Trump» davanti a questa situazione. Riccardo Magi, di +Europa, accusa il governo di «non avere una strategia». Matteo Renzi, capo di Iv, punge la leader con un pizzico di revanscismo: «Riparte dall’Arabia Saudita? Scelta intelligente, ma allacciamoci le cinture». Anche Calenda bolla la missione come «un’ottima iniziativa». Tommaso Foti, ministro degli Affari europei in quota Fratelli d’Italia, plaude invece a questa «scelta strategica». La premier è tornata ieri notte, passerà due giorni in famiglia e martedì è attesa a Palazzo Chigi per iniziare a lavorare sul discorso che pronuncerà in Parlamento. Tanti gli argomenti che dovrà affrontare: dall’energia al referendum, passando per le questioni che hanno travolto, a vario titolo, alcuni componenti della squadra di governo (Daniela Santanchè e Andrea Delmastro) e i vertici del ministero della Giustizia (Giusi Bartolozzi ormai ex capo di Gabinetto di Carlo Nordio). Ma tutto passa dalla congiuntura economica, che non conosce rimpasti né aggiustamenti politici.