Corriere della Sera, 5 aprile 2026
«Poco cherosene». Voli, prime limitazioni
Uno dei principali fornitori di carburante per gli aerei segnala una «disponibilità ridotta» di cherosene almeno fino al 9 aprile in quattro aeroporti italiani. È quanto si legge in diversi «Notam», i bollettini aeronautici, relativi agli scali di Milano Linate, Venezia, Treviso e Bologna. La segnalazione di Air Bp Italia (del colosso Bp) non menziona quanto sta accadendo nel Golfo Persico. Contattata, la società non ha risposto alle richieste di chiarimento del Corriere. È il primo segnale di una gestione controllata dei volumi nell’aviazione, alla luce della crisi in Medio Oriente, mentre sul fronte automobilistico non c’è criticità.
I «Notam»
Dalle 5.30 del mattino del 4 aprile alle 23.30 del 9 aprile, allo scalo cittadino di Milano c’è una «disponibilità ridotta di carburante Jet A1 fornito da Air Bp Italia», si legge nel Notam. Per questo «i servizi di rifornimento per gli operatori contrattualmente collegati ad Air Bp Italia potrebbero essere soggetti a restrizioni».
Secondo quanto apprende il Corriere da fonti a conoscenza della situazione, i vettori clienti di Air Bp Italia possono appoggiarsi a un’altra società. I voli di Pasqua e dei giorni successivi sono al riparo. Ma con l’ultima nave carica di cherosene, partita dal Golfo Persico e in arrivo in Europa il 9 aprile, la situazione – nel continente – rischia di diventare delicata.
Le restrizioni
Più esplicito il bollettino emesso sull’aeroporto di Venezia che, nel comunicare la «disponibilità limitata» di cherosene, avvisa: «La priorità sarà data ai voli sanitari, ai voli di Stato e ai voli con durata superiore a 3 ore». Per tutti gli altri operatori «che effettuano voli con durata inferiore a 3 ore sarà applicato un quantitativo massimo di carburante pari a 2.000 litri per aeromobile». Per questo «si richiede ai piloti di calcolare una quantità di carburante sufficiente dall’aeroporto precedente per le tratte successive». Messaggio dello stesso tenore anche a Bologna e Treviso.
Save – la società che gestisce Venezia, Treviso e Verona – sottolinea che «le limitazioni di carburante non sono significative. Il problema è relativo ad un solo fornitore e negli scali del gruppo ne sono presenti altri che riforniscono la gran parte dei vettori. Comunque, nessuna limitazione è posta per i voli intercontinentali e per l’area Schengen ed è garantita l’operatività senza alcun allarmismo».
Duemila litri – stando ai calcoli forniti dai piloti – corrispondono a meno di un’ora di volo per Airbus A320 o Boeing 737, velivoli impiegati dalle principali compagnie low cost europee. Un’autonomia che, in assenza di rifornimento aggiuntivo altrove, non permetterebbe, per esempio, di volare da Venezia alla Sicilia. Il Corriere ha verificato la situazione anche negli altri aeroporti italiani, ma per ora non emergono criticità.
Le aviolinee
Sul fronte delle aviolinee il gruppo Lufthansa teme possibili ripercussioni. «Più a lungo lo Stretto di Hormuz resterà di fatto impraticabile, più la sicurezza degli approvvigionamenti di cherosene diventerà critica», ha detto Grazia Vittadini, responsabile per tecnologia, It e innovazione, in un’intervista a Die Welt. «Non prevediamo carenze di carburante nel breve termine, ma la situazione è in evoluzione», fanno sapere da Ryanair. Al momento i nostri fornitori di carburante possono garantire le forniture fino a metà-fine maggio. Se la chiusura dello Stretto dovesse protrarsi fino a maggio o giugno, non possiamo escludere rischi in alcuni aeroporti europei». Dietro le quinte decine di vettori europei e asiatici si preparano ad attivare da fine aprile i piani di emergenza. Che prevedono anche il taglio dei voli, del 5-10% se i flussi di cherosene non dovessero riprendere a maggio.