Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  aprile 04 Sabato calendario

Prodi e Renzi si dividono sulle primarie

Dal mondo del centrosinistra arriva un nuovo altolà al dibattito sulle primarie. A intimarlo è Romano Prodi. Il padre dell’Ulivo già nei giorni scorsi non aveva nascosto le sue perplessità, ma ieri, ospite di Sky Tg 24, è stato di una nettezza inequivocabile: in questo momento fare le primarie «sarebbe come farle per eleggere il capitano della Nazionale che va poi a perdere con la Bosnia».
Prodi critica il leader del M5S che ha invocato le primarie innescando il dibattito e la conseguente polemica: «Io non capisco perché Conte abbia fatto questa mossa che non può che mettere ancora più in crisi questa gara strana delle primarie anticipate. Prima si faccia la squadra, si discuta sulla tattica e sulla strategia e su quello che bisogna dare ai giovani che hanno votato per il No. Fare le primarie oggi senza pensare a questo significa aver perso».
Ci vuole logica politica, secondo Prodi, e questo «giochino pericoloso e deleterio» sul voto ai gazebo non ne ha: «Il governo è paralizzato e noi vogliamo cominciare a litigare sulle primarie?». E ancora: «C’è l’illusione di credere che la vittoria del No sia anche una vittoria politica». Quindi Prodi liquida la questione con una sentenza lapidaria: non c’è la persona giusta per vincere le primarie, perché, avverte, «se continua così ognuno è la persone giusta per perdere giacché una gara fatta oggi vuol dire litigare e lasciare spazio ai 5 gol della Bosnia».
Di parere opposto – ma non sarebbe la prima volta e, probabilmente, non sarà nemmeno l’ultima – Matteo Renzi. Ospite di L’aria che tira su La7, il leader di Italia viva spiega: «Le primarie si possono fare alla fine dell’anno se si vota a giugno, a inizio anno se si vota a ottobre». Renzi sprizza ottimismo: «Io dico che andranno a votare 3 milioni di persone, chi vince viene legittimato a portare avanti il suo programma. Da un lato abbiamo la Meloni sfiduciata dal popolo che si aggrappa con il Vinavil al Palazzo, dall’altra abbiamo un candidato o una candidata scelto dal popolo per costruire l’alternativa, come può andare meglio di così?».
Tra questi due estremi c’è Elly Schelin. La leader del Pd sospetta di chi allontana – o esclude – le primarie, perché teme che ci sia chi voglia metterla fuori gioco puntando a trovare un federatore, ipotesi, questa, che Prodi non esclude quando, sempre a Sky Tg 24, a domanda sull’ipotesi Bersani risponde: «Non ritengo che il federatore sia pronto in questo momento». Ma la segretaria del Partito democratico sa anche che per lei le primarie potrebbero rivelarsi una trappola congegnata per far vincere Conte. È il tempo dei sospetti e delle incertezze e non è detto che la direzione dem di lunedì 13 serva a fugare dubbi e tensioni. Anzi.
In tutto ciò nel Pd, mai veramente pacificato, si è aperta un’altra grana. Un pezzo importante del partito, a cominciare da Stefano Bonaccini, sponsorizza le parlamentarie per decidere i candidati alle Politiche del 2027. Cioè quelle che sono state ribattezzate «primariette» per scegliere i candidati di Camera e Senato. Nelle parlamentarie è ovvio che avrebbero la meglio i raccoglitori di consensi, a cominciare dagli amministratori locali. Sarebbe un modo per arginare il potere di scelta della segretaria sulle liste. Se una simile proposta venisse ufficializzata sarebbe complicato per Schlein dire di no. A meno che non si acconci a siglare patti preventivi con i capicorrente...