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 2026  aprile 05 Domenica calendario

Ue, lettera dell’Italia e altri 4 paesi: "Tassare gli extraprofitti"

Una nuova tassa europea sugli extraprofitti energetici. La chiede, per conto dell’Italia, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e insieme a lui, a nome dei rispettivi Paesi, i ministri di Spagna, Germania, Austria e Portogallo. L’obiettivo è ottenere dalla Commissione europea una risposta comune per il contenimento dell’impatto della corsa dei prezzi dell’energia sui cittadini e sui conti pubblici. In una lettera inviata al commissario Ue all’Economia Wopke Hoekstra, i cinque ministri chiedono dunque un intervento coordinato di Bruxelles. I firmatari ricordano di aver «sostenuto e promosso misure per tassare gli extraprofitti delle imprese energetiche» e chiedono alla Commissione di sviluppare «uno strumento analogo a livello Ue, fondato su una solida base giuridica. Una soluzione europea rappresenterebbe un segnale per i cittadini dei nostri Stati membri e per l’economia nel suo complesso, dimostrando che siamo uniti e in grado di agire» e invierebbe «un messaggio chiaro: coloro che traggono profitto dalle conseguenze della guerra devono fare la loro parte per alleviare il peso sulla collettività». E ancora, si legge, agire insieme permetterebbe di «finanziare misure temporanee di sostegno, in particolare per i consumatori, e contenere l’aumento dell’inflazione, senza gravare ulteriormente sui bilanci pubblici». Quindi Bruxelles è invitata a «sviluppare rapidamente» lo strumento e a valutare «se e come i profitti esteri delle compagnie petrolifere multinazionali possano essere inclusi in modo più mirato» rispetto al precedente contributo del 2022. Lo choc energetico conseguente all’invasione russa in Ucraina portò la Ue a introdurre un contributo temporaneo di solidarietà delle compagnie. Il contesto che viviamo oggi, sostengono i cinque ministri, «presenta analoghe caratteristiche tecniche e fiscali» che possono giustificare il ricorso a uno strumento «simile», pur «senza pregiudicare le misure nazionali».
Una prima replica, interlocutoria, della Commissione arriva a stretto giro, mentre a suonare subito l’allarme sono le imprese che operano nella lavorazione, nella logistica e nella distribuzione dei prodotti petroliferi, raccolte nella sigla Unem. In una nota, l’associazione esprime «sorpresa e sconcerto» per l’iniziativa italiana «di tassare eventuali extraprofitti delle società energetiche». Quando invece, argomenta l’Unem, «necessario evitare ulteriori elementi di instabilità in un settore che si sta impegnando per garantire la sicurezza degli approvvigionamenti».
«Stiamo attentamente valutando, risponderemo a tempo debito» afferma un portavoce della Ue che ricorda come la Commissione lavori «a stretto contatto con gli Stati membri su possibili misure politiche mirate in risposta all’attuale crisi energetica». Quanto alla crisi del 2022, viene sottolineato «è importante tenere conto degli insegnamenti» di quando fu introdotta una contribuzione temporanea di solidarietà sugli extraprofitti. La misura europea, affiancata da interventi nazionali, ebbe applicazione disomogenea e tempi non immediati, con entrate variabili tra Paesi e difficoltà di attuazione che ne limitarono l’impatto nel breve periodo. Nel nostro Paese il gettito si fermò a 2,8 miliardi contro i 10 preventivati.
A criticare metodo e merito dell’iniziativa a Bruxelles del governo italiano è poi la segretaria del Pd, Elly Schlein: «Oggi Giorgia Meloni chiede all’Europa ciò che non ha avuto il coraggio di fare fin qui in Italia, tassare gli extraprofitti delle società energetiche. Ma serve una risposta strutturale: introdurre subito un tetto europeo al prezzo del gas come si fece nel 2022. E in Italia bisogna aumentare la quota di rinnovabili per poter scollegare il prezzo dell’energia elettrica da quello del gas. Per questo occorre semplificare gli iter autorizzativi e accelerare».